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Le anime meticce di Giorgio Bartocci | Intervista di Alessandra Ioalé per Street Art Attack

Pubblicata il 28 gennaio e il 4 febbraio 2014 su Street Art Attack
In occasione di Paratissima9 a Torino ho avuto il piacere di conoscere meglio l’artista marchigiano d’istanza a Milano, Giorgio Bartocci. Dai primi passi mossi nel Graffiti-Writing alle esperienze post-graffitiste, fondamentali per la sua crescita artistica, vediamo esplodere un talento dalla potente personalità, nel segno della fervida sperimentazione di mezzi e colore, da cui scaturiscono i suoi inconfondibili personaggi, anime meticce sospese in quel leale doppio gioco che l’artista intrattiene con la società e la città in cui essa vive.
Giungla Urbana_Giorgio Bartocci+108+Gue_Milano 2013

Giungla Urbana_Giorgio Bartocci+108+Gue_Milano 2013

Alessandra: Hai iniziato ad esprimerti come writer, attraverso lo studio e lo sviluppo personale del lettering. Come definiresti questo percorso iniziato a tredici anni: si tratta di ricerca artistica verso o all’interno di quella disciplina? O di impellente necessità di esprimere quelli che erano i tumulti adolescenziali?
Giorgio: I primi anni mi affascinava poter esprimere con i Graffiti una sorta di appartenenza ad una scena, una cerchia di persone differenti dal mucchio, un mondo da scoprire che mi affascina tuttora, ovvero poter scrivere attraverso un codice “segreto”. Ho scoperto tanto e gran parte degli stimoli del Writing, ma in altre situazioni ho preferito relazionarmi con estranei al fenomeno, da questi nascono le curiosità verso l’ arte e  la Street Art che trovo distaccate moltissimo dal Graffiti Writing. La quotidiana abitudine nel vedere le immagini delle cose, della gente (da quando ho iniziato) filtrata dal pensiero fisso dei Graffiti, è una sensazione che non smette. Mi trovo comunque attivo in contesti differenti. 
Giungla Urbana - Giorgio Bartocci + 108 + GUE

Giungla Urbana – Giorgio Bartocci + 108 + GUE

A: Oggi esprimi su parete il tuo punto di vista sul disagio sociale che noi giovani viviamo attraverso i personaggi dipinti con modalità compositive e cromatiche che fanno riferimento e richiamano alla tecnica del collage. Parlami della tua predilezione per questa tecnica e della declinazione che tu ne hai fatto su muro.
G: Non ho ancora declinato in un unico tema i miei disegni, ho trattato argomenti come frammentazioni e tensioni sociali alcuni anni fa, spesso sento l’esigenza di ripetermi. Il collage è una tecnica grafica che mi ha permesso di sviluppare un diverso approccio su parete e che mi soddisfa visivamente. Cerco di simulare una pittura, il mio intento è quello di trovare un compromesso compositivo tra gestualità, istinto, improvvisazione, segno grafico, sintesi, continuando la ricerca espressiva anche sul tratto, pur avendo eliminato l’outline. Ritengo che il mio prodotto artistico abbia valore solo se lo spettatore nota questi fattori, questi elementi insieme in una sensazione e li riconosce.

A: Hai partecipato, insieme a molti altri artisti di fama internazionale a Icone 5.9 di Modena: uno dei festival più significativi in Italia, che ha dedicato l’edizione del 2013 ai terremotati dell’Emilia e per cui hai realizzato una gran bella parete. Qual è stato il tuo approccio artistico in questo contesto?
G: Le prime edizioni del festival Icone sono state per me dei forti input creativi. Dopo alcune delle prime manifestazioni modenesi mi sono accorto che il mio metodo di concepire un graffito stava cambiando (all’epoca facevo solo Graffiti, Lettering). Grazie agli ospiti internazionali che sono stati invitati (spesso per la prima volta in Italia), mi sono accorto che potevi avere delle vedute più ampie, fuori da alcuni schemi che nel Writing classico non esistevano e forse ancora non sono state accettate dai puristi. Ho visto, così, per la prima volta dei post-graffitisti/Street Artist dal vivo: mi avevano colpito troppo Eltono, Stack, Honet, Ericailcane e tanti altri, che stile! Ho partecipato all’iniziativa dello scorso anno con particolare entusiasmo realizzando un’ opera sulla parete di un edificio scolastico costruito frettolosamente per dare spazio a tutti i bambini che avevano perso le loro scuole a causa del terremoto. Questo disegno racconta l’unione tra popoli in continua fusione, soggetti meticci, provenienti da tutte le parti del mondo, integrati, chi lo sa, forzatamente o liberamente tra loro. Nel lato a sinistra volevo sintetizzare il più possibile, tirare fuori quasi un logo del tema che ho trattato.
Giorgio Bartocci_ Icone5.9_Modena 2013

Giorgio Bartocci_ Icone5.9_Modena 2013

Giorgio Bartocci_ Icone5.9_dettaglio

Giorgio Bartocci_ Icone5.9_dettaglio

A: Sei stato anche artista in residenza del Boombarstick Festival nel borgo medievale di Dignano/Vodnjan in Croazia, un festival indipendente che alla sua prima edizione ha visto coinvolte personalità come Liqen, gli Interesni Kazki, Hitnes, Phlegm, Sam3, con cui avrai avuto modo di confrontarti. Cosa ha significato per il tuo lavoro questa esperienza sia dal punto di vista artistico che umano?
G: Conoscere e condividere qualcosa con artisti così importanti è stato forte. Il Boombarstick ha  cambiato aspetto ad una città intera, gli abitanti del posto hanno contribuito fortemente ed è stato assolutamente formativo per me poter dipingere in un contesto così alto. Ho aumentato alcune curiosità che mi mantengono vivo.
Giorgio Bartocci+Ufocinque_Boombarstick 2013

Giorgio Bartocci+Ufocinque_Boombarstick 2013

A: In quell’occasione hai collaborato con Ufocinque per realizzazione di una parete a dir poco esplosiva, molto ben articolata nella sua composizione in accordo con il contesto che la ospita. Vediamo una bella combo, in cui le due personalità artistiche dialogano molto bene. Ci vuoi parlare di questa bella collaborazione?
G: Con Ufo c’è un rapporto di stima e amicizia che ci ha portato a scegliere di realizzare una parete in combo, ci siamo confrontati per cinque giorni quasi ininterrottamente sul disegno che stavamo realizzando. Abbiamo deciso di fare una parete meno grande del previsto per questioni logistiche, quindi abbiamo modificato la prima idea in quello che vedi. La nostra preoccupazione principale era che dovevamo smetterla di aggiungere, altrimenti il muro sarebbe veramente esploso di dettagli e siamo arrivati al punto di chiederci se crossare alcune parti che erano fin troppo abbondanti, ma alla fine si è scelto di non toccare nulla.
Giorgio Bartocci_Boombarstick_2013_dettaglio

Giorgio Bartocci_Boombarstick_2013_dettaglio

A: Hai curato pochi anni fa per Dispenser Milano una serie di esposizioni dedicate a singoli artisti rappresentanti della scena underground. Vorresti raccontarmi di più sul progetto?
 
G: Ho collaborato nel 2011 a questo progetto espositivo temporaneo curando alcune esposizioni personali di singoli Street Artist che stimo particolarmente. L’intento era un classico, ma sempre piacevole. Abbiamo realizzato dei Wall Painting e degli expo, ci siamo divertiti. Hanno esposto: Luca Lattuga, El Euro, Lemeh 42, Ufocinque, Francesco Barbieri.
A: Qual è il tuo punto di vista sul ruolo dell’artista, o creativo come preferisci, che oggi opera nel campo dell’arte?
 
G: Mi piace continuare a vedere dipingere sulle pareti persone in tutto il mondo, tutti i giorni grazie ai social network, blog di settore, libri, fanzine, giornali, ovunque, è tutto esploso. Il ruolo dell’artista è però rimasto invariato, sono aumentati i supporti nel tempo, nella storia, ed è sempre più stimolante mettersi in gioco nella Net Generation. La diffusione dei lavori è spesso immediata, quindi per evitare che si banalizzi il ruolo dell’artista riducendolo ai numeri dei likes, secondo me si deve dire sì ai prodotti d’arte, alle esposizioni di alto livello, all’arte come prodotto, come oggetto di valore universale ma non di semplice merce. 
Giorgio Bartocci_Catania 2013

Giorgio Bartocci_Catania 2013

Nell’ambito urbano le opere su pareti pubbliche aumentano il rapporto di condivisione e facile accesso a tutti. Mi sembra che la Street Art stia attraversando una nuova fase, questa scena sta lasciando un segno nella storia contemporanea dell’arte. Il contatto con la tendenza ha probabilmente fatto deragliare qualcuno, allo stesso tempo questo qualcuno ha aumentato l’attenzione di tanti altri.
Giorgio Bartocci_Postrivoro_Faenza 2013

Giorgio Bartocci_Postrivoro_Faenza 2013

A: Hai esposto e stai lavorando con alcune gallerie italiane importanti nell’ambito della tua disciplina. Qual è la tua esperienza a riguardo?
 
G: Ho iniziato a collaborare con D406 Gallery e Studio D’Ars. Sono felice di poter creare ed esporre la street e l’illustrazione per dei fanatici d’arte. Sono molto contento perché ho conosciuto gente con le palle, personaggi che sono riusciti a spingere dei prodotti di giovani artisti come me, sconosciuti al mercato, opere spesso complicate da posizionare. Ho avuto la fortuna di avere un confronto non filtrato con i galleristi, sia in fase d’ideazione che nella produzione, questo mi ha fatto capire quanto il dialogo aperto sul fenomeno sia importante per avere maggiori stimoli creativi e sapere di appartenere ad una cosa non ancora classificabile ma esistente.
Giorgio Bartocci_ Mixed Media @ MeltinPot Gallery

Giorgio Bartocci_ Mixed Media @ MeltinPot Gallery

A: Ci puoi parlare di qualche tuo prossimo progetto per questo 2014?
 
G: Sto completando una produzione di disegni per una Band ma ancora non posso parlarne. Martedì 11 Febbraio, invece, inaugurerà la mia prima personale a Milano curata da Daniele Decia presso la Galleria Studio D’Ars dal titolo DupliCity. Sono diventato complice del mio dualismo bipolare, infatti sto realizzando una nuova serie di opere su diversi formati e supporti che hanno come tematica la ritrattistica di scene quotidiane animate da soggetti, personaggi divisi tra loro, nel loro interno, da uno scontato doppio gioco che diventa un sottofondo equilibrato, quasi armonico. Questa serie cerca di esprimere il legame che un Urban Artist ha con l’Arte e con gli ambienti, con le città, con i vizi di coloro che le abitano, con le architetture sbagliate che ci circondano. Ho interpretato le fratture di animelle collegate tra loro, come da mio modus operandi, sospese su di una linea di tensione particolarmente sottile. Fateci un salto se siete a Milano. Non ho altri programmi particolari per ora.
Giorgio bartocci_Mixed Media 2014

Giorgio bartocci_Mixed Media 2014

A: Un consiglio d’autore.
 
G: Non interrompere mai la ricerca e la sperimentazione attraverso nuovi mezzi e supporti.

Una settimana dedicata all’arte contemporanea. Torino 2013 | Reportage Part 1

Paratissima 9 – PIX

In questa prima parte del mio reportage sulla contemporary week di Torino 2013 farò una ricognizione di una delle manifestazioni più commentata e seguite negli ultimi anni, l’evento OFF di Artissima arrivato quest’anno alla nona edizione: Paratissima 9. Curato, organizzato e realizzato da qualche anno all’interno degli abbandonati Ex-magazzini generali di Torino (EX-MOI) in Borgo Filadelfia, lo staff dell’edizione 9 ci ha riservato bellissimi progetti speciali, mostre, percorsi, installazioni ed opere accompagnando il pubblico (100.000 persone in 5 giorni) in una full immersion alla scoperta delle nuove e attuali ricerche artistiche nelle diverse discipline contemporanee di riferimento, prima fra tutte la fotografia, portate avanti da artisti internazionali e nazionali, tra autori affermati e talenti emergenti; con una panoramica sul mercato dell’arte attraverso una sezione dedicata completamente alle gallerie che si rivolgono a un collezionismo giovane. Seguendo l’ordine alfabetico dei padiglioni, cercherò di riportarvi ciò che ha catturato la mia attenzione e mi ha piacevolmente colpita e sorpresa.

Partiamo dal padiglione centrale, principale contenitore dei così detti progetti speciali, in cui ha avuto un posto d’onore la mostra SKINCODES, a cura di Francesca Canfora e Daniele Ratti. Un viaggio in quelli che sono le pratiche artistiche che operano una riflessione su “la pelle”. Tela bianca su cui tatuare messaggi, segni, incidere idee, l’epidermide è l’involucro che ci difende, è la prima barriera che separa il nostro corpo dall’esterno, su o attraverso cui molti degli artisti in mostra si sono espressi, sperimentandone le qualità intrinseche di comunicazione, attraverso produzioni differenti ed esteticamente tanto affascinanti quanto macabre. Molti gli artisti di fama internazionale affiancati da alcuni giovani talenti, che sono stati selezionati attraverso un bando indetto da Paratissima, tra cui Gianni Depaoli e la sua Fiat 500 interamente rivestita di pelle di pesce, il fotografo di moda Giovanni Gastel che con le sue gigantografie di volti vuole mettere in evidenza la sofferenza e l’angoscia di queste donne che da modelle diventano vittime di questa società; l’artista macedone di istanza a Milano Robert Gligorov e la sua scioccante scultura a grandezza naturale “Vale guarda il mare”; poi nella sezione dedicata al tatuaggio ho incontrato i disegni e le opere di Nicolai Lilin, autore del Best Seller “Educazione siberiana”, la scultura di una mano tatuata di Fabio Viale e un’immagine della nota fotografa iraniana, Shirin Neshat, parte della serie “Women of Allah”, un lavoro con cui l’artista riflette sulle differenze tra la cultura occidentale e quella islamico-orientale per definirne le istanze. Nell’immagine l’artista ritrae se stessa, in questo caso con la sola mano visibile su cui è riportata la frase di una poetessa iraniana con la raffinata calligrafia propria della sua cultura; fino ad arrivare nello spazio in cui campeggia la scultura “Selfportrait (ME)” di Dario Neira insieme all’opera di Francesca Arri. Nelle sale più interne del complesso vi erano esposte le opere video “Amore mio” di Daniela Perego, e quelle dell’artista francese Orlan, che pone in primo piano le modificazioni facciali a cui si sottopone la donna oggi, succube dei modelli estetici prestabiliti, affiancate dalle opere fotografiche dell’artista torinese Olimpia Olivero, della serie “Codes” in cui la superficie epidermica diventa il circuito integrato di un corpo organico.

 

Passiamo poi al secondo spazio espositivo dedicato alla personale Grigio Assoluto di Daniele Accossato, giovane scultore torinese vincitore del “Toro d’Acciaio” 2012 come miglior artista di Paratissima. Opere e installazioni in cui protagonista è il gioco di sensi scaturito dall’estrapolazione dei soggetti rappresentati dal contesto originario di riferimento così da produrne una visione ironica intrisa d’ansia. Ma saranno le immagini a parlare al posto mio.

 

Successivamente ho incontrato le opere degli artisti del MACA per “Young at Art”, progetto itinerante a cura di Massimo Garofalo e Andrea Rodi che, in collaborazione con le associazioni Oesum Led Icima e l’omonima Young at Art, ha la volontà di promuovere su territorio italiano giovani artisti calabresi under 35. Bene di questo folto gruppo sono 5 gli artisti che per motivi differenti hanno catturato la mia attenzione: le opere pittoriche di Anna Capolupo, con “Berlin Spring” e “Ordine” dove la resa cromatica e compositiva degli scorci urbani delle grandi città europee e italiane, che lei stessa vive in prima persona, acquista il sapore del semplice esperire la realtà che la circonda, riuscendo a restituire anche l’aria che vi si respira; Maurizio Cariati e i suoi ritratti su tela hanno qualcosa in più, i volti in primo piano sembrano balzare fuori dal campo bidimensionale del piano pittorico grazie alla tecnica dell’estroflessione che permette una visione originale del ritratto; i collage digitali di Mirella Nania, in cui commistiona elementi architettonici, illustrativi, anche fotografici, appartenenti a epoche passate e diverse riattualizzate in composizioni fresche dall’atmosfera sospesa; per quanto riguarda il video invece incontro Giusy Pirrotta, nella sezione ParaVideo, con “Chroma” che mette in luce i meccanismi che si celano dietro la messa in scena cinematografica, l’ambiguità tra la realtà così percepita dallo spettatore dopo le modifiche con gli strumenti di produzione; insieme a quest’ultima espone un video anche Salvatore Insana, un altro giovane artista del MACA, che invece Young at Art espone parte della serie fotografica “Space Time Lapse”, in cui l’inquietudine va in scena attraverso scatti ambientati in paesaggi cupi dall’atmosfera irreale.

CHROMA Giusy Pirrotta

La Kustom Gallery invece era completamente dedicata alla Lowbrow Art and Kustom Kulture a cura di Giampo Coppa. Un’arte accessibile e comprensibile da tutti le cui radici risiedono nell’onda ribelle dei giovani, nata sul finire della seconda Guerra Mondiale in U.S.A., che adorava sfrecciare per le strade con motociclette e auto customizzate, trasformate in opere d’arte eccentriche e personali espressioni per distinguersi dalla massa perbenista. Dalla fine dei ’60 la Lowbrow Art coinvolge anche i fumetti fino ad arrivare ad influenzare la moda il design e le grafiche dei vinili. Ho potuto scoprire i lavori di alcuni bravissimi artisti, rappresentanti di questo movimento, tra cui lo stesso Giampo, Steuso, Wolfenstein, Malleus, Chopworks, artefici di poster, tele, art work di copertine per 33 giri, motociclette e auto customizzate fino ad arrivare ad oggetti di design davvero ROCK.

 

Un posto riservato lo ha avuto l’Associazione culturale Il Cerchio e Le Gocce di Torino, che dal 2012 collabora con Paratissima, prima seguendo la direzione artistica del murales sulla facciata del Social Club di via Giordano Bruno, affidando l’opera al giovane talento di Vesod, artista torinese che ha lasciato di sé una spettacolare impronta dei suoi virtuosismi in una composizione a dir poco sconcertante per chi percorre la via. Poi con la direzione del progetto di riqualificazione urbana di Borgo Filadelfia, Your Shutter, per il quale sono state dipinte le serrande abbassate di proprietà INPS in Piazza Galimberti e i muri della Palestra dell’Istituto Pertini, e che è continuato proprio durante Paratissima con altri due interventi di questo tipo sulle serrande di altri esercizi commerciali da parte degli artisti Giorgio Bartocci, MrFijodor e Etnik, realizzando opere di alto pregio estetico.

Giorgio Bartocci + MrFijodor

Ma gli interventi degli artisti de Il Cerchio e Le Gocce non si fermano qua e hanno proseguito ben oltre con un’opera pittorica site-secific realizzata in collaborazione da Corn79, Zorkmade e Mr Fijodor all’interno di una delle aree più vandalizzate dell’EX-MOI, grazie al supporto tecnico di Sikkens, marchio della olandese AkzoNobel, leader nel mercato delle vernici per l’edilizia e il restauro del colore. Contemporaneamente anche Giorgio Bartocci e Etnik hanno realizzato un murales all’esterno del padiglione centrale.

 

Proprio per le tante attività e progetti realizzati, l’Associazione in occasione di Paratissima ha curato anche una mostra documentaria sui suoi oltre dieci anni di lavoro in collaborazione con enti pubblici e privati realizzati per la Città di Torino, con video e foto affiancati dalle opere realizzate dagli artisti che nel corso della sua storia l’hanno sostenuta e accompagnata: Corn79EtnikFrancesco BarbieriGiorgio BartocciMrfijodorMauro149 &Rems182 (Truly-Design), VesodZorkmade.

 

Da tenere presente il lavoro di un’altra associazione con cui Il Cerchio e Le Gocce ha collaborato in questa particolare occasione mi riferisco alla tedesca Artsquare, che in collaborazione con l’Associazione “è” di Torino, Together Polska (Po) e Asociatia Club Sportiv (Ro) hanno realizzato il progetto artistico di scambio internazionale “Citizens of Cityscape”, e hanno sviluppato molti altri progetti all’interno di e con Paratissima, come l’organizzazione di incontri in lingua inglese sul tema della professione dell’artista fuori dall’Italia, e “ParaLight!” per cui è stato possibile far arrivare venti artisti internazionali invitati ad intervenire e lavorare in workshop urbani all’interno del quartiere Aurora, portando in mostra i propri lavori all’interno della Artsquare Exhibition; opere realizzate con tecniche sperimentali nelle discipline di riferimento o mixando media differenti come per esempio i lavori di Mirko D’Amato, le immagini di “Simmetrical noise” dell’artista Rajan Craveri, il collage “Youniverse” di Katarzyna Perlak, o le ceramiche di Ola Szumska e le video installazioni di Julie Land, Manuele Di Siro, e quelle di Chekos’Art feat. Carlitops, con “Sofia Loren” e Frank Lucignolo and Macedonia Exchange group, con “The green market”, che trattano la materia del graffitismo in modo originale.

E’ curioso e secondo me molto bello il progetto Botteghe d’artista, l’esposizione che ha portato all’attenzione i risultati della collaborazione di sette artisti “senior” con sette artisti “junior”. Il titolo della mostra prende spunto dal concept che sta alla base del progetto: l’antica tradizione dell’artista apprendista che va a bottega di un’artista d’esperienza. Bene anche in questo caso i sette giovani artisti hanno frequentato gli studi degli artisti “senior”, lavorando e confrontandosi con loro. Un’esperienza formativa e stimolante per i giovani e ricca di nuovi spunti creativi da cui sono scaturite sette opere, risultato di un dialogo nuovo, come “Philokalia” nata dal dialogo tra Daniele Galliano e Chiara Ventrella,  o la scultura “Reliquiae”, nata dal dialogo tra il collettivo multidisciplinare torinese di artisti e designers, Nucleo, diretto da Piergiorgio Robino, e il giovane torinese Gesebel Barone.

“Philokalia”  Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Philokalia” Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

Non mi rimane che parlare del progetto speciale Paraphotò, di cui vi vorrei presentare qui una piccola selezione degli artisti che mi hanno piacevolmente colpita. Per la sezione Mostre d’Autore, Luca Caridà con “Suture”, che riflette sul ruolo dell’immagine pubblica intorno al concetto di bellezza sviluppato nella società contemporanea in cui l’accesso e l’eccesso della chirurgia estetica è facilitato; e le fotografie della serie “Blind Russian Blues” di Roberto Luzzitelli, mentre per la sezione Talenti Emergenti, a cura di Davide Giglio e Daniele Ratti, ho trovato interessanti le serie fotografiche di Enrico Doria con “Emotional water”, di Eleonora Manca con “In my secret mirror”, in cui indaga i limiti strutturali del proprio corpo in continua mutazione, Onyricon con “Industrial series #” ed infine la serie di  Vittoria Lorenzetti, foto di ambienti dove la desolazione è sospesa in uno scatto intriso del sapore del tempo vissuto.

 

Rimanendo in tema fotografia, un altro giovane fotografo merita attenzione, sto parlando di Livio Ninni, selezionato al concorso indetto da Nikon Italia per il genere ritratto ed esposto ad Artissima e  risultato non solo vincitore nella sua categoria, ma anche del premio Nikon Talent 2013, che presso uno degli stand ha esposto il suo progetto fotografico work in progress “Fuori di Testa – Oltre al muro”, ricercando i migliori street artist e proponendo loro una seduta di ritratto del tutto originale. L’artista infatti non li ritrae per strada e neanche è invitato nello studio del fotografo, ma al contrario è il giovane fotografo che va a far visita agli artisti prescelti, sparsi per tutta Italia, ritraendoli nei luoghi dove ogni giorno operano ed in cui è esposta anche qualche loro opera.

 

Gironzolando tra i vari stand e spazi ho incontrato anche molti altri artisti affascinanti, come quelli portati dall’Associazione Culturale HeyArt con il progetto espositivo “DENTITY. THE OTHER. THE SELF” in cui cinque ricerche artistiche diverse s’incontrano nel comune dialogo col proprio Io e conseguentemente riflettono sul rapporto che intercorre tra l’opera d’arte e il corpo, elemento su cui si traspongono fisicamente i segni del nostro vissuto. Come il lavoro di Federica Gonnelli sulla sovrapposizione dei volti, intesi come specchi nei quali riconoscersi e immedesimarsi, e le opere eseguite con la tecnica del ricamo su tela con cui Ilaria Margutti ci ricorda che il corpo registra ogni traccia delle esperienze vissute essendo la parte più visibile ed esterna di noi stessi; o le opere di Giancarlo Marcali, dove è preminente la riaffermazione dell’Io attraverso la rinascita dal dolore, e quelle di Virginia Panichi, rappresentazione del corpo che muta, che migra verso identità multiple per superare le rigidità di una identità prestabilita e catalogata.

 

Poi proseguendo per gli stand espositivi dei restanti padiglioni mi sono imbattuta in altri affascinanti progetti. Come quello di “Lesbica non è un insulto”, una serie di scatti, realizzati da Maldestra, di corpi di donne nude con scritte nere “per indagare l’omosessualità femminile, per aprire un dialogo verso chi non la conosce a fondo o la ignora totalmente. Lo scopo del progetto è unire una fotografia essenziale e pulita ad un messaggio diretto ed efficace, che riveli la figura della donna lesbica nell’Italia del 2013 e la liberi da luoghi comuni.

Foto Maldestra

E quello “Memorie di Neve” del torinese Bruno Panebarco. Dall’omonima canzone dei “Prostitutes”, di cui l’autore ne faceva parte negli anni ottanta, si celebra il ricordo dei momenti passati coi componenti della band, abitues del consumo della così detta “polvere bianca”, in un’installazione di circa settecento fotografie in bianco e nero degli anni ’70 e ’80 sparse per tutto lo spazio calpestabile e in sospensione; per non parlare della scultura di terracotta di Joël Angelini, degli intensi disegni di Alessandro Caligaris, e delle opere di Severino Magri.

Tutte le mie passeggiate poi sono state allietate dalle diverse installazioni scultoree di ZOOM Torino, primo bioparco immersivo d’Italia, sparse per tutta l’area degli ex-magazzini generali, come “Piovrilla” di Simone Benedetto, e quella di “Felix” Baumgarthen, caduto dal cielo per schiantarsi al suolo di Paratissima.

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Felix” Baumgarthen

“Felix” Baumgarthen

Concludo con una scorsa al padiglione T, riservato quest’anno al progetto G@P, Gallerys At Paratissima, in cui hanno esposto molte gallerie con proposte davvero attuali di giovani artisti emergenti. L’obiettivo di G@P era proprio quello di ridurre la distanza tra il collezionismo d’élite, con le sue fiere istituzionali, e il nascente collezionismo giovane, con una proposta aperta di uno spazio accogliente e informale in cui è possibile comprare a prezzi sostenibili. Eroici Furori (MI), GAS Gagliardi Art System (TO), Galleria Paludetto (Roma/TO), Paolo Arkivio Gallery (TO), PaoloTonin Arte Contemporanea (TO), Riccardo Costantini Contemporary (TO), Semid’Arte (TO), Studio Ambre Italia (NO), Square23 (TO), UFOfabrik (TN).

 

E se a Paratissima ho trovato questi affascinanti progetti artistici, al di fuori si sono create altrettante situazioni interessanti durante il fine settimana. Dovrete solo aspettare la seconda parte di questo articolo per conoscerle.

To be continued

MINI MAXI | Progetti e documenti di Urban Art al GAMC di Viareggio

La scorsa domenica, 6 ottobre, ha inaugurato al GAMC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani di Viareggio Mini Maxi Urban Art. Eroi Locali & Star Globali, la collettiva di Urban Art a cura di Gaia Querci in collaborazione col Laboratorio21 in occasione della X Giornata Amici dei Musei promossa dal FIDAM.

mini maxi

Con questa esposizione si introducono per la prima volta all’interno di un’istituzione pubblica come il GAMC, opere e documenti storici per la conoscenza e la diffusione al grande pubblico di due delle più discusse e controverse discipline dell’arte contemporanea, il writing e la Street Art. Un affascinante percorso didattico ed espositivo che si snoda, nelle bellissime ed immacolate sale espositive del Palazzo delle Muse, sull’intreccio di due direttrici tematiche (indicate dai colori giallo e rosso delle strisce poste sul pavimento): quella degli storici film selezionati da Vittore Baroni, che raccontano e documentano il lavoro di molti grandi Star internazionali da Taki183 a Black Le Rat, da Barry McGee a Thomas Campbell, passando per Ron English e finendo con Banksy e Obey, ripercorrendo la storia del writing e della street art dagli anni ’80 fino ad oggi;  e quella dei modellini di Urban Art, che ripropongono visioni personali di città vissute o soltanto immaginate dai cinque artisti italiani, anche definiti “Eroi locali”, che operano da molti anni in questa disciplina, Etnik, Duke1, Francesco Barbieri, Giulio Vesprini e Macs. Ed è su quest’ultima direttrice tematica che si fonda il gioco dicotomico “MINI MAXI”, infatti come spiega la curatrice gli artisti sono stati invitati a realizzare MINI progetti di una città vissuta con le texture, i colori, i font dell’Arte Urbana, che fossero presumibilmente realizzabili in MAXI scala.

Vista corridoio d'entrata

Vista corridoio d’entrata

Appena ci affacciano all’entrata della galleria veniamo accolti sulla sinistra da una prima postazione video che trasmette uno dei film cult in questo settore, “Style Wars” documentario sulla cultura Hip Hop diretto da Tony Silver e prodotto da Henry Chalfant. Proseguendo incontriamo sulla direttrice gialla i primi due MINI progetti di Francesco Barbieri e Duke1. Il primo ripropone di un gruppo di grattacieli che Barbieri caratterizza con una tecnica mista di acrilici e spray dai colori cupi che ricreano sulle superfici visioni psichedeliche; il secondo ricrea un ipotetico ma reale scorcio urbano di periferia immerso nell’oscurità della notte, squarciata da un suo “pezzo” creato in alto rilievo dai toni forti dell’arancio fluo.

Francesco Barbieri - Photo by Elisabetta Orlacchio

Francesco Barbieri – Photo by Elisabetta Orlacchio

Francesco Barbieri - Photo by Elisabetta Orlacchio

Francesco Barbieri – Photo by Elisabetta Orlacchio

 

Duke1 - Photo by Elisabetta Orlacchio

Duke1 – Photo by Elisabetta Orlacchio

Duke1 - Photo by Elisabetta Orlacchio

Duke1 – Photo by Elisabetta Orlacchio

Successivamente ci imbattiamo in una seconda postazione video con “POPaganda” di Ron English, film che mostra il mash-up di simboli della cultura del consumismo con il linguaggio della pubblicità proprio dell’opera dell’artista statunitense, e poco più avanti il terzo modellino, quello di Etnik, che riproduce in miniatura uno dei suoi agglomerati urbani segnati dalla forte presenza industriale e di costruzioni cementizie, trafitte da rami di speranza, su cui non possono mancare i classici graffiti.

Etnik - Photo by Elisabetta Orlacchio

Etnik – Photo by Elisabetta Orlacchio

Etnik - Photo by Elisabetta Orlacchio

Etnik – Photo by Elisabetta Orlacchio

Seguendo il percorso delle due direttrici arriviamo alla terza postazione video con “The Universe of Kaith Hering”, un documentario sull’arte e la vita di Keith Hering, che introduce alla saletta in cui campeggia il plastico di Giulio Vesprini, artista marchigiano che presenta in miniatura la sua geologica visione di forme naturali, dall’essenziale geometria, che si riappropriano degli spazi urbani in degrado.

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini

Giulio Vesprini - Photo by Elisabetta Orlacchio

Giulio Vesprini – Photo by Elisabetta Orlacchio

Il percorso si conclude nella saletta adiacente in cui al centro spicca l’opera dello street artist abruzzese Macs, che sulle superfici di due piccoli portavasi riporta uno dei suoi “pupi” con le sue immancabili frasi dall’ironico doppio senso; mentre alle spalle dell’opera vi è l’ultima postazione video con il film “Street Art”, prodotto da Arte, canale culturale franco-tedesco ora anche on-line.

Macs

Macs

Macs - Photo by Elisabetta Orlacchio

Macs – Photo by Elisabetta Orlacchio

Due percorsi complementari che servono alla sensibilizzazione e alla conoscenza di questa espressione artistica, che da anni si mostra ai nostri occhi e ci accompagna nell’esperienza quotidiana del vivere le nostre città. Per ciò è pensabile affermare che questo progetto rappresenti anche il primo passo verso una possibilità di accettazione e assimilazione da parte di un’istituzione museale pubblica toscana di grande livello, come quella viareggina dedicata a Lorenzo Viani, di questa disciplina contemporanea, e le sue più articolate accezioni, ancora molto poco studiata.

Questa non è la prima esperienza espositiva di tale tipo per Gaia Querci e per il gruppo curatoriale Lab21, che proprio nel giugno di quest’anno hanno organizzato e curato “Between the lines”. Come spiega la curatrice infatti Laboratorio 21 si occupa di arte contemporanea da oltre cinque anni, con iniziative di differente natura, ma sempre con particolare riguardo alle forme espressive dell’arte urbana intesa nella più ampia accezione del termine.

Il progetto Between the Lines va oltre l’esposizione, a differenza di “Mini Maxi”, portando all’allestimento di un laboratorio nel laboratorio, quello appunto di Lab21, con tutte le attrezzature necessarie per sperimentare la tecnica dell’acquaforte, messe a disposizione di un gruppo ristretto di artisti, la maggior parte proprio urban artist come Aris, Etnik, Fupete, e Moneyless, invitati a realizzare una propria opera grafica a tiratura limitata, successivamente esposta. Come infatti ci dice Gaia Querci l’idea nasce dalla passione del team di Laboratorio 21 per il grande mondo dell’incisione e per la volontà di stimolare l’artista a superarsi ed aprirsi ad una realtà sconosciuta ma, secondo noi, di grande intensità, nonché avere la possibilità di produrre opere di pregio ad un prezzo contenuto, quindi maggiormente fruibili da un pubblico di giovani collezionisti. In generale Laboratorio 21 tende a produrre progetti che stimolano la creatività degli artisti, chiede loro di realizzare opere appositamente pensate o comunque di adattarsi all’abito del progetto espositivo di volta in volta proposto. La direzione curatoriale di Laboratorio 21 parte dal concetto che le linee dell’arte istituzionale possono dialogare con le nuove forme artistiche, l’arte è l’energia che sospinge la società, espressione del vissuto quotidiano, contemporaneo è ciò che vive insieme a noi, qui e ora, dargli supporto e ascoltarlo significa farsi interpreti consapevoli di ciò che ci circonda.

Riflettendo sulle parole della curatrice vorrei concludere che, se con “Mini Maxi” i ragazzi di Lab21 hanno portato l’Urban Art in un museo come il GAMC, nonché uno dei più importanti centri espositivi nazionali specializzati nella grafica d’arte, e viceversa con “Between the Lines” hanno avvicinato l’antica arte delle tecniche grafiche ai così detti urban artist, credo si debba riconoscergli il merito di essere riusciti a raggiungere un buon livello di scambio e di confronto tra queste due discipline ben distinte e di essere riusciti a costruire un dialogo raggiungendo risultati inaspettati e positivi per il futuro studio di entrambe. la duplice volontà

I cinque modellini in miniatura resteranno in esposizione e in vendita nella sezione bookshop del GAMC.

Su e giù per l’Europa con ETNIK | Conversazioni d’autore

Etnik+Macs "Never Ending Trip" work in progress

Etnik+Macs “Never Ending Trip” work in progress

Oggi vi presento il prodotto della mia conversazione con un altro grande e stimato artista, Etnik. Da oltre vent’anni impegnato nel writing e nella street art, Etnik porta avanti una ricerca artistica molto originale, a metà tra lo studio personale del lettering e gli studi di pittura, scultura e scenografia, su cui imposta quella che è la sua critica nei confronti delle città e del concetto odierno di “città”, attraverso la costruzione di una originale visione compositiva dell’agglomerato urbano, a cui ha dato il nome di “Città prospettiche” o “Prospettive”. Ripercorriamo insieme a lui le diverse tappe in giro per l’Europa che, da dopo l’importante partecipazione alla 2° Biennale Internazionale di Graffiti di San Paolo, hanno visto protagonista la sua opera, come le esperienze personali e collettive o le grandi partecipazioni di respiro nazionale ed internazionale, per cui possiamo vedere e capire, anche dalle immagini, come si traduce in concreto la sua poetica, anche in rapporto ai contesti in cui si esplica, e che sviluppi abbia avuto nel corso di questi ultimi anni.

Parlami della tua prima personale milanese, organizzata e curata da Daniele Decia per la Galleria Studio D’Ars di Milano.

La mia personale si è tenuta ad aprile ed è stata la mia prima personale a Milano, ma non la mia prima esperienza espositiva, in quanto avevo già partecipato a degli eventi nel 2002 e 2004 all’Airbrush Show e a qualche altra collettiva e qualche altro lavoro. La tua prima personale se ricordo bene ti è stata dedicata a Roma alla Galleria RGB di Alessandro Gorla. La mia prima personale alla Galleria RGB è stata curata da Alessandro Gorla sul tema delle mie prospettive, in cui ho presentato un modellino, una delle mie prime sculture e una serie di quadri; successivamente nel 2010 RGB me ne ha dedicata un’altra, ma stavolta il tema era quello dei Puppets, dal titolo “BlackOut”, con un allestimento studiato ad hoc completamente al buio in cui le opere, realizzate con vernici al wood, riuscivano ad emergere in modo del tutto originale.

Articolo di Emanuela del Frate su XL di Repubblica: http://xl.repubblica.it/dettaglio/78691

Invece nell’ultima personale milanese che cosa hai esposto? Beh allo Studio D’Ars ho raccolto i risultati degli ultimi due anni di lavoro e di ricerca sul tema delle prospettive. Una serie di opere realizzate su materiale di recupero – prevalentemente tavole di legno – e alcune sculture; infine la realizzazione di una delle mie prospettive sul muro interno della galleria. Una mostra molto omogenea che presenta al pubblico lo sviluppo da me raggiunto nella mia personale ricerca, sia figurativa che astratta, sul concetto di “città”, che da dieci anni porto avanti e trova nel tema della prospettiva un ottimo spunto di riflessione. Una riflessione che lega il mio lavoro di writer, cioè di studio della lettera, alle discipline che sono da sempre sono state per me punto di riferimento: la pittura, la scultura, l’illustrazione e la scenotecnica. Un tema che mi ha permesso di fondere le tematiche connesse al mondo dei graffiti e quelle invece legate al post-graffiti.

Personale alla Galleria Studio D'Ars di Milano

Personale alla Galleria Studio D’Ars di Milano

 Opera scultorea

Opera scultorea

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Tu hai sperimentato molte tecniche, tra cui quella dell’incisione. Il 2013 infatti ha visto accostarti a questa tecnica in occasione di un altro importante progetto. Me ne puoi parlare?

Nel 2013 ci sono stati molti eventi interessanti a cui ho partecipato, tra cui quella al Laboratorio21 di Viareggio. A me, Aris, Fupete, Moneyless e Magnelli è stata data la possibilità di partecipare al progetto “Between the Lines“, una mostra dei nostri lavori realizzati con la tecnica dell’incisione indiretta, prevalentemente acquaforte e acquatinta. Carlo Galli e Gaia Querci ci hanno invitati ad usufruire del Laboratorio, attrezzato con torchio e tutti gli strumenti necessari alla sperimentazione della tecnica in questione, per realizzare un’opera grafica da stampare in 80 copie. Per me è stato importante perché mi ha dato la possibilità di usufruire di una tecnica che non avevo più praticato da 15 anni. Il risultato mi ha molto soddisfatto e mi ha dato anche degli spunti per tentativi successivi e più sperimentali.

Come hai affermato prima ci sono stati molti eventi interessanti quest’anno in Italia, parlami di quelli di Urban Art a cui sei stato invitato anche come direttore artistico.

Partendo dalla Biennale in Brasile e subito dopo la personale a Milano, si sono susseguiti una serie di interventi in Italia e all’estero. Quelli italiani sono stati in sequenza a giugno: Gemona del Friuli al Festival Internazionale Elementi Sotterranei, in cui ho coordinato l’intervento pittorico sui muri esterni della piscina comunale: a me era affidata sia la scelta del tema sia la scelta degli artisti: DMS, Macs, Vesod, Erase, Arsek, Mankey e Ucon, nonché il coordinamento dell’intera esecuzione; a Cles (Trento) invece sono stato invitato da Luca Pichsteiner al progetto di riqualifica urbana “Wall Lettering”, per un workshop con i ragazzi delle scuole superiori dal titolo “L’eveoluzione del Lettering in prospettiva” e per la realizzazione del muro esterno di un palazzo del ‘700, una delle sedi storiche della città. Devo dire uno dei miei migliori e più grandi muri realizzati quest’anno, che mi ha portato anche un nuovo incarico da parte della sezione didattica del Mart di Trento e Rovereto e che mi vedrà a lavoro nella primavera prossima; infine sono stato invitato all’evento collaterale “Back to Back” della 54° Biennale di Venezia, per l’intervento pittorico a spray su un pannello 2,5mx8m in Piazza Sant’Agnese.

Panoramica della murata per Elementi Sotterranei 2013 - Gemona del Friuli

Panoramica della murata per Elementi Sotterranei 2013 – Gemona del Friuli

"Tracce" - work in progress Cles

“Tracce” – work in progress Cles

"Tracce" 2013 - Cles

“Tracce” 2013 – Cles

"Kome Natura Muore" 2013 Biennale di Venezia

“Kome Natura Muore” 2013 Biennale di Venezia

Un discorso più approfondito vorrei farlo invece per il Festival Icone 5.9, organizzato dalla Galleria D406 di Modena e curato da Pietro Rivasi, a cui sei stato invitato alla fine di Giugno e che quest’anno è stato dedicato ai terremotati dell’Emilia.

Sono stato invitato dalla Galleria D406 per intervenire su uno dei muri che si affaccia sulla ferrovia nei pressi della stazione – un muro che avevo già dipinto nel 2004 – portando un bozzetto ispirato al tema del terremoto e al titolo “5.9” che la Galleria in collaborazione con l’Associazione Fuori Orario ha dato al Festival Icone di quest’anno, proprio in memoria di quel tragico evento. Ho voluto affrontare questo tema elaborando la mia prospettiva in modo molto colorato così che attirasse positivamente l’attenzione per portare colore e allegria. Ho dipinto dei grandi volumi squarciati, poi un grande filo, che gira lungo i 20 metri di muro, ne ricuce gli strappi causati dal terremoto. Una metafora di speranza verso una ripresa positiva della vita. Contemporaneamente è stata organizzata una grande collettiva alla D406, “Disegni e Installazioni” divisa in due parti, che tra giugno e luglio ha portato a Modena una serie di opere di Street Artist di fama mondiale. Io ho partecipato con 108ArisGiorgio BartocciBastardillaEricailcaneNico MingozziOzmoLaurina PaperinaFrancesco BeviniHerbert BaglioneÉlla2501James KalindaZamoc alla seconda mostra di luglio, “Disegni e Installazioni 2”, portando un’incisione di quelle realizzate precedentemente a Lab21, 2 acquarelli e un quadro di grande dimensione.

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icone 5.9

Successivamente per tutto il mese di luglio hai partecipato a Oltremare Street Art, primo Festival di questo tipo organizzato a Marina di Grosseto dall’Associazione Artefacto, di cui fai parte, in collaborazione con la Fondazione Grosseto Cultura in occasione dei Campionati di Vela 2013.

E’ il secondo festival che la nostra Associazione organizza in Toscana negli ultimi due anni. Il Festival Oltremare ha previsto la realizzazione di murate, ispirate dal contesto cittadino, all’esterno della Palestra Comunale, rivestendo anche una funzione riqualificativa, e di una grande esposizione, che ha avuto molta visibilità durante tutto il periodo dell’evento sportivo, portando a Grosseto tutta una serie di artisti da tutta Italia di livello internazionale, tra cui Aris, Truly Design, Made514, Dado, Corn79, MrFijodor. Personalmente mi ha permesso di lavorare per la seconda volta quest’anno in collaborazione con un’artista che stimo, Macs, con cui ho realizzato “Never Ending Trip”, uno dei murales esterni della Palestra, e di fare un’altra parete all’esterno di uno dei bagni storici di Grosseto in collaborazione con un altro mio grande amico e collega, Sera.

Etnik+Macs "Never Ending Trip" 2013 Oltremare Street Art Festival Grosseto

Etnik+Macs “Never Ending Trip” 2013 Oltremare Street Art Festival Grosseto

Etnik+Macs "Never Ending Trip" work in progress

Etnik+Macs “Never Ending Trip” work in progress

Parlami adesso degli eventi all’estero a cui hai partecipato quest’anno.

In sequenza: a maggio un muro a Liverpool della sede dell’associazione che organizza eventi per i giovani di strada; poi la partecipazione a Stroke Fiera dell’arte di Monaco in Germania, con un intervento pittorico sui muri interni della struttura che ha ospitato il Festival e un’esposizione collettiva con gli artisti della Galleria Studio D’Ars.

Stroke Art Fair 2013 Monaco - Muro interno

Stroke Art Fair 2013 Monaco – Muro interno

Sempre in maniera più approfondita vorrei che tu mi parlassi invece del progetto “La Tour 13” di Parigi organizzato dalla Galleria Itinerrace e curato dal direttore MEHDI Ben Cheikh, a cui hai preso parte insieme agli altri tuoi colleghi ed artisti italiani quali Dado, Joys, Peeta, 108, MP5, Senso, Moneyless, Hogre, JBrock, Tellas e Iacurci.

Nel mese di giugno ho fatto il mio primo viaggio a Parigi per realizzare un mio intervento all’interno di questo progetto, rimasto segreto fino alla metà di settembre. Un progetto di Street Art basato sull’intervento da parte di un centinaio di artisti invitati da tutto il mondo ad operare, ognuno con i propri mezzi e la propria poetica, nelle stanze dei diversi appartamenti suddivisi sui 9 piani di un palazzo, vicino alla Gare D’Austerliz, di case popolari in disuso – che a novembre verrà demolito e ricostruito successivamente. Dopo quasi un anno di interventi il palazzo è completato e come una galleria dal 1° ottobre è stato aperto al pubblico. Io sono stato invitato da Christian Omodeo, direttore artistico de Le Grand Jeur e curatore del piano dedicato agli artisti italiani a cui ha dato il titolo de “Il Piano“, ad operare in uno spazio molto piccolo dell’appartamento, in cui in precedenza erano intervenuti Dado, Peeta e Joys. Quella tipologia di spazio non mi ha permesso di realizzare un intervento pittorico, ma fare un’installazione site specific coi materiali di recupero dell’appartamento e riorganizzati a mio piacimento. Questo ha portato, dopo due viaggi nella capitale, alla costruzione di una delle mie prospettive, come una mia scultura che comprendesse però tutto lo spazio dato; uno spazio che mi ha da subito fatto pensare a una stanza segreta, sia per fare qualcosa di diverso da quello già visto nella torre e sia per ispirazione a Dushamp, citando la stanza segreta che più di un secolo fa aveva realizzato a Parigi. Una stanza, che rappresentasse anche l’interno della mia testa, interamente chiusa e spiabile da parte del pubblico attraverso un piccolo foro.

"La Stanza Segreta" 2013 - Progetto Il Piano a cura di Christian Omodeo per "La Tour 13" Paris

“La Stanza Segreta” 2013 – Progetto Il Piano a cura di Christian Omodeo per “La Tour 13” Paris

 

Grazie alla disponibilità dell’artista C215 e dell’assistenza di Christian Omodeo in queste due occasioni hai avuto anche la possibilità di dipingere a Vitry, paese vicino Parigi, in cui i muri pubblici sono gestiti in modo da esser dati agli artisti per realizzarci delle opere murarie.

Da sempre nel mondo del writing è tradizione che quando un writer si muove in una città nuova lo scopo principale è quello di dipingere un muro, magari confrontandosi sulla parte con l’artista locale, in modo tale che rimanga un segno del passaggio dell’artista in città. Nel caso specifico, trovandomi a Parigi, ho provato a contattare C215, già conosciuto in una precedente esposizione a Basilea, che ha disponibilità di spazi. Il paese sta diventando sempre più un importante museo a cielo aperto perché si sta dotando di tutta una serie di dipinti di artisti di livello e di fama internazionale. Ho lasciato un primo segno a giugno, e la seconda volta a fine agosto realizzando una murata raffigurante uno spaccato che mostra uno dei miei agglomerati urbani di forte e chiara ispirazione alle piazze e agli edifici della cittadina francese. Un omaggio per così dire. Questo è successo anche in Germania, a Monaco, quando sono andato a Stroke, dove ho incontrato Loomit, storico artista locale e uno dei punti di riferimento in questa disciplina in ambito tedesco, che da sempre gestisce gli spazi in questo modo avendo a disposizione molti muri in un particolare quartiere, KunstPark, da cui sono passati tutti gli artisti che han fatto la storia dei Graffiti sia americana che europea. Succede anche in Italia da sempre, con modalità diverse, con le “hall of fame”; in pratica sono spazi pubblici  gestite da un associazione o da un gruppo di artisti che, con lo stesso spirito che ti ho descritto, invitano a dipingere ospiti o amici di passaggio in città. Ed così che io ho conosciuto tutto il mondo del writing di cui faccio parte e con cui sono rimasto sempre in contatto. Mentre a Monaco è più uno spazio libero dedicato all’incontro, a Vitry è tutto molto più organizzato, dove c’è una troupe che documenta e ci sono delle pubblicazioni curate da una giornalista studiosa; a Vitry c’è la volontà di documentare tutto quello che sta succedendo a Parigi: un work in progress all’aria aperta, in quanto ogni artista che passa lascia il segno e successivamente esce una pubblicazione che ne documenta il passaggio. Giunta alla 2° pubblicazione se ne prevedono altre a documentare il progresso.

Primo muro a Vitry Giugno 2013 - Photo by Brigitte Silhol

Primo muro a Vitry Giugno 2013 – Photo by Brigitte Silhol

Secondo muro a Vitry 2013

Secondo muro a Vitry 2013

L’ultimo tuo progetto realizzato, in collaborazione con Corn79, è quello all’interno della cella dell’ex-carcere di Tirano per “Imprevisti Artistici probabilità sociali”. Ce ne vuoi parlare? 

Si tratta della partecipazione al progetto di riqualificazione dell’ex-carcere di Tirano, “Imprevisti artistici probabilità sociali”, realizzato dall’Ass. Onlus Il Gabbiano in collaborazione con i curatori delle Gallerie Square23 di Torino e Studio D’Ars di Milano. Ha inaugurato lo scorso 21 settembre e si tratta del primo step del progetto di riconversione del complesso carcerario in luogo di accoglienza per i malati di AIDS. Io e Corn79 in questa occasione abbiamo collaborato all’interno della stanza dei colloqui, dando vita a “Dialoghi”, l’opera che mi ha permesso di dialogare appunto con lo stile e la ricerca di Corn79. Intervento divertente e interessante per capire e vedere le infinite possibilità di fusione che i nostri due modi di lavorare con le geometrie ci permettono di fare. Inoltre ho dipinto uno dei muri esterni del complesso con cui ho voluto regalare alla gente del luogo una visione di speranza e libertà, che spacchi idealmente le alte mura del carcere per un futuro nuovo. Anche qui una metafora per la futura riconversione dell’ex-carcere in un luogo di accoglienza. Intervista nell’articolo “Imprevisti artistici probabilità sociali

Panoramica "Dialoghi" Corn79+Etnik   Photo by Livio Ninni Photographer

Panoramica “Dialoghi” Corn79+Etnik – Photo by Livio Ninni Photographer

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I tuoi progetti futuri 

Per ora ti posso dire che sono stato invitato a Düsseldorf per il progetto “SprayOneWorld”. Un progetto internazionale a cui partecipano anche il brasiliano Binho, il russo Worm e i tedeschi Kj263 e Ami. Avremo da dipingere un grande edificio, dal 12 al 19 ottobre, che sarà inaugurato il 21 ottobre, e contemporaneamente faremo un’esposizione, che inaugurerà Sabato 12 ottobre, a cui parteciperò con un’installazione creata in loco e un dipinto di grandi dimensioni. Per ora ti so dire solo questo, ma ti darò aggiornamenti work in progress.

www.etnikproduction.com

https://alessandraioalerdv.wordpress.com/etnik/

ART URBAIN | A Parigi Nicolas Laugero Lasserre apre le porte alla sua collezione di Urban Art

In questi giorni ho avuto l’occasione di soggiornare a Parigi e non mi stancherò mai di dire quanto sia bellissimo e intrigante gironzolare per le sue minuscole e caratteristiche vie/rue e rimanerne affascinata; specialmente ieri quando, andando a visitare NUNC! – una delle gallerie/bookstore di punta nel panorama della Street Art in questo momento, situata nel cuore del 5° arrondissement parigino, che da qualche tempo ha lanciato una sua linea di books monografici sui più conosciuti ed importanti street artist di fama internazionale, come Inti, C215, 36Recyclab, Mark Jenkins – e scambiando qualche parola con il proprietario, scopro con mio grande piacere che proprio la sera stessa Nicolas Laugero Lasserre, grande appassionato e collezionista parigino di Urban Art, avrebbe aperto al pubblico una selezione di opere della sua collezione allestite nelle sale espositive della  Mairie du 1er arrondissement de Paris.

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La mostra, dal titolo Art Urbain, ospita circa cinquanta lavori di artisti cardine di questa espressione artistica, quali Barry Mc Gee, Banksy, Blu, Boris Hoppek, Dem 189, Dran, Faile, Futura 2000, Invader, Jacques Villeglé, Jef Aerosol, Jonone, JR, Lek, Ludo, Rero, RoaShepard Fairey, Sowat, Speedy Graphito, Swoon, e di giovani emergenti come Roti, Studio 21 bis, Inti, un piccolo assaggio dell’importanza dell’intera collezione, che comprende più di 300 opere. 

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Appena entriamo nell’atrio veniamo accolti da opere realizzate su pannello collocate in diversi spazzi perimetrali, che ci accompagnano all’entrata del cortiletto del palazzo in cui a catturarci lo sguardo sono le opere di Inti Futura 2000

Cortiletto - Futura 2000

Cortiletto – Futura 2000

Cortiletto - Inti

Cortiletto – Inti

Come ogni evento che si rispetti erano offerti aperitivo a buffet e una varietà di cocktail niente male per poter cominciare il nostro giro all’interno della prima sala. Appena entrati, alla nostra destra notiamo subito le inconfondibili opere di Shepard Fairey – in arte Obey, anche se ora viene esposto con nome e cognome – tra cui “Barack Obama – VOTE” (con la quale si conquista la scena internazionale diventando un’icona della campagna elettorale di Obama nel 2008), Rero, con la serigrafia I hate graffiti del 2011, Invader, con Alias « PA_730 » del 2007 e una geniale scultura-installazione del 2010 di Studio 21 bis

Veduta ala destra

Veduta ala destra

Veduta ala destra

Veduta ala destra

Veduta ala destra - Obey

Veduta ala destra – Obey

all’estrema destra inoltre le opere di Ludo, di Lek con un’opera del 2012, Ldekm4, e di JonOne.

Lek - JonOne

Lek – JonOne

Invaders

Invaders

Obey

Obey

Alla nostra destra invece, lo spazio si apre con una serie di stampe di Blu. Di fronte a noi poi si apre una parete con opere di Dran, conosciuto anche come il “Banksy francese” e definito “l’illustratore di Toulose”,  in cui spicca la famosa Fuck, del 2009. 

Veduta ala sinistra

Veduta ala sinistra

Blu

Blu

Dran

Dran

Purtroppo non sono riuscita a fotografare la seconda parte della mostra al secondo piano, ma credo che già questa serie di foto abbia messo l’acquolina in bocca a tutti gli appassionati di Street Art che si trovano a Parigi in questo momento, o che avranno intenzione di andarci a breve. La mostra che ha inaugurato il 4 settembre, presso il 1er arrondissement de Paris al 4 Place du Louvre, terminerà il prossimo 15 settembre 2013, affrettatevi a vederla se ne avrete la possibilità!

 

Nicolas Laugero Lasserre

Direttore dell’Espace Pierre Cardin e Presidente non che fondatore del Artistik Rezo, è anche uno dei più importanti e grandi collezionisti di Urban Art, la cui collezione conta più di trecento opere di artisti storici e nuovi talenti.

Tra le esposizioni organizzate vi sono:

Première collection (2008, Studio Art and You)

Jeune collection II (2009, Galerie Couteron)

Encore, Encore… (2010, Gallery 34)

Affordable Art Fair 2010

Accès & Paradox (2010, Espace des Blancs Manteaux)

Porte ouverte aux collectionneurs (2011, Galerie Caplain Matignon) 

Banksy – Faites le mur ! (2011, Espace Pierre Cardin, con proiezione del film « Faites les murs »)

Show Off ! 2011 (solo show dedicata a Shepard Fairey)

Exposition au Lavoir Moderne Parisien per il dodicesimo anniversario d’Artistik Rezo insieme a tutti gli street artist della collezione

Nel 2012 due grandi progetti concretizzati: 

Una esposizione a Lille Art Fair invitato da Didier Vesse, direttore artistico dell’evento.

In maggio per la 3ème édition du Festival des arts urbains ARTAQ creato nel 2010 da Yves Suty ad Angers, Nicolas Laugero è invitato ad esporre una parte della sua collezione. Tutte le grandi figure della Street Arte sono state esposte, o più di 60 locali, nei 400 m2 del Grande Teatro di Angers situato in pieno centro

 

Mairie du 1er arrondissement

4 Place du Louvre

Metro Louvre-Rivoli

 

Orario:

Dal Lunedì al Venerdì dalle 10 alle 18

Il Sabato dalle 10 alle 12

Il 14 e il 15 dalle 10 alle 18

Ingresso Gratuito