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Panico Totale arriva a ADIACENZE | Presentazione del libro a Bologna

“PANICO TOTALE Pisa Convention 1996 – 2000”
di Alessandra Ioalé

Presentazione
Mercoledì 18 gennaio 2017 ore 19.30
ADIACENZE
Vicolo Spirito Santo 1b
Bologna
Ore 19.30 incontro con l’autrice moderata da Pietro Rivasi
Ospiti: Dado e Draw

La carta creata da Officina ADIACENZE per l'evento

La carta creata da Officina ADIACENZE per l’evento

Panico Totale
1996 – 2000

Alessandra Ioalé, storica dell’arte, ha raccontato in un volume la storia di una delle più importanti e influenti manifestazioni che dal 1996 al 2000 ha raccolto tutta la cultura di strada italiana: Panico Totale.

Cinque edizioni raccontate con documenti dell’epoca, un ricchissimo apparato fotografico e un’introduzione storica, costruita grazie alle parole dei protagonisti, che di Panico Totale ripercorre la nascita, lo sviluppo e ne valorizza il retaggio.

“Panico Totale – Pisa Convention 1996 – 2000” di Alessandra Ioalé sarà presentato a Adiacenze. Con l’autrice anche i writer Dado e Draw della SPA crew di Bologna, moderati da Pietro Rivasi, stimato critico e curatore nonche socio della Galleria D406 di Modena.

In questa occasione Adiacenze ospiterà un’esposizione delle fotografie dell’epoca, unica testimonianza originale del passaggio dei writer invitati alle cinque edizioni di Panico Totale. Saranno inoltre proiettati due video: uno girato durante la quarta edizione della convention e l’altro invece che illustra i “pezzi” che alcuni writer toscani e bolognesi realizzarono a ridosso del ’97.

Questa prima edizione, a cura del collettivo Spectre, è limitata in 500 esemplari, numerati e firmati, con la riproduzione dell’illustrazione originale che Etnik, uno dei protagonisti di Panico Totale, realizzò per l’edizione del 1998.

Evento FB -> https://www.facebook.com/events/1205233899570310

Alessandra Ioalé – Storica dell’arte. Nata a Pisa, classe 1982. Dopo il periodo di studi in Storia dell’Arte Contemporanea, entra in contatto con i primi esempi di muralismo urbano e trova presto imprescindibile lo studio del Writing, su cui scrive saggi e articoli. Negli ultimi cinque anni collabora con artisti italiani e altri protagonisti culturali dell’arte urbana, curando personali e testi critici per alcune delle personalità oggi più attive e rappresentative del post-graffitismo e del muralismo urbano internazionale, e costruendo con loro il proprio percorso di curatrice indipendente e studiosa di tale disciplina.

Qui l’intervista all’autrice su Ziguline: http://www.ziguline.com/a-tu-per-tu-con-alessandra-ioale-a-proposito-di-panico-totale-e-arte-urbana/

Pagina FB del libro: https://www.facebook.com/panicototalepisa

BilBOlBul 2015. Un viaggio attraverso il fumetto d’autore

Ebbene sì, quest’anno mi sono decisa finalmente ad andare e perdermi nei meandri espositivi del BilBOlBul, il festival internazionale dedicato al fumetto d’autore, che ogni anno si svolge a Bologna dal 2007 a cura dell’Associazione culturale Hamelin. Come per le passate edizioni, un ricco programma non solo espositivo, ma anche di incontri con gli autori, workshop, e di proiezioni, accompagna il pubblico di qualsiasi età alla scoperta di questa affascinante e fresca disciplina, che nasce ibrida e sempre in evoluzione ponendosi aperta verso la sperimentazione di nuove forme di lettura/fruizione, di nuove tecnologie, di altri linguaggi artistici come il cinema d’animazione, assumendo quindi “forme sempre nuove e diverse, sia su supporto digitale che sul tradizionale supporto cartaceo”. 

Un programma che invita ad immergersi in quell’atmosfera magica di fermento creativo, a cui concorre certo la bellissima coreografia cittadina bolognese, in questo periodo avvolta dai profumi di castagne e pannocchie arrosto, agrumi e vin blulè, e da quell’aria natalizia che si respira sotto il portico monumentale della Chiesa dei Servi per la Festa di Santa Lucia, spandendosi poi per tutte le piazze, i vicoli, i passaggi e i portici storici, in cui sembrano nascondersi come pietre preziose le piccole e grandi nicchie della fermentazione fumettistica sorprendendoci appena ne varchiamo la soglia. Un festival la cui energia si concentra alla Biblioteca Salaborsa in Piazza Nettuno e coinvolge poi moltissimi spazi culturali, alternativi e istituzionali, gallerie, librerie, hotels, la Cinnoteca e il Cinema Lumiere.

Passeggiando (velocemente) quindi per la città e munita di guida ho cercato, nel breve tempo a disposizione e compatibilmente con gli orari degli spazi, di vedere la maggior parte delle mostre sparse, assaporando la magia generata dal dialogo intessuto nei diversi ambienti caratteristici dalle tavole originali o semplicemente la bellezza dei colori e dei tratti di quest’ultime messi in risalto da allestimenti minimali, e di cui vi parlerò brevemente attraverso le foto che sono riuscita a scattare.

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Per una pausa pranzo, caffé o cena consiglio fortemente il multispazio ristorante/pasticceria ZOO dove sembra paradossale ma possiamo goderci “In forma!”, la mostra dell’ultimo lavoro dell’illustratrice francese Anne-Margot Ramstein dedicato allo sport, proprio mentre mangiamo un buonissimo bagel o una deliziosa fetta di torta fatti in casa e rigorosamente bio! Una riflessione sulle relazioni che intercorrono tra corpo, movimento e spazio durante l’attività fisica, attraverso le forme e i colori che delineano la composizione dei corpi delle serie di figure sportive precise.

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42_Anne-Margot Ramstein

43_Anne-Margot Ramstein

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All’Accademia di Belle Arti troviamo invece A tratti, la mostra principale del Festival dedicata al fumettista riminese classe ’71, Giacomo Nanni, ripercorrendo l’evoluzione stilistica di un autore sperimentatore del linguaggio del fumetto, dell’illustrazione e dell’animazione nel segno della sintesi formale e compositiva. Troviamo tante serie di tavole originali dai primi racconti pubblicati da Canicola e dopo Coconino come “Cronachette”, passando per lavori recenti come “Vince Taylor n’existe pas”, fino ad arrivare alle tavole esposte per la prima volta, dell’ultimo suo lavoro “Prima di Adamo” nuovamente per Canicola.

34_Giacomo Nanni

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Una intima e delicata esposizione quella delle tavole originali di “Wislawa Szymborska. Si da il caso che io sia qui”, il nuovo lavoro della fumettista toscana Alice Milani fresco di pubblicazione per BeccoGiallo, a Les Libellules. In queste piccole tavole, giustapposte a parete omaggiando quelli che erano i divertenti e surreali collages della poetessa premiata con il Nobel nel 1996, Milani sfodera tutto il suo estro compositivo e coloristico per coinvolgerci nel suo racconto biografico attraverso una narrazione per ambientazioni di vita pubblica e privata ricche di particolari descrittivi affascinanti. 

28_Alice Milani

29_Alice Milani

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Ma passiamo adesso a farci un giro illustrato di Bologna, Tokyo e Lisbona nelle pagine dei diari di viaggio di Sara Menetti, del collettivo Mammaiuto, esposte a formare un’ideale itinerario a parete per conoscere le persone, i luoghi e le usanze caratteristici di queste tre città affascinanti attraverso le esperienze catturate dall’occhio attento di questa giovane fumettista e illustratrice bolognese e ritrasmesse col ritratto fresco e rapido dello sketch. La mostra a cura di dell’associazione culturale Kunstrasse è visibile fino al 13 dicembre alla Mirò Art Gallery.

Sara Menetti - Bologna

Sara Menetti – Bologna

Sara Menetti - Lisboa

Sara Menetti – Lisboa

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Arriviamo poi alla strada che fa angolo con Strada Maggiore per incontrare lo Spazio & in cui sono esposte serie e serie di tavole e disegni originali dei tre autori di punta della Casa Editrice Breakdown Press di Londra, il fumettista francese Antoine Cossé conosciuto per il suo graphic novel “Mutiny Bay, l’inglese Joe Kessler, cartoonist e art director della Casa e autore di “Windowpane” e Richard Short conosciuto soprattutto per le sue strisce a fumetti sul gatto Klaus di cui è uscito “Klaus Magazine 1”. Tra le più importanti case editrici inglesi è anche tra le più in fermento del panorama indipendente britannico non solo producendo materiale di giovani e promettenti autori dallo stile innovativo e traducendo in inglese alcune tra le opere più importanti manga gekiga ancora inedite in occidente, ma anche organizzando il Safari Festival di Londra.

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Ho concluso il mio viaggio godendomi una super retrospettiva del grande Magnus, il maestro del fumetto scomparso nel 1996 celebrato alla Fondazione del monte di Bologna e Ravenna in “Magnus e l’altrove. Favole, Oriente, Leggende” con una serie di tavole originali tratte dalle sue opere meno conosciute. Dalle prime illustrazioni degli esordi alle tavole delle saghe “I briganti”, “Le femmine incantate” e delle serie come “Le 110 pillole” e molte altre ancora.

Magnus e l'altrove - Le 110 pillole

Magnus e l’altrove – Le 110 pillole

“Magnus ha attraversato (e spesso mescolato) il nero e il comico-grottesco, la spy-story e l’avventura, il giallo e la fantascienza, il fumetto giornalistico “di realtà” e la favola orientale, l’erotico e il pornografico, il folklore dell’Appennino emiliano e il western: una varietà impressionante di geografie e generi del racconto popolare, interpretato di volta in volta con altrettanta poliedricità di stili grafici. […] Cifra comune della vasta produzione di Magnus è la ricerca di un Altrove, la dimensione senza tempo dell’Avventura, dove portare il lettore con la potenza affabulatoria del disegno e del racconto (“Bisognerebbe – diceva l’autore – scrivere con il compasso e disegnare col vocabolario”). Sempre in bilico tra un minuzioso realismo e la deformazione ironica del segno grottesco, nei suoi fumetti Magnus fa convivere in una sintesi perfetta mondi a volte lontanissimi.”

E con uno dei miti del fumetto italiano chiudo questo mio recap.. e al prossimo BilBOlBul!

 

10 anni di VIDEOART YEARBOOK a Bologna

Lo scorso mercoledì 8 Luglio è stata presentata nell’Aula Magna di Santa Cristina a Bologna la decima edizione del Videoart Yearbook dell’Università di Bologna. La rassegna, cominciata nel lontano 2006, si è contraddistinta come una tra le più importanti manifestazioni in campo videoartistico, proponendo ogni anno talenti emergenti e già affermati del panorama italiano. Fin dalla prima edizione infatti, in tempi non sospetti, si è dimostrata all’avanguardia sulle modalità di presentazione delle opere videografiche, non più proposte su piccolo schermo all’interno di uno spazio chiuso, ma all’esterno del Chiostro del Complesso di Santa Cristina proiettate su di un grande pannello.

Per festeggiare i suoi dieci anni, il comitato curatoriale composto da Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paquale Fameli, Paolo Granata, Silvia Grandi e Fabiola Naldi, sotto la guida del Professor Renato Barilli, ha proceduto a selezionare alcuni tra i nomi più interessanti comparsi nelle edizioni precedenti, molti dei quali hanno meritato di ricevere l’omaggio di una personale. Questa sfilata di autori di eccellenza riguarda Basmati, Filippo Berta, Michael Fliri, Giovanna Ricotta, Marcantonio Lunardi, Davis Venturelli, cui quindi si è concesso di comparire con opere di una lunghezza maggiore del solito, riducendo così a venti il numero delle presenze globali. Oltre ad essi infatti hanno catturato la mia attenzione le opere del duo CON.TATTO, di Casa a Mare, Audrey Coianiz, Antonio Guiotto e Anna Rossi.

Sia i video che le video-performance sono di forte impatto e originalità, anche nel rispetto di una incredibile varietà di soluzioni giocate sulla sperimentazione di ogni mezzo espressivo proprio della disciplina.

A far da padrino a questa edizione inoltre è Fabio Cavallucci, stimata personalità tra le più importanti del panorama museale nostrano odierno, che laureatosi proprio all’Università di Bologna, ha proseguito con prestigiose collaborazioni e impegni dirigenziali dalla Galleria Civica di Trento al Centro per l’Arte Contemporanea di Varsavia, fino ad arrivare oggi a ricoprire la carica di Direttore del Museo Pecci di Prato.

 

Videoart Yearbook 2014 | Marcantonio Lunardi News

Videoart Yearbook 2014
L’annuario della videoarte italiana. IX edizione

Lunedì 7 luglio 2014, ore 17,30
Complesso di Santa Cristina Bologna

La nuova opera firmata da Marcantonio Lunardi, “370 New World”, realizzata in collaborazione con la talentuosa compositrice greca, Tania Giannouli, che di questo lavoro cura in maniera impeccabile la colonna sonora, è selezionata al Videoart Yearbook 2014, l’annuario della videoarte italiana, importante manifestazione arrivata alla sua IX edizione, di cui di seguito è riportato il comunicato stampa ufficiale del programma previsto per la giornata di Lunedì 7 luglio, con presentazione e proiezione di tutte le opere scelte.

L’opera video “370 New World”, di cui QUI si dà notizie più approfondite, è realizzata in collaborazione con Toscana Film Commission e prodotta da ReaLab, e prosegue un percorso iniziato da Lunardi nel 2013 sul rapporto tra cittadini, cultura e istituzioni nel mondo occidentale, che oggi si concentra sul disfacimento di una società che sta preferendo la comunicazione digitale al contatto fisico, in cui le persone, assorte nella conversazione con i molti della rete, diventano spettatori passivi di ciò che accade nella realtà che li circonda.

Sulla figura di Marcantonio Lunardi rimando QUI all’intervista che Simone Rebora dedica all’artista sulla rivista Espoarte.

The new work signed by Marcantonio Lunardi, “370 New World“, produced in collaboration with the talented Greek composer, Tania Giannouli, that this work care the soundtrack, is selected in Videoart Yearbook 2014 Annual of Italian Video Art, an important event reached its IX edition, of which the following is the official press release of the program for the day Monday, July 7, with presentation and projection of all the works chosen.

The video work “370 New World,” which gives you more news HERE, is realized in collaboration with Tuscany Film Commission and produced by ReaLabcontinuing a speech begun in 2013 by Lunardi on the relationship between people, culture and institutions in the Western world, that today focuses on the disintegration of a society that is preferring digital communication instead of physical contact, in which people, engrossed in conversation with many of the network, they become passive spectators of what is happening in the world around them. 

About Marcantonio Lunardi, I refer to the interview HERE that Simone Rebora dedicates to the artist in the Espoarte magazine.

Comunicato stampa ufficiale

Videoart Yearbook 2014
L’annuario della videoarte italiana. IX edizione

Lunedì 7 luglio 2014, ore 17,30
Complesso di Santa Cristina Bologna

Fedele a una tradizione ormai consolidata, anche quest’anno il Dipartimento delle Arti celebra il culmine dell’estate con un evento culturale, presentando un ricchissimo programma fondato sulla videoarte. Questa forma tecnica ed espressiva è soltanto un minimo settore dell’amplissimo arco storico-disciplinare che il Dipartimento abbraccia, particolarmente nel nuovo assetto, ma si raccomanda per il ruolo sempre più rilevante che la videoarte ha assunto, fungendo da punto di confluenza di ogni altro genere e tecnica. Si può ben dire che oggi tutte le arti si concentrano nel video, così come in altri tempi avveniva per il dramma o per la musica.
Al solito, è stata cura degli organizzatori scegliere un testimone di grande valore a introdurre l’evento. Quest’anno la scelta è caduta su Carlo Terrosi, che da molti anni conduce una intensa attività promozionale e gestionale nel sistema delle arti, a Bologna e in tante altre sedi, alla testa di associazioni che portano nomi esemplari, quali Le macchine celibi e Lo specchio di Dioniso.
Dopo brevi saluti di autorità accademiche e di protagonisti della manifestazione, attorno alle 18,30 inizierà la proiezione dei ventotto video selezionati dal comitato critico, composto come negli anni precedenti da Renato Barilli, Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi. Come negli altri anni, se ne vedranno “di tutti i colori”, da mozziconi di inchiesta sociologica a gags dal sapore comico, per venire anche a creazioni di computer graphic, sempre più complesse e affascinanti.

Comitato curatoriale
Renato Barilli, Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi

Segreteria organizzativa
Pasquale Fameli, Vardiana Iannazzo

Ospite d’onore
Carlo Terrosi

Gli artisti
ANDRECO E MANUEL MORUZZI, ARMENIA, SERGIA AVVEDUTI, STEFANO BALDINELLI, NICOLA BALLARINI, ELENA BELLANTONI, FILIPPO BERTA, ENRICO BRESSAN, RITA CASDIA, CIRIACA+ERRE, CON.TATTO, ANDREA CONTIN, ELISABETTA DI SOPRA, FRANCESCA FINI, CHRISTIAN FOGAROLLI, PATRIZIA GIAMBI, ALDO GIANNOTTI, ANTONIO GUIOTTO, MARCANTONIO LUNARDI, MATTEO MEZZADRI, LAURINA PAPERINA, LORENZA PERAGINE, MARCO RAPARELLI, CORRADO RAVAZZINI E GIOVANNA RICOTTA, ANNA RISPOLI, DANILO TORRE, DEBORA VRIZZI, AXEL ZANI.

Cheap Green| Cheap Street Poster Art Festival @ Bologna

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Cheap Green
Un progetto di public art per le tabelle affissive in disuso
del Comune di Bologna

Paper Resistance, SZ ZS, Hyuro e una selezione di autori scelti attraverso una open call internazionale per un’azione partecipata di rigenerazione urbana attraverso la street art.

Realizzato grazie al sostegno del Comune di Bologna, Cheap Green è un progetto di public art che si sviluppa diffusamente all’interno delle mura cittadine, coinvolgendo ampie aree del centro storico in un processo di “rigenerazione urbana” che passa attraverso il recupero delle tabelle affissive in disuso. Pur caratterizzandosi per una sua peculiare identità, Cheap Green va a connettersi strettamente con Cheap, festival dedicato alla street poster art giunto quest’anno alla sua seconda edizione. In programma da marzo a luglio 2014, Cheap Green fa infatti inizialmente da anteprima al festival, per poi diventarne parte integrante a partire da maggio.

Cheap Street Poster Art Festival

Previsto a Bologna dall’1 al 10 maggio 2014, Cheap opera negli spazi pubblici urbani di 4 diversi quartieri cittadini: San Vitale, San Donato, Porto e Navile. La collocazione periferica dei luoghi di intervento, così come la stretta collaborazione con le Amministrazioni locali ed i cittadini caratterizzano fortemente l’identità del festival, che scommette con decisione sulle potenzialità della riqualificazione urbana attraverso l’azione creativa portata avanti attraverso l’utilizzo della carta, elemento centrale nella realizzazione delle opere.
Il festival si struttura in due sezioni, parallele ma complementari. La prima è incentrata su una serie di interventi site specific – uno per ciascun quartiere coinvolto – realizzati da street artist italiani e internazionali invitati direttamente dall’organizzazione del festival. La seconda utilizza lo strumento della Open Call – consultabile integralmente sul sito http://www.cheapfestival.it – per rivolgere un più ampio invito a tutti gli autori che vogliano misurarsi con il supporto carta in formato poster. In questo modo, è stimolata una dimensione partecipativa non più esclusivamente agita dagli street artist, ma anche da illustratori, fotografi e grafici, le cui opere selezionate verranno affisse, nei giorni di svolgimento del festival, in aree pubbliche ugualmente individuate all’interno dei quartieri coinvolti.

Cheap Green
L’intervento sul tessuto urbano attraverso l’azione creativa realizzata per mezzo del supporto carta è il principio fondante di Cheap Green, oltre a costituire la più immediata e diretta connessione con Cheap Festival. Presentato al Comune di Bologna come progetto a se stante per ridare vita creativamente alle tabelle affissive dismesse del centro storico, Cheap Green è pensato come un’installazione temporanea che si traduce in una serie di interventi site specific volti a recuperare, reinterpretandole, le potenzialità comunicative dei pannelli dislocati nel centro storico. Gestiti direttamente dall’organizzazione del Festival, gli interventi in cui si struttura Cheap Green costituiscono un vero e proprio “esperimento” – inedito per Bologna – di riappropriazione artistica dello spazio pubblico, portata avanti attraverso il lavoro congiunto di creativi, operatori della cultura e Associazioni attive sulle tematiche ambientali. Come suggerito già dal nome del progetto, è infatti proprio il “green” – inteso come stili di vita urbani sostenibili, impegno sul riciclo e coinvolgimento sull’utilizzo di energie rinnovabili con scarso impatto inquinante – ad essere stato scelto come tema centrale, in quanto presa di parola e tentativo di sensibilizzazione su un tema di interesse collettivo di sempre più urgente attualità.

Cheap Green – I intervento (marzo-maggio 2014)
Cheap Green prenderà il via a marzo 2014 e si strutturerà su due tranches di intervento. La prima coprirà il periodo marzo-maggio 2014 e interesserà 79 pannelli dislocati tra via Indipendenza, via Irnerio, via San Giuseppe, via San Giacomo e Piazza di Porta San Donato, via Zamboni, comprendendo quindi alcuni dei luoghi di maggior passaggio della città. Vera e propria preview di quanto succederà nel corso del Festival su muri più periferici, questa prima fase coinvolgerà in totale tre artisti, tra i quali saranno suddivise in due parti le ormai ex bacheche pubblicitarie: Paper Resistance ed il duo SZ ZS.

Poliedrico autore che sceglie proprio la carta come come mezzo d’espressione esclusivo, Paper Resistance è tra i più interessanti nomi del panorama italiano dell’illustrazione, oltre a rappresentare uno dei punti di riferimento più vivaci nell’ambito della grafica “underground” e dell’autoproduzione; è stato infatti, tra le altre cose, uno dei fondatori del collettivo inguine.net e dell’omonima rivista Inguine mah!gazine. È inoltre uno degli animatori del progetto Zooo Print&Press, collettivo di autori – che comprende nomi di primo piano nell’ambito della street art e del fumetto – che si occupa autonomamente della stampa delle proprie opere (http://www.zooo.org).
Paper Resistance ha realizzato anche diverse installazioni di carta su muro. Nel 2011 a Bologna, ad esempio, ha portato avanti, assieme all’associazione culturale Hamelin, un percorso laboratoriale sul racconto di sé che ha coinvolto i ragazzi dell’Istituto penale minorile P. Siciliani; i loro volti disegnati sono stati esposti sulle mura esterne dell’edificio, facendo da ponte comunicativo tra chi è dentro il carcere e chi si trova a passarvi davanti.
Il progetto pensato da Paper Resistance per Cheap Green Green si articolerà su 27 tabelle affissive collocate in via Indipendenza e in via San Giuseppe. Caratterizzati da campiture di colore – piuttosto inusuali per l’autore – su cui va ad innestarsi il peculiare segno lineare e “pulito” che rende inconfondibile il suo stile, i 27 poster andranno a formare una sorta di percorso “a stazioni” scandito dalle parole chiave più rilevanti nell’ambito semantico del green, rese visivamente attraverso il ricorso al sottile paradosso, caratteristico del suo lavoro.

L’altro protagonista della prima fase di Cheap Green è il duo SZ ZS. Giovanissimi, i due autori sono già attivi da qualche anno nell’ambito della street poster art. Nel 2012 hanno dato avvio al progetto Paperboy, che si sviluppa principalmente attraverso la scomposizione della figura di un ragazzo in una griglia compositiva formata da fogli A4; i singoli elementi-fogli sono affissi al muro in diverse combinazioni, che “giocano” con la superficie e il contesto ambientale dando vita a veri e propri mash-up corporei.
Il progetto di SZ ZS per Cheap Green coinvolgerà 52 tabelle affissive, dislocate in via Zamboni, via Irnerio, via San Giacomo e Porta San Donato. L’installazione site specific proposta in questa occasione segna un netto cambiamento di linguaggio del duo, che sospende temporaneamente il progetto Paper Boy per proporre una serie di poster che nascono dalla riflessione sul tema della produzione e dell’uso della carta. Punto nevralgico della struttura grafica utilizzata sono infatti i numeri che quantificano l’impatto ambientale dei poster stessi, calcolati grazie ad un tool utilizzato da Greenpeace (http://c.environmentalpaper.org/individual_target1), a cui fa da contrappunto uno sfondo costituito da un’instantanea fotografica delle bacheche prima dell’inizio del progetto.

L’azione messa in campo è quindi il tentativo di sensibilizzare i passanti fornendo loro non solo numeri attendibili sull’impatto ambientale, ma anche un metro di misura diretto e sensoriale sul tema a cui accedere in maniera immediata attraverso la propria percezione visiva.

Cheap Green – II intervento (maggio-luglio 2014)
Il secondo intervento di Cheap Green si svilupperà tra maggio e luglio 2014, andando ad intersecarsi con Cheap Festival tanto da diventarne parte integrante. L’operazione riguarderà quasi integralmente la zona universitaria, nel cuore del centro storico della città, coinvolgendo ben 64 pannelli di diverse misure. Coerentemente con la formula del festival, questa seconda parte del progetto prevederà il coinvolgimento di un artista “guest” in parallelo all’affissione di un insieme di opere selezionate tra le partecipanti alla Open Call. I 43 pannelli installati sul muro di cinta dell’autostazione – altro punto nevralgico della città grazie anche all’estrema vicinanza con la stazione ferroviaria – sono il luogo scelto per ospitare il progetto di Hyuro, street artist di origine argentina che vive e lavora a Valencia tra le più interessanti dell’attuale panorama internazionale. Caratterizzata da una forte predilezione per il disegno su carta, solo successivamente e in tempi relativamente recenti Hyuro approda alla street art. Contraddistinta da uno stile minimale che fa ampio ricorso alle tinte monocrome, la sua intera produzione artistica è percorsa da un delicato ma fermo spirito critico che si sofferma in particolare sull’identità femminile nella società contemporanea. in questo senso la strada si rivela essere il suo luogo di espressione ideale, in grado di intercettare un più ampio numero di persone. Maggiori dettagli sul progetto di Hyuro per Cheap Green saranno forniti più avanti. Prevalentemente nella zona universitaria, dove è compresa la maggior parte delle bacheche coinvolte nel secondo intervento di Cheap Green – 21 in tutto – saranno invece affisse le opere degli autori selezionati tra tutti quelli che avranno risposto alla Open Call lanciata a gennaio 2014, il cui esito verrà reso noto entro il 25 aprile sul sito http://www.cheapfestival.it. Più nello specifico, le aree coinvolte saranno via Zamboni, via San Giacomo e viale Masini. I poster, di formato 70×100 cm, potranno essere realizzati con le tecniche dell’illustrazione, della grafica vettoriale e della fotografia, rigorosamente in bianco e nero. Il comune denominatore tra stili e linguaggi diversi sarà appunto il tema del “green”.

Frontier – The line of style: Il libro | Presentazione al MAMBo di Bologna – Report di Alessandra Ioalè

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Lo scorso Giovedì 13 febbraio presso il MAMBo di Bologna si è tenuta la presentazione del libro “Frontier – the line of style”, terzo step del più ampio progetto curatoriale Frontier – La linea dello stile, per la valorizzazione artistica e l’approfondimento teorico e critico del writing e della street art. Progetto che nel 2012, con il supporto del Comune di Bologna e il contributo della Regione Emilia-Romagna, ha portato a Bologna tredici artisti di livello internazionale, tra i più rappresentativi di queste due discipline, quali: PhaseIIDaimDoesM-CityHonetRustyCuoghi CorselloDadoJoysEtnikEronHitnes e Andreco. Ognuno intervenendo, con opere site specific, su muri di grandi dimensioni e di forte impatto visivo appartenenti all’edilizia residenziale pubblica.
 
I curatori dell’intero progetto, Fabiola Naldi e Claudio Musso, sono davvero orgogliosi di presentare questo volume, di cui si evince forte e chiaro il carattere transdisciplinare dalle parole di Fabiola Naldi, che tiene a sottolineare il “carattere didattico e divulgativo del testo”. Esso contempla infatti tutta una serie di voci “appartenenti sia alle metodologie affrontate, sia alle dinamiche delle realtà stesse dei due movimenti, sia del writing che della street art.” Spiegando che “il testo parte da molto lontano, nel senso che non può non partire dalle Avanguardie di inizio ‘900, non può non partire da tutto un humus che appartiene principalmente al territorio italiano.” Il libro, continua, “è “schizofrenico”, come le due discipline, nel senso che […] il corpo iconografico appartiene a Frontier, ma non sempre i testi parlano di Frontier, possono parlare di molto altro. Si prendono la responsabilità di analizzare e approfondire delle tematiche che sono state molto poco approfondite.” Dal saggio di Jane Rendell, sulla sua critical spatial practice come metodo per la comprensione di progetti come Frontier, che hanno un approccio critico sia con gli spazi in cui intervengono che con le discipline coinvolte; a quello di Christian Omodeo, sul fallimento della politica odierna di controllo del writing, che visto come sintomo di un nuovo diritto alla libertà di espressione visuale nello spazio urbano, può diventare strumento per rivedere la connotazione visiva delle città di oggi e per il giusto inquadramento giuridico del movimento stesso. Inoltre viene presentata la ricerca di Claire Calogirou, che, basata sui primi Graffitisti in Europa, propone un’analisi antropologica del movimento, contestualizzando quella che è la collezione di Graffiti del MuCEM di Marsiglia, all’interno del quale si è svolta la ricerca; passando poi al saggio di Andrea Brighenti, che propone un’analisi sociologica delle motivazioni alla base del movimento del writing e della street art, spiegando il cambiamento di percezione di entrambi, nel momento in cui vengono assunti nei circuiti di valorizzazione differenziati e differenzianti; a quello di Dado, che presenta la sua tesi sulla disciplina del writing in tutta la sua complessità, un’arte con cui, attraverso la continua ricerca dello stile del segno del proprio nome, si comunica se stessi, l’individualità di un uomo, del writer; ed altri saggi ancora. La curatrice spiega che il lavoro svolto è stato quello da critico e storico dell’arte, e parte dalla necessità di operare una storicizzazione di un movimento come quello del writing (che fra quattro anni ne fa cinquanta di anni), affermando che, alla maggior parte dei libri pubblicati a livello internazionale, dichiaratamente iconografici, manca qualcosa di fondamentale: la riflessione.
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“Una riflessione fatta con una metodologia ben precisa, quella che noi abbiamo adottato per il progetto Frontier, quella della fenomenologia e, in qualche modo, quella legata all’osservazione della generazione; di come le generazioni nel mondo del writing e della street art, con le dovute differenze anagrafiche, si erano in qualche modo evolute indipendentemente dal sistema dell’arte, creando un sistema artistico, iconografico visivo totalitario, totalizzante, e impossibile da arrestare.” Una riflessione che, come dice la Naldi, è stata possibile elaborare nel tempo insieme ad alcuni artisti come Dado, Joys, Cuoghi Corsello, punti di riferimento ed amici per la curatrice. Ed è per ciò che da un lato, nel libro si affronta, con un approccio storico, una ricostruzione partendo dalla scena newyorkese degli anni Settanta fino ad arrivare ai giorni nostri, volendo fare un po’ d’ordine. Dall’altro invece ci si immerge nella parte più tecnica, più pratica e artistica, definita la terza parte di Frontier, incarnata nella figura di Dado, “uno dei punti di riferimento della nostra città, insieme all’altro grande capostipite, Rusty, e ancora Cuoghi Corsello ed altri.” Proprio partendo dalle loro figure, i curatori hanno voluto rendere omaggio alla città di Bologna, la prima città in Italia in cui inoltre è stata realizzata una retrospettiva, “grazie alla grande lungimiranza di un critico che aveva già detto che loro erano la nuova scena pittorica”, Francesca Alinovi, che “aveva già assaporato e sentito nell’aria che qualcosa stava cambiando” e che alla sua riflessione teorico-critica, hanno reso omaggio con la conferenza internazionale kon-FRONTIERt, ospitata anch’essa dal MAMBo lo scorso febbraio 2013, i cui contributi sono raccolti in questo volume.
 
“Ciò che a me interessa” continua la curatrice, “è capire come mai certe realtà, in qualche modo si sono innestate in questa enorme disciplina che è il writing, e che in qualche modo si è modificata, nel corso del tempo, diventando anche in alcuni casi street art. A me interessa dire […] che la street art nasce per una semplificazione iconografica e visiva inevitabile degli ultimi vent’anni. E proprio in quei decenni, in cui la street art in qualche modo abbassava i livelli visivi, e tentava una raffigurazione della città e della società, anche in maniera denunciatoria e critica, i writers si complicavano l’esistenza, e facevano un passaggio completamente inverso. Andavano nella complicazione della lettera, nella complicazione dello stile, diventando sempre più incomprensibili e quindi attaccabili. Questo è il motivo per cui molte volte il writing viene affiancato al concetto di vandalismo “grafico”.
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Un grande progetto insomma, che si costituisce di tre parti complementari e indipendenti: quella operativa di realizzazione delle opere murali; quella operativa di costruzione e mantenimento del sito web in continuo aggiornamento con nuovi percorsi, progetti collaterali e approfondimenti; ed infine quella teorica, che questo libro concretizza. Il duplice compendio per tutto quello di cui Fabiola Naldi ha tracciato in questa sede le coordinate, ma anche, come tiene a precisare Claudio Musso, un riconoscimento al lavoro di questi artisti, “che non sono soltanto street artist, ma artisti a tutto tondo, il cui approccio e i cui attacchi nello spazio pubblico, e il loro interagire nella socialità, hanno sì un elemento di forza, nel momento in cui agiscono su muro all’aperto, ma sono anche dei grandissimi amanuensi; conoscitori delle tecniche pittoriche, che realizzano lavori che molto spesso vanno al di là dell’intervento su muro, attraverso tecniche delle più varie, dall’incisione fino all’aerografo, e ad altre tecniche molto più avanzate.” Rendere merito anche a queste qualità, a cui prima, secondo il curatore, non era stato dato il giusto peso, è quindi un altro punto a favore di questo libro. Non rimane adesso che aspettare la prossima edizione di Frontier, a cui con nostro grande piacere stanno già lavorando.