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Leo Ex Machina | BAU porta nuove “macchine” ispirate al genio di Leonardo alla GAMC di Viareggio

Nel precedente articolo vi ho introdotto a una delle due mostre ospitate alla GAMC di Viareggio, in cui vi anticipavo già qualcosa sulla seconda mostra che approfondirò in questo articolo. Leo Ex Machina è una delle esposizioni più ampie, più curiose, più bizzarre che l’Associazione Culturale BAU abbia mai curato all’interno di un museo, portando per la prima volta in Versilia una serie di opere originali di personalità artistiche di fama internazionale della seconda metà del ‘900, grazie alla collaborazione del Museo Ideale “Leonardo da Vinci” diretto da Alessandro Vezzosi e della Collezione Carlo Palli di Prato, che hanno prestato le opere qui esposte insieme ai prototipi delle “macchine” ideati dagli autori coinvolti per il numero Dodici della rivista “BAU Contenitore di Cultura Contemporanea“.

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Il tema, come si evince dal titolo, è quello della macchina, che da sempre ha affascinato gli artisti contemporanei, dalle Avanguardie Storiche fino ad arrivare a Fluxus, alla Videoarte e alla Net Art, ispirando produzioni davvero singolari. E così vediamo le prime due sale dedicate a opere di artisti storici che si sono ispirati a Leonardo, ai suoi dipinti e alle sue macchine, dalle installazioni e il video TV-BOX di Nam June Paik, a “The third hand” di Stelarc, dall’opera “Dear Leonardo – Letter n.10” di Anna Banana, “Leonardo 5” di Pavel Schmidt e la “Palette” di Daniel Spoerri, al ritratto “Joconde – Orlan” di Orlan, finendo poi con i tre disegni “Zeichnungen zu Codices Madrid” di Joseph Beuys.

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L’esposizione nasce e sostiene visivamente l’idea alla base della realizzazione di BAU Dodici, che raccoglie e dialoga con l’eredità del genio leonardesco per affrontare questioni attuali e proporre soluzioni per migliorare, scuotere, risvegliare il nostro futuro, come i dispositivi contro la noia, la brutta musica e per organizzare e focalizzare i nostri pensieri, studiati dal collettivo ForA; l’opera prodotta dalla performance esplosiva di Giacomo Verde, la scultura realizzata da Vittore Baroni con parti e circuiti integrati di vari dispositivi elettronici; il disegno a parete “tank” di Carlo Galli fatto coi micro ritratti da lui rivisitati di Leonardo da Vinci per “Variazioni di stile” all’interno della rivista BAU Dodici; per non parlare poi del dispensatore di solletico a batteria di GianLuca Cupisti utile a “carezzare l’impegno profuso dall’universo nella sua continua espansione”!

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Nell’ultima sala infine ci vediamo presentati, chiusi in teche di plexiglas, i volumi/cofanetti delle precedenti undici edizioni della rivista BAU e su due pareti opposte tutte le opere contenute nel cofanetto della dodicesima edizione. Una mappatura visiva di tutto quello che le menti di oltre cento artisti italiani ed esteri hanno creato, ispirati dal genio leonardesco.

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E’ proprio il caso di dirlo, questa mostra ribadisce il concetto secondo il quale dove non arriva la natura arriva l’uomo e il suo ingegno, l’idea e la sua messa in pratica! Non solo, ma per tutto il periodo della mostra è prevista una lunga serie di incontri, performance, presentazioni con personaggi del mondo dell’arte contemporanea provenienti anche dalla scena underground.

Fino all’11 Ottobre 2015 Per maggiori info. http://www.gamc.it | www.bauprogetto.net

10 anni di VIDEOART YEARBOOK a Bologna

Lo scorso mercoledì 8 Luglio è stata presentata nell’Aula Magna di Santa Cristina a Bologna la decima edizione del Videoart Yearbook dell’Università di Bologna. La rassegna, cominciata nel lontano 2006, si è contraddistinta come una tra le più importanti manifestazioni in campo videoartistico, proponendo ogni anno talenti emergenti e già affermati del panorama italiano. Fin dalla prima edizione infatti, in tempi non sospetti, si è dimostrata all’avanguardia sulle modalità di presentazione delle opere videografiche, non più proposte su piccolo schermo all’interno di uno spazio chiuso, ma all’esterno del Chiostro del Complesso di Santa Cristina proiettate su di un grande pannello.

Per festeggiare i suoi dieci anni, il comitato curatoriale composto da Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paquale Fameli, Paolo Granata, Silvia Grandi e Fabiola Naldi, sotto la guida del Professor Renato Barilli, ha proceduto a selezionare alcuni tra i nomi più interessanti comparsi nelle edizioni precedenti, molti dei quali hanno meritato di ricevere l’omaggio di una personale. Questa sfilata di autori di eccellenza riguarda Basmati, Filippo Berta, Michael Fliri, Giovanna Ricotta, Marcantonio Lunardi, Davis Venturelli, cui quindi si è concesso di comparire con opere di una lunghezza maggiore del solito, riducendo così a venti il numero delle presenze globali. Oltre ad essi infatti hanno catturato la mia attenzione le opere del duo CON.TATTO, di Casa a Mare, Audrey Coianiz, Antonio Guiotto e Anna Rossi.

Sia i video che le video-performance sono di forte impatto e originalità, anche nel rispetto di una incredibile varietà di soluzioni giocate sulla sperimentazione di ogni mezzo espressivo proprio della disciplina.

A far da padrino a questa edizione inoltre è Fabio Cavallucci, stimata personalità tra le più importanti del panorama museale nostrano odierno, che laureatosi proprio all’Università di Bologna, ha proseguito con prestigiose collaborazioni e impegni dirigenziali dalla Galleria Civica di Trento al Centro per l’Arte Contemporanea di Varsavia, fino ad arrivare oggi a ricoprire la carica di Direttore del Museo Pecci di Prato.

 

OBJECTS – Memory and addiction by Giovanni Viceconte @ 24th Biennial of Design Ljubljana

Come fanno gli oggetti e i manufatti a creare una sorta dipendenza/attaccamento nell’uomo? Come lo influenzano? Quali sono le possibilità estetico-concettuali che si nascondono dietro ogni prodotto della nostra società globalizzata e dedita al consumismo di massa? Qual’è il potere che gli oggetti hanno su di noi?

Queste potrebbero essere alcune delle domande a cui rispondono le opere dei dodici artisti presenti alla collettiva di videoarte “Object – Memory and addiction“, curata da Giovanni Viceconte e inaugurata ieri presso il MAO – Museo dell’Architettura e del Design di Ljubljana in occasione della 24th Biennial of Design Ljubljana, Slovenia.

Su queste riflessioni incide non poco la dimensione del mezzo videografico utilizzato dagli artisti, che attua una specie di trasformazione “dell’opera-oggetto, in una “immagine/ricordo”, capace di rappresentare qualcosa di posseduto o di raccontare la stratificazione degli infiniti aspetti contenuti in essi – da quello finanziario a quello devozionale-spirituale, da quello industriale-artigianale a quello tecnologico-digitale, da quello collettivo a quello individuale-emozionale – a garanzia della continuità della memoria del proprio sé e della propria identità nel tempo, nonostante la natura mutevole e passeggera di ogni essere umano.”

Visitabile fino al 12 novembre, il percorso espositivo intreccia le opere di Elisabetta Di Sopra, con Temporary del 2013, Alessandro Fonte, con Unisono del 2013, Filippo Berta, con la video performance Happens Everyday del 2012, Shawnette Poe con Un-conditionals del 2014, che lavorano sul concetto di oggetto e manufatto come memoria e testimonianza; mentre la video performance L’invenzione del busto del 2014 di Luigi Presicce, insiste sulla memoria storica e religiosa che un oggetto possa rappresentare come quella degli episodi biblici legati alle Storie della Vera Croce.

L’oggetto diviene poi rappresentazione del nemico e disfacimento fisico e mentale del suo proprietario nell’opera del 2003, The good old  di Andrea Contin e in quella del duo MasbedoTeorema di Incompletezza del 2008, in cui si manifesta in tutta la sua disperazione la violenza dell’uomo verso le cose.

Una visione ironica e divertente degli oggetti ce la danno invece le opere di Anna Franceschini, con They break, before they die, they fly del 2014,  e del duo Goldschmied & Chiari con Objets du désir del 2006, in cui attraverso associazioni d’immagini si suggerisce la relazione tra alcuni oggetti d’uso quotidiano e l’organo sessuale maschile.

Tutt’altra cosa il lavoro di Bianco-Valente,  Entità risonante del 2014 che ruota attorno al concetto di oggetto come generatore di un legame-energia nello spazio per diffondere e veicolare voci e suoni a livello globale.

Il concetto di dipendenza e solitudine determinato da un oggetto di uso quotidiano, è affrontato nell’opera di Marcantonio Lunardi370 new world del 2014, in cui i nuovi mezzi di comunicazione divengono anche i nuovi interlocutori per l’uomo della società odierna provocandone un sempre più accentuato isolamento.

Infine una sperimentazione delle qualità estetiche di diversi oggetti e materiali la ritroviamo nel video di  Diego Zuelli, Tappezzeria del 2011, saggiando diverse combinazioni assecondando i gusti di un ipotetico committente, attento al bello e alle tendenze della moda e del disegno contemporaneo.

www.mao.si | mao@mao.si – Tel: +386 (0)1 548 42 70, +386 (0)1 548 42 80

Nell’ambito del progetto BIO50 } hotel  (nanotourism) – 24th Biennial of DesignLjubljana, Slovenia. http://bio50hotel.tumblr.com | bio50hotel@mao.si – Facebook: BIO50 hotel

ARTIST = ZOMBIE @ T.R.A. Teatro Rossi Aperto Pisa

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La performance debutta nel settembre 2013 al Teatro Francesco di Bartolo di Buti per la rassegna “Piccoli Fuochi, e approda al T.R.A. Teatro Rossi Aperto di Pisa, a conclusione della rassegna dedicata all’immaginario cinematografico ZOMBIE. In virtù del fatto che ogni performance potrebbe essere anche l’ultima… di quest’ultima esperienza teatrale vi lasciamo memoria con alcuni scatti realizzati durante lo spettacolo, di cui non sveleremo mai la conclusione. 

Nata dall’omonimo progetto artistico basato su 24 autoscatti dell’Artista-Zombie Giacomo Verde,  la performance ha previsto l’allestimento di tali autoritratti nello spazio tempo della scena teatrale da parte dell’Artista-Zombie che contemporaneamente espone al suo pubblico, con il quale interagisce, il perché l’arte è morta e perché gli Artisti sono ormai degli Zombie (ma forse lo sono sempre stati) mentre alle sue spalle viene proiettato il video “Andy Warhol = Night of the Living Dead“. 

Un solo quesito rimane da porre/porci:

Se uccidi uno zombie non è un omicidio. Era già morto.

Se uccidi un artista è un omicidio?

Il progetto 

www.verdegiac.org/zombie

 

Una settimana dedicata all’arte contemporanea. Torino 2013 | Reportage Part 1

Paratissima 9 – PIX

In questa prima parte del mio reportage sulla contemporary week di Torino 2013 farò una ricognizione di una delle manifestazioni più commentata e seguite negli ultimi anni, l’evento OFF di Artissima arrivato quest’anno alla nona edizione: Paratissima 9. Curato, organizzato e realizzato da qualche anno all’interno degli abbandonati Ex-magazzini generali di Torino (EX-MOI) in Borgo Filadelfia, lo staff dell’edizione 9 ci ha riservato bellissimi progetti speciali, mostre, percorsi, installazioni ed opere accompagnando il pubblico (100.000 persone in 5 giorni) in una full immersion alla scoperta delle nuove e attuali ricerche artistiche nelle diverse discipline contemporanee di riferimento, prima fra tutte la fotografia, portate avanti da artisti internazionali e nazionali, tra autori affermati e talenti emergenti; con una panoramica sul mercato dell’arte attraverso una sezione dedicata completamente alle gallerie che si rivolgono a un collezionismo giovane. Seguendo l’ordine alfabetico dei padiglioni, cercherò di riportarvi ciò che ha catturato la mia attenzione e mi ha piacevolmente colpita e sorpresa.

Partiamo dal padiglione centrale, principale contenitore dei così detti progetti speciali, in cui ha avuto un posto d’onore la mostra SKINCODES, a cura di Francesca Canfora e Daniele Ratti. Un viaggio in quelli che sono le pratiche artistiche che operano una riflessione su “la pelle”. Tela bianca su cui tatuare messaggi, segni, incidere idee, l’epidermide è l’involucro che ci difende, è la prima barriera che separa il nostro corpo dall’esterno, su o attraverso cui molti degli artisti in mostra si sono espressi, sperimentandone le qualità intrinseche di comunicazione, attraverso produzioni differenti ed esteticamente tanto affascinanti quanto macabre. Molti gli artisti di fama internazionale affiancati da alcuni giovani talenti, che sono stati selezionati attraverso un bando indetto da Paratissima, tra cui Gianni Depaoli e la sua Fiat 500 interamente rivestita di pelle di pesce, il fotografo di moda Giovanni Gastel che con le sue gigantografie di volti vuole mettere in evidenza la sofferenza e l’angoscia di queste donne che da modelle diventano vittime di questa società; l’artista macedone di istanza a Milano Robert Gligorov e la sua scioccante scultura a grandezza naturale “Vale guarda il mare”; poi nella sezione dedicata al tatuaggio ho incontrato i disegni e le opere di Nicolai Lilin, autore del Best Seller “Educazione siberiana”, la scultura di una mano tatuata di Fabio Viale e un’immagine della nota fotografa iraniana, Shirin Neshat, parte della serie “Women of Allah”, un lavoro con cui l’artista riflette sulle differenze tra la cultura occidentale e quella islamico-orientale per definirne le istanze. Nell’immagine l’artista ritrae se stessa, in questo caso con la sola mano visibile su cui è riportata la frase di una poetessa iraniana con la raffinata calligrafia propria della sua cultura; fino ad arrivare nello spazio in cui campeggia la scultura “Selfportrait (ME)” di Dario Neira insieme all’opera di Francesca Arri. Nelle sale più interne del complesso vi erano esposte le opere video “Amore mio” di Daniela Perego, e quelle dell’artista francese Orlan, che pone in primo piano le modificazioni facciali a cui si sottopone la donna oggi, succube dei modelli estetici prestabiliti, affiancate dalle opere fotografiche dell’artista torinese Olimpia Olivero, della serie “Codes” in cui la superficie epidermica diventa il circuito integrato di un corpo organico.

 

Passiamo poi al secondo spazio espositivo dedicato alla personale Grigio Assoluto di Daniele Accossato, giovane scultore torinese vincitore del “Toro d’Acciaio” 2012 come miglior artista di Paratissima. Opere e installazioni in cui protagonista è il gioco di sensi scaturito dall’estrapolazione dei soggetti rappresentati dal contesto originario di riferimento così da produrne una visione ironica intrisa d’ansia. Ma saranno le immagini a parlare al posto mio.

 

Successivamente ho incontrato le opere degli artisti del MACA per “Young at Art”, progetto itinerante a cura di Massimo Garofalo e Andrea Rodi che, in collaborazione con le associazioni Oesum Led Icima e l’omonima Young at Art, ha la volontà di promuovere su territorio italiano giovani artisti calabresi under 35. Bene di questo folto gruppo sono 5 gli artisti che per motivi differenti hanno catturato la mia attenzione: le opere pittoriche di Anna Capolupo, con “Berlin Spring” e “Ordine” dove la resa cromatica e compositiva degli scorci urbani delle grandi città europee e italiane, che lei stessa vive in prima persona, acquista il sapore del semplice esperire la realtà che la circonda, riuscendo a restituire anche l’aria che vi si respira; Maurizio Cariati e i suoi ritratti su tela hanno qualcosa in più, i volti in primo piano sembrano balzare fuori dal campo bidimensionale del piano pittorico grazie alla tecnica dell’estroflessione che permette una visione originale del ritratto; i collage digitali di Mirella Nania, in cui commistiona elementi architettonici, illustrativi, anche fotografici, appartenenti a epoche passate e diverse riattualizzate in composizioni fresche dall’atmosfera sospesa; per quanto riguarda il video invece incontro Giusy Pirrotta, nella sezione ParaVideo, con “Chroma” che mette in luce i meccanismi che si celano dietro la messa in scena cinematografica, l’ambiguità tra la realtà così percepita dallo spettatore dopo le modifiche con gli strumenti di produzione; insieme a quest’ultima espone un video anche Salvatore Insana, un altro giovane artista del MACA, che invece Young at Art espone parte della serie fotografica “Space Time Lapse”, in cui l’inquietudine va in scena attraverso scatti ambientati in paesaggi cupi dall’atmosfera irreale.

CHROMA Giusy Pirrotta

La Kustom Gallery invece era completamente dedicata alla Lowbrow Art and Kustom Kulture a cura di Giampo Coppa. Un’arte accessibile e comprensibile da tutti le cui radici risiedono nell’onda ribelle dei giovani, nata sul finire della seconda Guerra Mondiale in U.S.A., che adorava sfrecciare per le strade con motociclette e auto customizzate, trasformate in opere d’arte eccentriche e personali espressioni per distinguersi dalla massa perbenista. Dalla fine dei ’60 la Lowbrow Art coinvolge anche i fumetti fino ad arrivare ad influenzare la moda il design e le grafiche dei vinili. Ho potuto scoprire i lavori di alcuni bravissimi artisti, rappresentanti di questo movimento, tra cui lo stesso Giampo, Steuso, Wolfenstein, Malleus, Chopworks, artefici di poster, tele, art work di copertine per 33 giri, motociclette e auto customizzate fino ad arrivare ad oggetti di design davvero ROCK.

 

Un posto riservato lo ha avuto l’Associazione culturale Il Cerchio e Le Gocce di Torino, che dal 2012 collabora con Paratissima, prima seguendo la direzione artistica del murales sulla facciata del Social Club di via Giordano Bruno, affidando l’opera al giovane talento di Vesod, artista torinese che ha lasciato di sé una spettacolare impronta dei suoi virtuosismi in una composizione a dir poco sconcertante per chi percorre la via. Poi con la direzione del progetto di riqualificazione urbana di Borgo Filadelfia, Your Shutter, per il quale sono state dipinte le serrande abbassate di proprietà INPS in Piazza Galimberti e i muri della Palestra dell’Istituto Pertini, e che è continuato proprio durante Paratissima con altri due interventi di questo tipo sulle serrande di altri esercizi commerciali da parte degli artisti Giorgio Bartocci, MrFijodor e Etnik, realizzando opere di alto pregio estetico.

Giorgio Bartocci + MrFijodor

Ma gli interventi degli artisti de Il Cerchio e Le Gocce non si fermano qua e hanno proseguito ben oltre con un’opera pittorica site-secific realizzata in collaborazione da Corn79, Zorkmade e Mr Fijodor all’interno di una delle aree più vandalizzate dell’EX-MOI, grazie al supporto tecnico di Sikkens, marchio della olandese AkzoNobel, leader nel mercato delle vernici per l’edilizia e il restauro del colore. Contemporaneamente anche Giorgio Bartocci e Etnik hanno realizzato un murales all’esterno del padiglione centrale.

 

Proprio per le tante attività e progetti realizzati, l’Associazione in occasione di Paratissima ha curato anche una mostra documentaria sui suoi oltre dieci anni di lavoro in collaborazione con enti pubblici e privati realizzati per la Città di Torino, con video e foto affiancati dalle opere realizzate dagli artisti che nel corso della sua storia l’hanno sostenuta e accompagnata: Corn79EtnikFrancesco BarbieriGiorgio BartocciMrfijodorMauro149 &Rems182 (Truly-Design), VesodZorkmade.

 

Da tenere presente il lavoro di un’altra associazione con cui Il Cerchio e Le Gocce ha collaborato in questa particolare occasione mi riferisco alla tedesca Artsquare, che in collaborazione con l’Associazione “è” di Torino, Together Polska (Po) e Asociatia Club Sportiv (Ro) hanno realizzato il progetto artistico di scambio internazionale “Citizens of Cityscape”, e hanno sviluppato molti altri progetti all’interno di e con Paratissima, come l’organizzazione di incontri in lingua inglese sul tema della professione dell’artista fuori dall’Italia, e “ParaLight!” per cui è stato possibile far arrivare venti artisti internazionali invitati ad intervenire e lavorare in workshop urbani all’interno del quartiere Aurora, portando in mostra i propri lavori all’interno della Artsquare Exhibition; opere realizzate con tecniche sperimentali nelle discipline di riferimento o mixando media differenti come per esempio i lavori di Mirko D’Amato, le immagini di “Simmetrical noise” dell’artista Rajan Craveri, il collage “Youniverse” di Katarzyna Perlak, o le ceramiche di Ola Szumska e le video installazioni di Julie Land, Manuele Di Siro, e quelle di Chekos’Art feat. Carlitops, con “Sofia Loren” e Frank Lucignolo and Macedonia Exchange group, con “The green market”, che trattano la materia del graffitismo in modo originale.

E’ curioso e secondo me molto bello il progetto Botteghe d’artista, l’esposizione che ha portato all’attenzione i risultati della collaborazione di sette artisti “senior” con sette artisti “junior”. Il titolo della mostra prende spunto dal concept che sta alla base del progetto: l’antica tradizione dell’artista apprendista che va a bottega di un’artista d’esperienza. Bene anche in questo caso i sette giovani artisti hanno frequentato gli studi degli artisti “senior”, lavorando e confrontandosi con loro. Un’esperienza formativa e stimolante per i giovani e ricca di nuovi spunti creativi da cui sono scaturite sette opere, risultato di un dialogo nuovo, come “Philokalia” nata dal dialogo tra Daniele Galliano e Chiara Ventrella,  o la scultura “Reliquiae”, nata dal dialogo tra il collettivo multidisciplinare torinese di artisti e designers, Nucleo, diretto da Piergiorgio Robino, e il giovane torinese Gesebel Barone.

“Philokalia”  Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Philokalia” Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

Non mi rimane che parlare del progetto speciale Paraphotò, di cui vi vorrei presentare qui una piccola selezione degli artisti che mi hanno piacevolmente colpita. Per la sezione Mostre d’Autore, Luca Caridà con “Suture”, che riflette sul ruolo dell’immagine pubblica intorno al concetto di bellezza sviluppato nella società contemporanea in cui l’accesso e l’eccesso della chirurgia estetica è facilitato; e le fotografie della serie “Blind Russian Blues” di Roberto Luzzitelli, mentre per la sezione Talenti Emergenti, a cura di Davide Giglio e Daniele Ratti, ho trovato interessanti le serie fotografiche di Enrico Doria con “Emotional water”, di Eleonora Manca con “In my secret mirror”, in cui indaga i limiti strutturali del proprio corpo in continua mutazione, Onyricon con “Industrial series #” ed infine la serie di  Vittoria Lorenzetti, foto di ambienti dove la desolazione è sospesa in uno scatto intriso del sapore del tempo vissuto.

 

Rimanendo in tema fotografia, un altro giovane fotografo merita attenzione, sto parlando di Livio Ninni, selezionato al concorso indetto da Nikon Italia per il genere ritratto ed esposto ad Artissima e  risultato non solo vincitore nella sua categoria, ma anche del premio Nikon Talent 2013, che presso uno degli stand ha esposto il suo progetto fotografico work in progress “Fuori di Testa – Oltre al muro”, ricercando i migliori street artist e proponendo loro una seduta di ritratto del tutto originale. L’artista infatti non li ritrae per strada e neanche è invitato nello studio del fotografo, ma al contrario è il giovane fotografo che va a far visita agli artisti prescelti, sparsi per tutta Italia, ritraendoli nei luoghi dove ogni giorno operano ed in cui è esposta anche qualche loro opera.

 

Gironzolando tra i vari stand e spazi ho incontrato anche molti altri artisti affascinanti, come quelli portati dall’Associazione Culturale HeyArt con il progetto espositivo “DENTITY. THE OTHER. THE SELF” in cui cinque ricerche artistiche diverse s’incontrano nel comune dialogo col proprio Io e conseguentemente riflettono sul rapporto che intercorre tra l’opera d’arte e il corpo, elemento su cui si traspongono fisicamente i segni del nostro vissuto. Come il lavoro di Federica Gonnelli sulla sovrapposizione dei volti, intesi come specchi nei quali riconoscersi e immedesimarsi, e le opere eseguite con la tecnica del ricamo su tela con cui Ilaria Margutti ci ricorda che il corpo registra ogni traccia delle esperienze vissute essendo la parte più visibile ed esterna di noi stessi; o le opere di Giancarlo Marcali, dove è preminente la riaffermazione dell’Io attraverso la rinascita dal dolore, e quelle di Virginia Panichi, rappresentazione del corpo che muta, che migra verso identità multiple per superare le rigidità di una identità prestabilita e catalogata.

 

Poi proseguendo per gli stand espositivi dei restanti padiglioni mi sono imbattuta in altri affascinanti progetti. Come quello di “Lesbica non è un insulto”, una serie di scatti, realizzati da Maldestra, di corpi di donne nude con scritte nere “per indagare l’omosessualità femminile, per aprire un dialogo verso chi non la conosce a fondo o la ignora totalmente. Lo scopo del progetto è unire una fotografia essenziale e pulita ad un messaggio diretto ed efficace, che riveli la figura della donna lesbica nell’Italia del 2013 e la liberi da luoghi comuni.

Foto Maldestra

E quello “Memorie di Neve” del torinese Bruno Panebarco. Dall’omonima canzone dei “Prostitutes”, di cui l’autore ne faceva parte negli anni ottanta, si celebra il ricordo dei momenti passati coi componenti della band, abitues del consumo della così detta “polvere bianca”, in un’installazione di circa settecento fotografie in bianco e nero degli anni ’70 e ’80 sparse per tutto lo spazio calpestabile e in sospensione; per non parlare della scultura di terracotta di Joël Angelini, degli intensi disegni di Alessandro Caligaris, e delle opere di Severino Magri.

Tutte le mie passeggiate poi sono state allietate dalle diverse installazioni scultoree di ZOOM Torino, primo bioparco immersivo d’Italia, sparse per tutta l’area degli ex-magazzini generali, come “Piovrilla” di Simone Benedetto, e quella di “Felix” Baumgarthen, caduto dal cielo per schiantarsi al suolo di Paratissima.

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Felix” Baumgarthen

“Felix” Baumgarthen

Concludo con una scorsa al padiglione T, riservato quest’anno al progetto G@P, Gallerys At Paratissima, in cui hanno esposto molte gallerie con proposte davvero attuali di giovani artisti emergenti. L’obiettivo di G@P era proprio quello di ridurre la distanza tra il collezionismo d’élite, con le sue fiere istituzionali, e il nascente collezionismo giovane, con una proposta aperta di uno spazio accogliente e informale in cui è possibile comprare a prezzi sostenibili. Eroici Furori (MI), GAS Gagliardi Art System (TO), Galleria Paludetto (Roma/TO), Paolo Arkivio Gallery (TO), PaoloTonin Arte Contemporanea (TO), Riccardo Costantini Contemporary (TO), Semid’Arte (TO), Studio Ambre Italia (NO), Square23 (TO), UFOfabrik (TN).

 

E se a Paratissima ho trovato questi affascinanti progetti artistici, al di fuori si sono create altrettante situazioni interessanti durante il fine settimana. Dovrete solo aspettare la seconda parte di questo articolo per conoscerle.

To be continued