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THOMAS CANTO | Parallax immersion – di Alessandra Ioalè per Street Art Attack

Residenza artistica Les Bains - Photo Courtesy Magda Danysz Gallery-Stephane Bisseuil 2014

Residenza artistica Les Bains – Photo Courtesy Magda Danysz Gallery-Stephane Bisseuil 2014

Grazie a un piacevole scambio di mails che in questi due mesi sono riuscita a intrattenere con l’apprezzato e conosciuto graffiti e street artist francese, Thomas Canto, ho avuto il piacere di scrivere questo articolo e di conoscere un po’ più a fondo la figura e l’opera eclettica dell’artista, ad oggi impegnato con il suo ambizioso progetto “Gravité B“, serie di installazioni il cui nome coincide con quello della sua prima retrospettiva pubblicata da Le Voyageur Editions nel 2012, e per il quale ha portato a termine la sua ultima fatica, “Parallax immersion” di cui vi parlerò oggi.  Canto entra in contatto col mondo del writing agli inizi degli anni Novanta, scoprendo i primi graffiti sui muri del suo quartiere; inizia a conoscere i writers della sua città e a seguirne le tracce usando il nome di Sperone e successivamente Dense. L’artista, rispondendo a qualche mia domanda, racconta come questa disciplina sia poi la base di sviluppo di quella che oggi è la sua peculiare e straordinaria produzione artistica: 

it is through graffiti that I learn about the colours and the gestures that will permeate in some of my later pieces. My work on letters started according to the codes of graffiti artists like Futura 2000, Lokiss, Mode 2 and other American graffiti legends. Quickly developing interest for other tools and techniques, I was soon to deviate, switching from spray-can to brushes, from wall to canvas whilst keeping urban themes drawn from graffiti. My first walls are only the beginnings which will lead to his work on canvas, the “name” will give room to a deeper study of calligraphy, the oversized shapes of the tags will mutate in vortexes and abstract universes and the walls will turn into infinite cities.

Parallax immersion 2014

Thoma Canto Parallax immersion 2014

La successiva fondazione e direzione della Galleria N2O – la prima galleria specializzata in street-art e graffiti a Lione –  gli permette di continuare a sviluppare il suo lavoro, stabilendo connessioni con artisti di diversa provenienza, e di intraprendere numerose collaborazioni (Marko 93, Doze Segreto Lab, Brusk). Importante nel suo percorso sarà l’incontro con Dare, al cui lavoro ha guardato per anni, che lo inviterà alla Carhartt Gallery a Weil Am Rhein (Germania) – il più grande spazio dedicato all’arte urbana in Europa – dove sarà proprio Gunther Sachs ad acquistare alcune delle sue prime tele. 

Recluse when working on canvas, I also really enjoys group and outdoor collective work, which enable him to confront and mix my ideas. I had thus twice collaborated on a collective piece with Speedy Graphito, YZ, Popof amongst others for a non-profit making organisation. Now, outdoor creations needs a lot of preparation because of their complexity, but I still love to do some anytime. Outdoor will always be the biggest open museum where every artist can exhibit.

Ciò che oggi Thomas Canto realizza è una delle più affascinanti trasposizioni su tela, quella della sua visione personale dell’ambiente in cui vive; una visione astratta e duplicata nell’intreccio disordinato degli impasti della sua vita all’interno della metropoli urbana. Attualmente l’artista sta compiendo un ulteriore passo, il passaggio dalla tela allo spazio tridimensionale dell’installazione; le composizioni diventano strutture immerse in scatole di plexiglass 3D dove i fili di nylon e vernice s’intersecano perfettamente per dar forma concreta alla sua visione architettonica della metropoli.

Continua a leggere QUI l’intero articolo con il video dell’installazione pubblicato su Street Art Attack. Enjoy It!

La camaleontica materia scultorea nelle mani di Carlo Galli | Conversazioni d’autore

Inauguro questo 2014 d’interviste su RDV dedicando lo spazio al giovane artista viareggino Carlo Galli che, forte di una profonda esperienza e conoscenza della modellazione scultorea, porta avanti una personale ricerca e sperimentazione materica, che lo distingue nel panorama di questa disciplina. Le materie scultoree nelle sue mani assumono connotazioni estetico-tattili estremamente interessanti, tanto da poter definire la sua scultura “camaleontica”, volendo rendere in superficie l’illusione di un altro materiale. Le sue elaborate installazioni site-specific, composte di singoli elementi interdipendenti e modellate attorno precise tematiche attuali, intessono un originale discorso critico col contesto che le ospita, come quelle realizzate su grande scala all’interno del Festival austriaco Schmiede 2013, o si fanno simbolo di quello stesso discorso nelle miniature prodotte in serie limitata per il progetto BAU a 3D per questo 2014.

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Ciao Carlo! Parlaci un po’ di te come ti sei avvicinato alla scultura e come hai capito che sarebbe stata la tua disciplina di riferimento.

Ciao Alessandra, innanzitutto grazie per questa intervista.

Credo che sia una dote che porto dentro fin da quando sono bambino. Mia madre si stupiva molto per la creatività con cui costruivo edifici con la lego. A 17 anni mio padre mi ha proposto di andare a fare il ragazzo di bottega nel laboratorio di scenografia di Arnaldo Galli, dove tra l’ altro si lavorava anche per la costruzione dei carri del carnevale. Questa è stata un’esperienza formativa veramente importante, ho imparato a muovermi sin da piccolo in un ambiente di lavoro e ho rubato con gli occhi le tecniche e le soluzioni creative del maestro. Dopo questa esperienza, sin dai 19 anni, mi sentivo già molto sicuro delle conoscenze tecniche apprese; infatti dopo la maturità artistica mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Carrara, scegliendo scultura per approfondire e conoscere altre tecniche, come la lavorazione del marmo, del bronzo e la formatura.

Sei parallelamente scultore e docente di discipline plastiche al liceo, vorrei sapere cosa significa per te fare il docente con gli occhi dell’artista? L’insegnamento completa e arricchisce il tuo percorso di scultore?

Mi sono abilitato all’insegnamento di discipline plastiche nel 2007 con il corso cobaslid (SIS).  Soltanto nel 2103 hanno cominciato a chiamarmi come supplente. Il periodo più lungo è stato lo scorso anno: sei mesi al liceo artistico di Lucca. E’ stata un’esperienza emozionante perché ho avuto la possibilità di insegnare nella stessa classe dove sono stato allievo.  Mi sono divertito molto, perché con la classe, a poco a poco, si è creata una bella sintonia. Essere insegnante e artista è senz’altro positivo, infatti i ragazzi sono stimolati e incuriositi da idee differenti e capiscono molto bene se la persona che hanno di fronte possiede le competenze adeguate. Anche se non hanno delle capacità tecniche consolidate, collaborare con gli studenti è interessante, riescono a trovare spunti creativi sorprendenti che possono  influenzare anche il mio lavoro d’artista.

Carlo Galli. Intervento - Rivalutazione urbana, 2013. Colore acrilico su tombino fognario

Carlo Galli. Intervento – Rivalutazione urbana, 2013. Colore acrilico su tombino fognario

Lo scorso 19 ottobre ti è stata dedicata la prima personale alla Casa Museo Ugo Guidi, in cui erano riunite quasi tutte le tue opere scultoree, realizzate dal 2011 al 2013. Niente è lasciato all’immaginazione dello spettatore, al contrario le tue sculture fanno riferimento a specifiche tipologie figurative. Ciò sembra legarsi a una costante che distingue il tuo lavoro: l’atteggiamento critico con cui affronti tematiche ben precise. Ce ne puoi parlare?

L’idea di portare tutte le opere tra il 2011 e il 2013 è stata della curatrice Gaia Querci. Abbiamo creduto necessario fare un punto della situazione. In questi due anni infatti, il lavoro che ho portato avanti è di carattere camaleontico. La sperimentazione è una caratteristica di questi ultimi anni di lavoro e questo si rispecchia anche nella mostra. Nonostante si possa percepire un filo conduttore, ultimamente le tematiche che affronto cercano di sviluppare una critica sui valori deteriorati della società. Mi è capitato più di una volta di iniziare a lavorare ad un progetto, stimolato dalle contraddizioni che osservo. Questi input che ricevo, vengono rielaborati come elementi che cercano di rendere il messaggio finale più comunicativo e chiaro possibile. Emblematica è l’installazione scultorea “Work in progress”, presente in mostra e realizzata nel 2011. Una moltitudine di piccoli manager e imprenditori di gesso, muniti di caschetto antinfortunistico, sono posizionati in cima a dei tronchi d’albero, piantati nella spiaggia del parco naturale di Viareggio. Gli ometti “pianificano” un progetto di cementificazione. Questo lavoro si sviluppa attorno al tema della speculazione edilizia con sguardo critico rispetto a quelli che, al tempo in cui era viva la questione, erano gli interessi economici che miravano a costruire nuovi hotel e locali lungo il litorale del parco naturale.

Work in progress, 2011. Gesso e colore spray, dimensioni variabili

Work in progress, 2011. Gesso e colore spray, dimensioni variabili

Questa tua personale mi ha dato modo di notare uno sviluppo costante nella tua ricerca artistica dal punto di vista tecnico-espressivo. Parlami dei tuoi inizi con la scultura in pietra e di come man mano sei passato a sperimentare il gesso, ma ancor di più la carta pesta.

Il mio percorso artistico inizia con la fine degli studi accademici. E’ un percorso graduale in continua mutazione. I primi anni, fresco delle nozioni tecniche apprese durante gli studi di scultura, mi sono allontanato quasi subito dal marmo e dal legno, ed ho cercato di stabilire un linguaggio con diverse materie plastiche, prediligendo la creta, il gesso e il cemento. Questo approccio è stato fondamentale per assimilare tutto quello che avevo appreso e per capire le mie inclinazioni in questa disciplina. Ho potuto così sperimentare nuove soluzioni, al fine di avvicinarmi ad uno stile più personale. I temi che ho affrontato nelle prime esperienze erano vicini alla cultura classica, con un forte legame al figurativo.

Negli anni poi, proseguendo nella mia ricerca artistica, ho conosciuto nuove persone che, in diversi modi, lavorano nell’ambito dell’arte e mi hanno influenzato. Grazie a Laboratorio21, Associazione Culturale da me co-fondata, che organizza eventi e cura esposizioni, nonché spazio dove lavoro, ho avuto la possibilità di confrontarmi con altri artisti. Sempre di più ho iniziato a documentarmi, a leggere riviste e a guardarmi intorno. Mi sono reso conto che la ricerca della forma, delle linee, del gesto e della rappresentazione della figura umana, non potevano più essere gli unici fattori da prendere in considerazione, per quello che ritengo essere l’evoluzione della mia esperienza artistica. A poco a poco ho avuto la sensazione che fosse necessario distaccarmi da quello che avevo appreso, nonostante ritenessi i risultanti soddisfacenti. Continuare a fare scultura figurativa tradizionale forse sarebbe stato più gratificante, però ho preferito percorrere una strada sterrata dove non vi è nessuna certezza.

Dog and Soldiers, 2012. Cartapesta, colore acrilico, 200x120cm

Dog and Soldiers, 2012. Cartapesta, colore acrilico, 200x120cm

In questa fase, ho comunque cercato di mantenere una linea guida e sviluppare quegli strumenti che conosco meglio, sia per quanto riguarda i materiali che per le tecniche. Ho provato diverse volte ad utilizzare la cartapesta come tecnica scultorea. Una tecnica che ho imparato all’ inizio del mio percorso, nell’ ambiente del carnevale, ma che non ho voluto abbandonare. In questa materia mi piace creare l’illusione di un altro materiale, grazie alle patine e ai colori. In questa materia mi piace creare l’illusione di un altro materiale, grazie alle patine e ai colori. Il colore può dare l’illusione che l’oggetto abbia un valore differente. Per esempio la cartapesta può essere trasformata in una pietra marmorea. Credo sia interessante creare una sorta di incognita sull’origine del materiale di realizzazione. Realizzo patine con colori acrilici o anche sintetici. Mi interessano i materiali come bronzo e marmo, anche se a volte mi piace improvvisare e giocare con i colori, ottenendo spesso l’effetto di leghe metalliche colorate o arrugginite.  Tutto ciò si esplica in Dog and soldiers, l’ultimo lavoro in cui ho voluto dar forma al concetto di ribaltamento di ruoli, sovvertendo le proporzioni dei due protagonisti. Il cane, che normalmente rappresenta l’innocenza e la bontà, si trova qui ad avere una statura molto più grande rispetto al gruppo dei militari, che li sovrasta. L’idea è quella di mettere i militari in una sorta di impotenza rispetto al cane, che convenzionalmente è ritenuto indifeso.  

Dog and soldiers - Carta pesta 2013

Dog and soldiers – Carta pesta 2013

Fino ad arrivare oggi a un uso insolito, ma interessante e di forte impatto estetico, della colla. Esiste un collegamento tra ciò che vuoi esprimere, il messaggio, e il materiale di volta in volta utilizzato?

L’uso della colla a caldo fa parte di un  processo di ricerca sulla materia. Ho cercato a lungo soluzioni che mi permettessero di raggiungere l’obiettivo di rendere la scultura una disciplina che possa essere concorrenziale rispetto alle altre forme d’arte. Con concorrenziale intendo che possa essere realizzata in tempi brevi, economica, ma comunque di forte impatto. L’utilizzo della colla  è il risultato di questa ricerca. Anche se sono ancora nella prima fase della sperimentazione ho potuto notare qualche risultato. . Proprio con la partecipazione nel settembre 2013 al Festival Schmiede, importante manifestazione artistica in Austria, ho avuto la possibilità di realizzare, nei dieci giorni di festival, una delle prime installazioni con questa tecnica dal titolo “Violet violent“.

Violet Vaiolent, 2013. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili_Festival Schmiede

Violet Vaiolent, 2013. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili_Festival Schmiede

I carri armati di Violet violent sono dei simboli: l’inconsistenza del materiale contrasta con la potenza del soggetto, proprio come la fragilità dell’individuo si contrappone al potere che l’uomo può attuare nelle sue strategie di sopraffazione. Un guscio vuoto può essere macchina di distruzione. Un uomo può esercitare le sue strategie anche nella vita comune in una lotta per affermare se stesso. Come in un gioco di ruolo, la strategia si intreccia con il caso, e nell’installazione i “carrarmatini” vengono allineati secondo una tattica di conquista del territorio.

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Parallelamente alla scultura porti avanti un discorso nuovo nell’ambito dell’installazione site-specific realizzando opere con il nastro segnaletico in ambienti industriali abbandonati o luoghi di periferia fortemente degradati, fatta eccezione per quella studiata ad hoc nell’atrio di Palazzo Gambacorti per la Notte Bianca in Blu di Pisa (qui l’articolo). Come hai concepito questo nuovo percorso e qual è l’idea che vi si sottende?

E’ iniziato tutto per caso, una mattina stavo andando al mare (spiaggia libera della Lecciona) e camminando non ho potuto fare a meno di notare quelle capanne realizzate dai bagnanti, per proteggersi dal sole, con canne di bambù e vecchi legni straccati dal mare. Paradossalmente alcune di queste strutture sono state messe sotto sigillo e sequestrate. Su questo episodio è nata l’idea di utilizzare il nastro segnaletico come elemento creativo.  Come può un semplice nastro di plastica tenere lontane le persone delle aree delimitate? Il nastro è un materiale molto volubile, ma nell’immaginario collettivo il nastro bianco e rosso ha un determinato valore di limite intransitabile. Rappresenta qualcosa di inaccessibile, di pericoloso dal quale tenersi alla larga. Quindi mi sono detto, ma perché non proviamo a delimitare delle aree di spiaggia libera come provocazione rispetto ai bagnanti che frequentano la zona? Così è nato Delimitazioni di superficie e l’uso del nastro segnaletico nella mia esperienza artistica.

Delimitazioni di superficie, 2013. Nastro segnaletico e bastoncini di legno, dimensioni varibili

Delimitazioni di superficie, 2013. Nastro segnaletico e bastoncini di legno, dimensioni varibili

Carlo Galli - "Delimitazioni di Superficie" Installazione site-specific Atrio Palazzo Gambacorti Pisa Notte Bianca in Blu 2013

Carlo Galli – “Delimitazioni di Superficie” Installazione site-specific Atrio Palazzo Gambacorti Pisa Notte Bianca in Blu 2013

Puoi darci qualche anticipazione su qualcuno dei tuoi progetti per questo 2014?

Ho vinto la borsa di studio per “Bag Factory”, una residenza d’artista in Sud Africa. Intanto sto lavorando in collaborazione con altri due artisti per realizzare un workshop di scultura all’interno del Festival Schmiede in Austria. Con Laboratorio21, nel mese di giugno, è previsto un evento in collaborazione con un curatore spagnolo, che coinvolgerà artisti delle Canarie. Infine mi sto occupando di realizzare 150 miniature di carri armati per il progetto  BAU a 3D.

Un consiglio d’autore.

Viaggiate il più possibile! Fate anche delle passeggiate a piedi. Aiuta ad aprire la mente! 

http://www.laboratorio21.com

Safe Coffee in Munich

Take a Look! Sguardi dalla città | Notte Bianca in Blu Pisa 2013

Take a Look! è il percorso che si è sviluppato all’interno dell’urbe pisana durante la Notte Bianca in Blu di Pisa, scandito da tre tappe espositive che hanno accompagnato il cittadino, e tutto il pubblico accorso all’evento, a prendere visione su alcune delle più interessanti riflessioni sulla città e sulla società odierna, operate da alcuni artisti toscani e non, che calcano la scena dell’arte contemporanea ormai da tempo dando prova del loro talento nelle diverse discipline di riferimento, dalla scultura all’installazione, passando per il fumetto, fino ad arrivare alla Street Art e al Graffiti-Writing.

Iniziamo con le “Delimitazioni di superficie” di Carlo Galli, l’installazione site-specific studiata all’interno dell’Atrio di Palazzo Gambacorti, sede del Comune di Pisa, dallo scultore viareggino. Essendo una zona deputata al ricevimento, all’attesa e, se vogliamo, anche alla sosta delle persone che frequentano il Comune, sembra l’occasione giusta per l’artista in cui sviluppare la sua personale critica. L’opera infatti prosegue e rispecchia quella che è l’attuale ricerca dell’artista, dal risvolto critico, sui confini concettuali, spaziali, visivi, che ogni giorno vengono posti nei luoghi della quotidianità urbana che le persone esperiscono. L’installazione non a caso consiste nella delimitazione di porzioni di superfici attraverso l’uso del consueto nastro segnaletico bianco e rosso, con cui normalmente si delimitano le aree di cantiere o quelle pericolose per la sicurezza dei passanti. Nel caso specifico, Galli realizza una delimitazione dei confini di un’area precisa del Palazzo, quella del colonnato centrale dell’atrio, creando delle barre tra le colonne che non solo ostacolano il libero passaggio dei passanti, ma la stessa visione dell’intero ambiente, così da riproporre idealmente la sensazione di delimitazione circolatoria e visiva, che l’uomo è costretto a subire in luogo pubblico, divenendo qui ridondante proprio nel dialogo di antitesi che s’instaurava con le opere in mostra per TODO Fumetti&Illustrazioni.

Seconda tappa del percorso, l’esposizione si dedicava ai sei illustratori di fama internazionale, quali AkaB, Silvia Rocchi, Alberto Ponticelli, Tiziano Angri, Lelio Bonaccorso e Simone Cortesi, con cui il free press di Pisa, Lucca e Livorno TODO ha avuto il piacere di collaborare grazie alla pubblicazione delle illustrazioni, che gli autori gli hanno dedicato, nei i numeri di quest’anno, e alle sette tavole della breve graphic novel di Tuono Pettinato, “San Ranieri”, pubblicata in occasione del Giugno Pisano. Durante la serata poi l’autore pisano insieme alla collega Silvia Rocchi hanno deliziato il loro pubblico con fantastici disegni e tanti bellissimi aneddoti sulle loro ultime pubblicazioni, rispettivamente “Corpicino”, edito da gRRRzetic, e “L’esistenza delle formiche”, la graphic novel su Tiziano Terzani edito da BeccoGiallo.

Il percorso si è concluso poi in uno degli spazi più belli e ambiti del centro, quello di Giovanni Allegrini, lo storico negozio di ottica in Via di Borgo Stretto, che all’interno delle sue vetrine ha ospitato la personale, “Atypical Landscapes”, dell’artista fiorentino Etnik, a cura di Alessandra Ioalé, mostrando al pubblico le atipiche visioni di paesaggio cristallizzate nei suoi inconfondibili agglomerati urbani. Scolpiti e realizzati su materiale di recupero, questi rappresentano appieno lo stadio attuale di ricerca dell’autore, uno degli più attivi e completi del writing in Italia, a cui ha apportato insoliti e personali contributi, scaturiti dalle proprie esperienze, nel campo dell’illustrazione e della scenotecnica. Infatti lo studio del lettering non si limita alla pura ricerca estetica delle lettere ma, dopo vent’anni passati a dipingere spazi urbani di periferia e a cercarne di nuovi, l’artista coinvolge questa disciplina nella riflessione sul concetto di “città”, scorgendone un nuovo punto di vista, fino a farne soggetto principale della sua ricerca pittorica. Il lettering diviene la base su cui Etnik imposta l’intero impianto concettuale e compositivo della sua nuova e personale ricerca artistica, che nel 2003 vede la luce sotto il nome di “Città prospettiche”. La trasformazione delle lettere, che compongono il suo nome in masse geometriche, apparentemente irriconoscibili, sono lo spunto su cui costruire moduli architettonici riconducibili a stereotipi di insediamento urbano, che s’intersecano violentemente su piani opposti e punti di vista spiazzanti per rappresentare un cemento sempre più costrittivo e un equilibrio sempre più precario nella vita quotidiana di ognuno di noi. La serie diviene soggetto e oggetto di studio, che trova nella trasposizione scultorea e su muro maggior spettacolarità e arditezza, mentre su tela e tavola riesce a toccare livelli di sintesi geometrica estrema, in cui l’identificazione delle costruzioni è quasi impossibile se non grazie a un uso descrittivo del colore e di una gamma cromatica brillante e di contrasto.

Biografie

CARLO GALLI

Nato a Pietrasanta nel 1981. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Partecipa con il Comune di Viareggio al progetto QUADRO, per l’allestimento di un laboratorio artistico a Cuba. Primo classificato all’esposizione Extempore 2001 (Simposio delle Accademie di Belle Arti d’ Europa) nel comune di Suvereto (LI). Nel 2003 tiene una personale presso la Facultad de Periodismo a La Laguna, Tenerife. Dopo l’esperienza lavorativa nella fonderia artistica L’Arte a Pietrasanta e nel Laboratorio di Carnevale e Scenografia di Arnaldo Galli a Viareggio, si dedica completamente alla scultura. Oggi gestisce Laboratorio21, officina artistica a Viareggio città dove vive e lavora.

Etnik

Nato a Stoccolma (Svezia). Vive attualmente in toscana e lavora tra Pisa e Firenze.

Il suo lavoro trova ulteriore riconoscimento alla II Biennal International of Graffiti Fine Art 2013 al MuBE di San Paolo (Brasil), nel progetto curatoriale “Frontier – La linea dello stile” a Bologna e all’interno del progetto curatoriale La Tour 13 della Galleria Itinnerance di Parigi. Infine nel marzo di quest’anno la Galleria Studio D’Ars di Milano dedica al suo lavoro una bellissima personale. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.

www.etnikproduction.com

Tuono Pettinato

San Ranieri

Autore, fumettista, illustratore, chitarrista finto. Classe ’76.

Formatosi a Bologna all’Accademia Drosselmeier per editor e librai. Assieme ai Superamicipubblica la rivista Hobby Comics ed il free-press Pic Nic.

Per Repubblica XL realizza la serie dei Ricattacchiotti, per Linus la serie Nitro! Ha illustrato per l’editrice Campanila una serie di libri tra i quali la serie mitologica di Antìkoi. Tra le sue pubblicazioni principali, “Apocalypso – Tuono Pettinato: gli anni dozzinali” (Coniglio editore 2009), Galileo! Un dialogo impossibile (con Francesca Riccioni, Felici editore 2009),Garibaldi (Rizzoli Lizard 2010), Il Magnifico Lavativo (Topipittori 2011), Enigma – la strana vita di Alan Turing (con Francesca Riccioni, Rizzoli Lizard 2012).

Vive a Pisa e va matto per i toast ed il thè freddo.

tuonopettinato.blogspot.com

tuonopettinato.tumblr.com

www.superamici.com

AkaB

Credenti

AkaB, psudonimo dietro il quale agisce Gabriele Di Benedetto, illustratore e fumettista di grande talento. Fondatore dello Shok Studio, con cui ha collaborato con le più importanti case editrici statunitensi come Marvel e DC Comics, oggi collabora con le migliori testate italiane. La sua produzione spazia e va oltre tali discipline, per toccare la pittura e la grafica digitale, fino ad arrivare al cinema con tre lungometraggi.

mattatoio23.blogspot.it 

Silvia Rocchi

Vedo tutto blu

Illustratrice e fumettista pisana. Completa i suoi studi all’Istituto Saint Luc di Bruxelles. Ha esposto al festival del Fumetto di Lucerna e al Bologna Children’s Book Fair. Una delle fondatrici del collettivo “La Trama”, con il quale esporrà dal 5 al 20 aprile alcune sue opere alla Galleria di Via Larga di Firenze per il progetto Bosco di Betulle. Pubblica con BeccoGiallo il suo primo libro a fumetti, “Ci sono notti che non accadono mai”, omaggio a Alda Merini.

silviarocchi.blogspot.it

Alberto Ponticelli

I ribelli dell’anno 2013

Alberto Ponticelli fumettista italiano di fama internazionale. Lavora per le più note case americane Image e Marvel e collabora con importanti  case editrici italiane e francesi. Dal 2007 lavora ai disegni della serie UnKnown Soldier sui testi di Joshua Dysart per il marchio Vertigo della DC Comics. La sua ultima pubblicazione è “Blatta” di Leopoldo Bloom Editore

http://www.albertoponticelli.com

Tiziano Angri

Autoritratto Patafisico

Fumettista ed illustratore italiano di grande talento. Nel 2011 si unisce al collettivo Dummy con il quale pubblica “Le 5 fasi” per BD edizioni, di cui pubblichiamo un estratto. Nel 2012 è stato selezionato per la collettiva di “Futuro Anteriore” al Comicon di Napoli. Di prossima uscita è “La Conversione”, albo realizzato per il collettivo Ernest. Attualmente lavora al suo nuovo libro e collabora con la rivista “Il Male di Vauro e Vincino“. 

piccolaunitadiproduzione.blogspot.it

Lelio Bonaccorso

Todo el Tiempo

Fumettista ed illustratore italiano di grande talento. Nel 2009 realizza insieme allo sceneggiatore Marco Rizzo, “Peppino Impastato un giullare contro la mafia” (Beccogiallo), con il quale esordisce anche in Francia e Olanda; nel 2011 pubblica “Que Viva el Che Guevara” (Beccogiallo), e disegna per Marvel e DC-Vertigo. La sua ultima fatica è “L’invasione degli scarafaggi, la mafia spiegata ai bambini” (Beccogiallo), e per il 2013 sta lavorando ad altre tre pubblicazioni.

www.bonaccorsolelio.blogspot.com

Simone Cortesi

Italia

Dopo la maturità artistica si è diplomato al corso di Fumetto e Illustrazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Successivamente, frequenta il biennio specialistico di Linguaggi del Fumetto, sempre all’ABAB. Gli artisti a cui si ispira sono quelli della scuola argentina: Munoz e Pratt, argentino d’adozione. La graphic novel “Enrico Mattei. Vita, disavventure e morte di un cavaliere solitario” è la sua prima opera pubblicata con BeccoGiallo e la sua prima esperienza nel mondo del fumetto. 

simonecortesi.blogspot.it

Una settimana dedicata all’arte contemporanea. Torino 2013 | Reportage Part 1

Paratissima 9 – PIX

In questa prima parte del mio reportage sulla contemporary week di Torino 2013 farò una ricognizione di una delle manifestazioni più commentata e seguite negli ultimi anni, l’evento OFF di Artissima arrivato quest’anno alla nona edizione: Paratissima 9. Curato, organizzato e realizzato da qualche anno all’interno degli abbandonati Ex-magazzini generali di Torino (EX-MOI) in Borgo Filadelfia, lo staff dell’edizione 9 ci ha riservato bellissimi progetti speciali, mostre, percorsi, installazioni ed opere accompagnando il pubblico (100.000 persone in 5 giorni) in una full immersion alla scoperta delle nuove e attuali ricerche artistiche nelle diverse discipline contemporanee di riferimento, prima fra tutte la fotografia, portate avanti da artisti internazionali e nazionali, tra autori affermati e talenti emergenti; con una panoramica sul mercato dell’arte attraverso una sezione dedicata completamente alle gallerie che si rivolgono a un collezionismo giovane. Seguendo l’ordine alfabetico dei padiglioni, cercherò di riportarvi ciò che ha catturato la mia attenzione e mi ha piacevolmente colpita e sorpresa.

Partiamo dal padiglione centrale, principale contenitore dei così detti progetti speciali, in cui ha avuto un posto d’onore la mostra SKINCODES, a cura di Francesca Canfora e Daniele Ratti. Un viaggio in quelli che sono le pratiche artistiche che operano una riflessione su “la pelle”. Tela bianca su cui tatuare messaggi, segni, incidere idee, l’epidermide è l’involucro che ci difende, è la prima barriera che separa il nostro corpo dall’esterno, su o attraverso cui molti degli artisti in mostra si sono espressi, sperimentandone le qualità intrinseche di comunicazione, attraverso produzioni differenti ed esteticamente tanto affascinanti quanto macabre. Molti gli artisti di fama internazionale affiancati da alcuni giovani talenti, che sono stati selezionati attraverso un bando indetto da Paratissima, tra cui Gianni Depaoli e la sua Fiat 500 interamente rivestita di pelle di pesce, il fotografo di moda Giovanni Gastel che con le sue gigantografie di volti vuole mettere in evidenza la sofferenza e l’angoscia di queste donne che da modelle diventano vittime di questa società; l’artista macedone di istanza a Milano Robert Gligorov e la sua scioccante scultura a grandezza naturale “Vale guarda il mare”; poi nella sezione dedicata al tatuaggio ho incontrato i disegni e le opere di Nicolai Lilin, autore del Best Seller “Educazione siberiana”, la scultura di una mano tatuata di Fabio Viale e un’immagine della nota fotografa iraniana, Shirin Neshat, parte della serie “Women of Allah”, un lavoro con cui l’artista riflette sulle differenze tra la cultura occidentale e quella islamico-orientale per definirne le istanze. Nell’immagine l’artista ritrae se stessa, in questo caso con la sola mano visibile su cui è riportata la frase di una poetessa iraniana con la raffinata calligrafia propria della sua cultura; fino ad arrivare nello spazio in cui campeggia la scultura “Selfportrait (ME)” di Dario Neira insieme all’opera di Francesca Arri. Nelle sale più interne del complesso vi erano esposte le opere video “Amore mio” di Daniela Perego, e quelle dell’artista francese Orlan, che pone in primo piano le modificazioni facciali a cui si sottopone la donna oggi, succube dei modelli estetici prestabiliti, affiancate dalle opere fotografiche dell’artista torinese Olimpia Olivero, della serie “Codes” in cui la superficie epidermica diventa il circuito integrato di un corpo organico.

 

Passiamo poi al secondo spazio espositivo dedicato alla personale Grigio Assoluto di Daniele Accossato, giovane scultore torinese vincitore del “Toro d’Acciaio” 2012 come miglior artista di Paratissima. Opere e installazioni in cui protagonista è il gioco di sensi scaturito dall’estrapolazione dei soggetti rappresentati dal contesto originario di riferimento così da produrne una visione ironica intrisa d’ansia. Ma saranno le immagini a parlare al posto mio.

 

Successivamente ho incontrato le opere degli artisti del MACA per “Young at Art”, progetto itinerante a cura di Massimo Garofalo e Andrea Rodi che, in collaborazione con le associazioni Oesum Led Icima e l’omonima Young at Art, ha la volontà di promuovere su territorio italiano giovani artisti calabresi under 35. Bene di questo folto gruppo sono 5 gli artisti che per motivi differenti hanno catturato la mia attenzione: le opere pittoriche di Anna Capolupo, con “Berlin Spring” e “Ordine” dove la resa cromatica e compositiva degli scorci urbani delle grandi città europee e italiane, che lei stessa vive in prima persona, acquista il sapore del semplice esperire la realtà che la circonda, riuscendo a restituire anche l’aria che vi si respira; Maurizio Cariati e i suoi ritratti su tela hanno qualcosa in più, i volti in primo piano sembrano balzare fuori dal campo bidimensionale del piano pittorico grazie alla tecnica dell’estroflessione che permette una visione originale del ritratto; i collage digitali di Mirella Nania, in cui commistiona elementi architettonici, illustrativi, anche fotografici, appartenenti a epoche passate e diverse riattualizzate in composizioni fresche dall’atmosfera sospesa; per quanto riguarda il video invece incontro Giusy Pirrotta, nella sezione ParaVideo, con “Chroma” che mette in luce i meccanismi che si celano dietro la messa in scena cinematografica, l’ambiguità tra la realtà così percepita dallo spettatore dopo le modifiche con gli strumenti di produzione; insieme a quest’ultima espone un video anche Salvatore Insana, un altro giovane artista del MACA, che invece Young at Art espone parte della serie fotografica “Space Time Lapse”, in cui l’inquietudine va in scena attraverso scatti ambientati in paesaggi cupi dall’atmosfera irreale.

CHROMA Giusy Pirrotta

La Kustom Gallery invece era completamente dedicata alla Lowbrow Art and Kustom Kulture a cura di Giampo Coppa. Un’arte accessibile e comprensibile da tutti le cui radici risiedono nell’onda ribelle dei giovani, nata sul finire della seconda Guerra Mondiale in U.S.A., che adorava sfrecciare per le strade con motociclette e auto customizzate, trasformate in opere d’arte eccentriche e personali espressioni per distinguersi dalla massa perbenista. Dalla fine dei ’60 la Lowbrow Art coinvolge anche i fumetti fino ad arrivare ad influenzare la moda il design e le grafiche dei vinili. Ho potuto scoprire i lavori di alcuni bravissimi artisti, rappresentanti di questo movimento, tra cui lo stesso Giampo, Steuso, Wolfenstein, Malleus, Chopworks, artefici di poster, tele, art work di copertine per 33 giri, motociclette e auto customizzate fino ad arrivare ad oggetti di design davvero ROCK.

 

Un posto riservato lo ha avuto l’Associazione culturale Il Cerchio e Le Gocce di Torino, che dal 2012 collabora con Paratissima, prima seguendo la direzione artistica del murales sulla facciata del Social Club di via Giordano Bruno, affidando l’opera al giovane talento di Vesod, artista torinese che ha lasciato di sé una spettacolare impronta dei suoi virtuosismi in una composizione a dir poco sconcertante per chi percorre la via. Poi con la direzione del progetto di riqualificazione urbana di Borgo Filadelfia, Your Shutter, per il quale sono state dipinte le serrande abbassate di proprietà INPS in Piazza Galimberti e i muri della Palestra dell’Istituto Pertini, e che è continuato proprio durante Paratissima con altri due interventi di questo tipo sulle serrande di altri esercizi commerciali da parte degli artisti Giorgio Bartocci, MrFijodor e Etnik, realizzando opere di alto pregio estetico.

Giorgio Bartocci + MrFijodor

Ma gli interventi degli artisti de Il Cerchio e Le Gocce non si fermano qua e hanno proseguito ben oltre con un’opera pittorica site-secific realizzata in collaborazione da Corn79, Zorkmade e Mr Fijodor all’interno di una delle aree più vandalizzate dell’EX-MOI, grazie al supporto tecnico di Sikkens, marchio della olandese AkzoNobel, leader nel mercato delle vernici per l’edilizia e il restauro del colore. Contemporaneamente anche Giorgio Bartocci e Etnik hanno realizzato un murales all’esterno del padiglione centrale.

 

Proprio per le tante attività e progetti realizzati, l’Associazione in occasione di Paratissima ha curato anche una mostra documentaria sui suoi oltre dieci anni di lavoro in collaborazione con enti pubblici e privati realizzati per la Città di Torino, con video e foto affiancati dalle opere realizzate dagli artisti che nel corso della sua storia l’hanno sostenuta e accompagnata: Corn79EtnikFrancesco BarbieriGiorgio BartocciMrfijodorMauro149 &Rems182 (Truly-Design), VesodZorkmade.

 

Da tenere presente il lavoro di un’altra associazione con cui Il Cerchio e Le Gocce ha collaborato in questa particolare occasione mi riferisco alla tedesca Artsquare, che in collaborazione con l’Associazione “è” di Torino, Together Polska (Po) e Asociatia Club Sportiv (Ro) hanno realizzato il progetto artistico di scambio internazionale “Citizens of Cityscape”, e hanno sviluppato molti altri progetti all’interno di e con Paratissima, come l’organizzazione di incontri in lingua inglese sul tema della professione dell’artista fuori dall’Italia, e “ParaLight!” per cui è stato possibile far arrivare venti artisti internazionali invitati ad intervenire e lavorare in workshop urbani all’interno del quartiere Aurora, portando in mostra i propri lavori all’interno della Artsquare Exhibition; opere realizzate con tecniche sperimentali nelle discipline di riferimento o mixando media differenti come per esempio i lavori di Mirko D’Amato, le immagini di “Simmetrical noise” dell’artista Rajan Craveri, il collage “Youniverse” di Katarzyna Perlak, o le ceramiche di Ola Szumska e le video installazioni di Julie Land, Manuele Di Siro, e quelle di Chekos’Art feat. Carlitops, con “Sofia Loren” e Frank Lucignolo and Macedonia Exchange group, con “The green market”, che trattano la materia del graffitismo in modo originale.

E’ curioso e secondo me molto bello il progetto Botteghe d’artista, l’esposizione che ha portato all’attenzione i risultati della collaborazione di sette artisti “senior” con sette artisti “junior”. Il titolo della mostra prende spunto dal concept che sta alla base del progetto: l’antica tradizione dell’artista apprendista che va a bottega di un’artista d’esperienza. Bene anche in questo caso i sette giovani artisti hanno frequentato gli studi degli artisti “senior”, lavorando e confrontandosi con loro. Un’esperienza formativa e stimolante per i giovani e ricca di nuovi spunti creativi da cui sono scaturite sette opere, risultato di un dialogo nuovo, come “Philokalia” nata dal dialogo tra Daniele Galliano e Chiara Ventrella,  o la scultura “Reliquiae”, nata dal dialogo tra il collettivo multidisciplinare torinese di artisti e designers, Nucleo, diretto da Piergiorgio Robino, e il giovane torinese Gesebel Barone.

“Philokalia”  Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Philokalia” Daniele Galliano e Chiara Ventrella

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

“Reliquiae” Nucleo e Gesebel Barone

Non mi rimane che parlare del progetto speciale Paraphotò, di cui vi vorrei presentare qui una piccola selezione degli artisti che mi hanno piacevolmente colpita. Per la sezione Mostre d’Autore, Luca Caridà con “Suture”, che riflette sul ruolo dell’immagine pubblica intorno al concetto di bellezza sviluppato nella società contemporanea in cui l’accesso e l’eccesso della chirurgia estetica è facilitato; e le fotografie della serie “Blind Russian Blues” di Roberto Luzzitelli, mentre per la sezione Talenti Emergenti, a cura di Davide Giglio e Daniele Ratti, ho trovato interessanti le serie fotografiche di Enrico Doria con “Emotional water”, di Eleonora Manca con “In my secret mirror”, in cui indaga i limiti strutturali del proprio corpo in continua mutazione, Onyricon con “Industrial series #” ed infine la serie di  Vittoria Lorenzetti, foto di ambienti dove la desolazione è sospesa in uno scatto intriso del sapore del tempo vissuto.

 

Rimanendo in tema fotografia, un altro giovane fotografo merita attenzione, sto parlando di Livio Ninni, selezionato al concorso indetto da Nikon Italia per il genere ritratto ed esposto ad Artissima e  risultato non solo vincitore nella sua categoria, ma anche del premio Nikon Talent 2013, che presso uno degli stand ha esposto il suo progetto fotografico work in progress “Fuori di Testa – Oltre al muro”, ricercando i migliori street artist e proponendo loro una seduta di ritratto del tutto originale. L’artista infatti non li ritrae per strada e neanche è invitato nello studio del fotografo, ma al contrario è il giovane fotografo che va a far visita agli artisti prescelti, sparsi per tutta Italia, ritraendoli nei luoghi dove ogni giorno operano ed in cui è esposta anche qualche loro opera.

 

Gironzolando tra i vari stand e spazi ho incontrato anche molti altri artisti affascinanti, come quelli portati dall’Associazione Culturale HeyArt con il progetto espositivo “DENTITY. THE OTHER. THE SELF” in cui cinque ricerche artistiche diverse s’incontrano nel comune dialogo col proprio Io e conseguentemente riflettono sul rapporto che intercorre tra l’opera d’arte e il corpo, elemento su cui si traspongono fisicamente i segni del nostro vissuto. Come il lavoro di Federica Gonnelli sulla sovrapposizione dei volti, intesi come specchi nei quali riconoscersi e immedesimarsi, e le opere eseguite con la tecnica del ricamo su tela con cui Ilaria Margutti ci ricorda che il corpo registra ogni traccia delle esperienze vissute essendo la parte più visibile ed esterna di noi stessi; o le opere di Giancarlo Marcali, dove è preminente la riaffermazione dell’Io attraverso la rinascita dal dolore, e quelle di Virginia Panichi, rappresentazione del corpo che muta, che migra verso identità multiple per superare le rigidità di una identità prestabilita e catalogata.

 

Poi proseguendo per gli stand espositivi dei restanti padiglioni mi sono imbattuta in altri affascinanti progetti. Come quello di “Lesbica non è un insulto”, una serie di scatti, realizzati da Maldestra, di corpi di donne nude con scritte nere “per indagare l’omosessualità femminile, per aprire un dialogo verso chi non la conosce a fondo o la ignora totalmente. Lo scopo del progetto è unire una fotografia essenziale e pulita ad un messaggio diretto ed efficace, che riveli la figura della donna lesbica nell’Italia del 2013 e la liberi da luoghi comuni.

Foto Maldestra

E quello “Memorie di Neve” del torinese Bruno Panebarco. Dall’omonima canzone dei “Prostitutes”, di cui l’autore ne faceva parte negli anni ottanta, si celebra il ricordo dei momenti passati coi componenti della band, abitues del consumo della così detta “polvere bianca”, in un’installazione di circa settecento fotografie in bianco e nero degli anni ’70 e ’80 sparse per tutto lo spazio calpestabile e in sospensione; per non parlare della scultura di terracotta di Joël Angelini, degli intensi disegni di Alessandro Caligaris, e delle opere di Severino Magri.

Tutte le mie passeggiate poi sono state allietate dalle diverse installazioni scultoree di ZOOM Torino, primo bioparco immersivo d’Italia, sparse per tutta l’area degli ex-magazzini generali, come “Piovrilla” di Simone Benedetto, e quella di “Felix” Baumgarthen, caduto dal cielo per schiantarsi al suolo di Paratissima.

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Piovrilla” di Simone Benedetto

“Felix” Baumgarthen

“Felix” Baumgarthen

Concludo con una scorsa al padiglione T, riservato quest’anno al progetto G@P, Gallerys At Paratissima, in cui hanno esposto molte gallerie con proposte davvero attuali di giovani artisti emergenti. L’obiettivo di G@P era proprio quello di ridurre la distanza tra il collezionismo d’élite, con le sue fiere istituzionali, e il nascente collezionismo giovane, con una proposta aperta di uno spazio accogliente e informale in cui è possibile comprare a prezzi sostenibili. Eroici Furori (MI), GAS Gagliardi Art System (TO), Galleria Paludetto (Roma/TO), Paolo Arkivio Gallery (TO), PaoloTonin Arte Contemporanea (TO), Riccardo Costantini Contemporary (TO), Semid’Arte (TO), Studio Ambre Italia (NO), Square23 (TO), UFOfabrik (TN).

 

E se a Paratissima ho trovato questi affascinanti progetti artistici, al di fuori si sono create altrettante situazioni interessanti durante il fine settimana. Dovrete solo aspettare la seconda parte di questo articolo per conoscerle.

To be continued

Su e giù per l’Europa con ETNIK | Conversazioni d’autore

Etnik+Macs "Never Ending Trip" work in progress

Etnik+Macs “Never Ending Trip” work in progress

Oggi vi presento il prodotto della mia conversazione con un altro grande e stimato artista, Etnik. Da oltre vent’anni impegnato nel writing e nella street art, Etnik porta avanti una ricerca artistica molto originale, a metà tra lo studio personale del lettering e gli studi di pittura, scultura e scenografia, su cui imposta quella che è la sua critica nei confronti delle città e del concetto odierno di “città”, attraverso la costruzione di una originale visione compositiva dell’agglomerato urbano, a cui ha dato il nome di “Città prospettiche” o “Prospettive”. Ripercorriamo insieme a lui le diverse tappe in giro per l’Europa che, da dopo l’importante partecipazione alla 2° Biennale Internazionale di Graffiti di San Paolo, hanno visto protagonista la sua opera, come le esperienze personali e collettive o le grandi partecipazioni di respiro nazionale ed internazionale, per cui possiamo vedere e capire, anche dalle immagini, come si traduce in concreto la sua poetica, anche in rapporto ai contesti in cui si esplica, e che sviluppi abbia avuto nel corso di questi ultimi anni.

Parlami della tua prima personale milanese, organizzata e curata da Daniele Decia per la Galleria Studio D’Ars di Milano.

La mia personale si è tenuta ad aprile ed è stata la mia prima personale a Milano, ma non la mia prima esperienza espositiva, in quanto avevo già partecipato a degli eventi nel 2002 e 2004 all’Airbrush Show e a qualche altra collettiva e qualche altro lavoro. La tua prima personale se ricordo bene ti è stata dedicata a Roma alla Galleria RGB di Alessandro Gorla. La mia prima personale alla Galleria RGB è stata curata da Alessandro Gorla sul tema delle mie prospettive, in cui ho presentato un modellino, una delle mie prime sculture e una serie di quadri; successivamente nel 2010 RGB me ne ha dedicata un’altra, ma stavolta il tema era quello dei Puppets, dal titolo “BlackOut”, con un allestimento studiato ad hoc completamente al buio in cui le opere, realizzate con vernici al wood, riuscivano ad emergere in modo del tutto originale.

Articolo di Emanuela del Frate su XL di Repubblica: http://xl.repubblica.it/dettaglio/78691

Invece nell’ultima personale milanese che cosa hai esposto? Beh allo Studio D’Ars ho raccolto i risultati degli ultimi due anni di lavoro e di ricerca sul tema delle prospettive. Una serie di opere realizzate su materiale di recupero – prevalentemente tavole di legno – e alcune sculture; infine la realizzazione di una delle mie prospettive sul muro interno della galleria. Una mostra molto omogenea che presenta al pubblico lo sviluppo da me raggiunto nella mia personale ricerca, sia figurativa che astratta, sul concetto di “città”, che da dieci anni porto avanti e trova nel tema della prospettiva un ottimo spunto di riflessione. Una riflessione che lega il mio lavoro di writer, cioè di studio della lettera, alle discipline che sono da sempre sono state per me punto di riferimento: la pittura, la scultura, l’illustrazione e la scenotecnica. Un tema che mi ha permesso di fondere le tematiche connesse al mondo dei graffiti e quelle invece legate al post-graffiti.

Personale alla Galleria Studio D'Ars di Milano

Personale alla Galleria Studio D’Ars di Milano

 Opera scultorea

Opera scultorea

solo show 3

Tu hai sperimentato molte tecniche, tra cui quella dell’incisione. Il 2013 infatti ha visto accostarti a questa tecnica in occasione di un altro importante progetto. Me ne puoi parlare?

Nel 2013 ci sono stati molti eventi interessanti a cui ho partecipato, tra cui quella al Laboratorio21 di Viareggio. A me, Aris, Fupete, Moneyless e Magnelli è stata data la possibilità di partecipare al progetto “Between the Lines“, una mostra dei nostri lavori realizzati con la tecnica dell’incisione indiretta, prevalentemente acquaforte e acquatinta. Carlo Galli e Gaia Querci ci hanno invitati ad usufruire del Laboratorio, attrezzato con torchio e tutti gli strumenti necessari alla sperimentazione della tecnica in questione, per realizzare un’opera grafica da stampare in 80 copie. Per me è stato importante perché mi ha dato la possibilità di usufruire di una tecnica che non avevo più praticato da 15 anni. Il risultato mi ha molto soddisfatto e mi ha dato anche degli spunti per tentativi successivi e più sperimentali.

Come hai affermato prima ci sono stati molti eventi interessanti quest’anno in Italia, parlami di quelli di Urban Art a cui sei stato invitato anche come direttore artistico.

Partendo dalla Biennale in Brasile e subito dopo la personale a Milano, si sono susseguiti una serie di interventi in Italia e all’estero. Quelli italiani sono stati in sequenza a giugno: Gemona del Friuli al Festival Internazionale Elementi Sotterranei, in cui ho coordinato l’intervento pittorico sui muri esterni della piscina comunale: a me era affidata sia la scelta del tema sia la scelta degli artisti: DMS, Macs, Vesod, Erase, Arsek, Mankey e Ucon, nonché il coordinamento dell’intera esecuzione; a Cles (Trento) invece sono stato invitato da Luca Pichsteiner al progetto di riqualifica urbana “Wall Lettering”, per un workshop con i ragazzi delle scuole superiori dal titolo “L’eveoluzione del Lettering in prospettiva” e per la realizzazione del muro esterno di un palazzo del ‘700, una delle sedi storiche della città. Devo dire uno dei miei migliori e più grandi muri realizzati quest’anno, che mi ha portato anche un nuovo incarico da parte della sezione didattica del Mart di Trento e Rovereto e che mi vedrà a lavoro nella primavera prossima; infine sono stato invitato all’evento collaterale “Back to Back” della 54° Biennale di Venezia, per l’intervento pittorico a spray su un pannello 2,5mx8m in Piazza Sant’Agnese.

Panoramica della murata per Elementi Sotterranei 2013 - Gemona del Friuli

Panoramica della murata per Elementi Sotterranei 2013 – Gemona del Friuli

"Tracce" - work in progress Cles

“Tracce” – work in progress Cles

"Tracce" 2013 - Cles

“Tracce” 2013 – Cles

"Kome Natura Muore" 2013 Biennale di Venezia

“Kome Natura Muore” 2013 Biennale di Venezia

Un discorso più approfondito vorrei farlo invece per il Festival Icone 5.9, organizzato dalla Galleria D406 di Modena e curato da Pietro Rivasi, a cui sei stato invitato alla fine di Giugno e che quest’anno è stato dedicato ai terremotati dell’Emilia.

Sono stato invitato dalla Galleria D406 per intervenire su uno dei muri che si affaccia sulla ferrovia nei pressi della stazione – un muro che avevo già dipinto nel 2004 – portando un bozzetto ispirato al tema del terremoto e al titolo “5.9” che la Galleria in collaborazione con l’Associazione Fuori Orario ha dato al Festival Icone di quest’anno, proprio in memoria di quel tragico evento. Ho voluto affrontare questo tema elaborando la mia prospettiva in modo molto colorato così che attirasse positivamente l’attenzione per portare colore e allegria. Ho dipinto dei grandi volumi squarciati, poi un grande filo, che gira lungo i 20 metri di muro, ne ricuce gli strappi causati dal terremoto. Una metafora di speranza verso una ripresa positiva della vita. Contemporaneamente è stata organizzata una grande collettiva alla D406, “Disegni e Installazioni” divisa in due parti, che tra giugno e luglio ha portato a Modena una serie di opere di Street Artist di fama mondiale. Io ho partecipato con 108ArisGiorgio BartocciBastardillaEricailcaneNico MingozziOzmoLaurina PaperinaFrancesco BeviniHerbert BaglioneÉlla2501James KalindaZamoc alla seconda mostra di luglio, “Disegni e Installazioni 2”, portando un’incisione di quelle realizzate precedentemente a Lab21, 2 acquarelli e un quadro di grande dimensione.

icone

icone 5.9

Successivamente per tutto il mese di luglio hai partecipato a Oltremare Street Art, primo Festival di questo tipo organizzato a Marina di Grosseto dall’Associazione Artefacto, di cui fai parte, in collaborazione con la Fondazione Grosseto Cultura in occasione dei Campionati di Vela 2013.

E’ il secondo festival che la nostra Associazione organizza in Toscana negli ultimi due anni. Il Festival Oltremare ha previsto la realizzazione di murate, ispirate dal contesto cittadino, all’esterno della Palestra Comunale, rivestendo anche una funzione riqualificativa, e di una grande esposizione, che ha avuto molta visibilità durante tutto il periodo dell’evento sportivo, portando a Grosseto tutta una serie di artisti da tutta Italia di livello internazionale, tra cui Aris, Truly Design, Made514, Dado, Corn79, MrFijodor. Personalmente mi ha permesso di lavorare per la seconda volta quest’anno in collaborazione con un’artista che stimo, Macs, con cui ho realizzato “Never Ending Trip”, uno dei murales esterni della Palestra, e di fare un’altra parete all’esterno di uno dei bagni storici di Grosseto in collaborazione con un altro mio grande amico e collega, Sera.

Etnik+Macs "Never Ending Trip" 2013 Oltremare Street Art Festival Grosseto

Etnik+Macs “Never Ending Trip” 2013 Oltremare Street Art Festival Grosseto

Etnik+Macs "Never Ending Trip" work in progress

Etnik+Macs “Never Ending Trip” work in progress

Parlami adesso degli eventi all’estero a cui hai partecipato quest’anno.

In sequenza: a maggio un muro a Liverpool della sede dell’associazione che organizza eventi per i giovani di strada; poi la partecipazione a Stroke Fiera dell’arte di Monaco in Germania, con un intervento pittorico sui muri interni della struttura che ha ospitato il Festival e un’esposizione collettiva con gli artisti della Galleria Studio D’Ars.

Stroke Art Fair 2013 Monaco - Muro interno

Stroke Art Fair 2013 Monaco – Muro interno

Sempre in maniera più approfondita vorrei che tu mi parlassi invece del progetto “La Tour 13” di Parigi organizzato dalla Galleria Itinerrace e curato dal direttore MEHDI Ben Cheikh, a cui hai preso parte insieme agli altri tuoi colleghi ed artisti italiani quali Dado, Joys, Peeta, 108, MP5, Senso, Moneyless, Hogre, JBrock, Tellas e Iacurci.

Nel mese di giugno ho fatto il mio primo viaggio a Parigi per realizzare un mio intervento all’interno di questo progetto, rimasto segreto fino alla metà di settembre. Un progetto di Street Art basato sull’intervento da parte di un centinaio di artisti invitati da tutto il mondo ad operare, ognuno con i propri mezzi e la propria poetica, nelle stanze dei diversi appartamenti suddivisi sui 9 piani di un palazzo, vicino alla Gare D’Austerliz, di case popolari in disuso – che a novembre verrà demolito e ricostruito successivamente. Dopo quasi un anno di interventi il palazzo è completato e come una galleria dal 1° ottobre è stato aperto al pubblico. Io sono stato invitato da Christian Omodeo, direttore artistico de Le Grand Jeur e curatore del piano dedicato agli artisti italiani a cui ha dato il titolo de “Il Piano“, ad operare in uno spazio molto piccolo dell’appartamento, in cui in precedenza erano intervenuti Dado, Peeta e Joys. Quella tipologia di spazio non mi ha permesso di realizzare un intervento pittorico, ma fare un’installazione site specific coi materiali di recupero dell’appartamento e riorganizzati a mio piacimento. Questo ha portato, dopo due viaggi nella capitale, alla costruzione di una delle mie prospettive, come una mia scultura che comprendesse però tutto lo spazio dato; uno spazio che mi ha da subito fatto pensare a una stanza segreta, sia per fare qualcosa di diverso da quello già visto nella torre e sia per ispirazione a Dushamp, citando la stanza segreta che più di un secolo fa aveva realizzato a Parigi. Una stanza, che rappresentasse anche l’interno della mia testa, interamente chiusa e spiabile da parte del pubblico attraverso un piccolo foro.

"La Stanza Segreta" 2013 - Progetto Il Piano a cura di Christian Omodeo per "La Tour 13" Paris

“La Stanza Segreta” 2013 – Progetto Il Piano a cura di Christian Omodeo per “La Tour 13” Paris

 

Grazie alla disponibilità dell’artista C215 e dell’assistenza di Christian Omodeo in queste due occasioni hai avuto anche la possibilità di dipingere a Vitry, paese vicino Parigi, in cui i muri pubblici sono gestiti in modo da esser dati agli artisti per realizzarci delle opere murarie.

Da sempre nel mondo del writing è tradizione che quando un writer si muove in una città nuova lo scopo principale è quello di dipingere un muro, magari confrontandosi sulla parte con l’artista locale, in modo tale che rimanga un segno del passaggio dell’artista in città. Nel caso specifico, trovandomi a Parigi, ho provato a contattare C215, già conosciuto in una precedente esposizione a Basilea, che ha disponibilità di spazi. Il paese sta diventando sempre più un importante museo a cielo aperto perché si sta dotando di tutta una serie di dipinti di artisti di livello e di fama internazionale. Ho lasciato un primo segno a giugno, e la seconda volta a fine agosto realizzando una murata raffigurante uno spaccato che mostra uno dei miei agglomerati urbani di forte e chiara ispirazione alle piazze e agli edifici della cittadina francese. Un omaggio per così dire. Questo è successo anche in Germania, a Monaco, quando sono andato a Stroke, dove ho incontrato Loomit, storico artista locale e uno dei punti di riferimento in questa disciplina in ambito tedesco, che da sempre gestisce gli spazi in questo modo avendo a disposizione molti muri in un particolare quartiere, KunstPark, da cui sono passati tutti gli artisti che han fatto la storia dei Graffiti sia americana che europea. Succede anche in Italia da sempre, con modalità diverse, con le “hall of fame”; in pratica sono spazi pubblici  gestite da un associazione o da un gruppo di artisti che, con lo stesso spirito che ti ho descritto, invitano a dipingere ospiti o amici di passaggio in città. Ed così che io ho conosciuto tutto il mondo del writing di cui faccio parte e con cui sono rimasto sempre in contatto. Mentre a Monaco è più uno spazio libero dedicato all’incontro, a Vitry è tutto molto più organizzato, dove c’è una troupe che documenta e ci sono delle pubblicazioni curate da una giornalista studiosa; a Vitry c’è la volontà di documentare tutto quello che sta succedendo a Parigi: un work in progress all’aria aperta, in quanto ogni artista che passa lascia il segno e successivamente esce una pubblicazione che ne documenta il passaggio. Giunta alla 2° pubblicazione se ne prevedono altre a documentare il progresso.

Primo muro a Vitry Giugno 2013 - Photo by Brigitte Silhol

Primo muro a Vitry Giugno 2013 – Photo by Brigitte Silhol

Secondo muro a Vitry 2013

Secondo muro a Vitry 2013

L’ultimo tuo progetto realizzato, in collaborazione con Corn79, è quello all’interno della cella dell’ex-carcere di Tirano per “Imprevisti Artistici probabilità sociali”. Ce ne vuoi parlare? 

Si tratta della partecipazione al progetto di riqualificazione dell’ex-carcere di Tirano, “Imprevisti artistici probabilità sociali”, realizzato dall’Ass. Onlus Il Gabbiano in collaborazione con i curatori delle Gallerie Square23 di Torino e Studio D’Ars di Milano. Ha inaugurato lo scorso 21 settembre e si tratta del primo step del progetto di riconversione del complesso carcerario in luogo di accoglienza per i malati di AIDS. Io e Corn79 in questa occasione abbiamo collaborato all’interno della stanza dei colloqui, dando vita a “Dialoghi”, l’opera che mi ha permesso di dialogare appunto con lo stile e la ricerca di Corn79. Intervento divertente e interessante per capire e vedere le infinite possibilità di fusione che i nostri due modi di lavorare con le geometrie ci permettono di fare. Inoltre ho dipinto uno dei muri esterni del complesso con cui ho voluto regalare alla gente del luogo una visione di speranza e libertà, che spacchi idealmente le alte mura del carcere per un futuro nuovo. Anche qui una metafora per la futura riconversione dell’ex-carcere in un luogo di accoglienza. Intervista nell’articolo “Imprevisti artistici probabilità sociali

Panoramica "Dialoghi" Corn79+Etnik   Photo by Livio Ninni Photographer

Panoramica “Dialoghi” Corn79+Etnik – Photo by Livio Ninni Photographer

sondrio

I tuoi progetti futuri 

Per ora ti posso dire che sono stato invitato a Düsseldorf per il progetto “SprayOneWorld”. Un progetto internazionale a cui partecipano anche il brasiliano Binho, il russo Worm e i tedeschi Kj263 e Ami. Avremo da dipingere un grande edificio, dal 12 al 19 ottobre, che sarà inaugurato il 21 ottobre, e contemporaneamente faremo un’esposizione, che inaugurerà Sabato 12 ottobre, a cui parteciperò con un’installazione creata in loco e un dipinto di grandi dimensioni. Per ora ti so dire solo questo, ma ti darò aggiornamenti work in progress.

www.etnikproduction.com

https://alessandraioalerdv.wordpress.com/etnik/

Etnik/Explosion

Installazione site-specific

A cura di Alessandra Ioalé

dal 2 al 31 luglio 2012

 

Firenze, Libreria Brac

Via de’ Vagellai 18r

 

Orari: da lunedì a sabato 11.30-24; domenica chiuso

Installazione site-specific ideata dall’artista Etnik per la libreria La Brac di Firenze. L’installazione è la realizzazione tridimensionale di una delle sue metafore critiche sugli agglomerati urbani, che caratterizzano le grigie periferie cittadine, elaborando il concetto di “gabbia urbana” in cui l’uomo è intrappolato.

Cubo_ExplosionMasse geometriche s’intersecano violentemente su piani opposti e punti di vista spiazzanti per rappresentare un cemento sempre più costrittivo e un equilibrio sempre più precario nella vita quotidiana di ognuno di noi. Costellazioni di linee sospese e fluttuanti in uno spazio indefinito in cui possiamo riconoscervi spaccati di linee metropolitane intrecciate ai profili delle grandi costruzioni di periferia, caratterizzati della massiccia presenza industriale; o l’intersezione di sagome di classiche costruzioni storiche, quali campanili e abitazioni rurali, alle tipiche dei cantieri edili. È l’elaborazione del concetto di “gabbia urbana” in cui l’uomo è intrappolato, attraverso l’esplorazione dell’incastro architettonico delle diverse strutture fortemente caratterizzanti le aree urbane periferiche. Cosa succede se una di queste micro-costellazioni conquistasse la terza dimensione, librandosi realmente nello spazio? In una sorta di dialogo, che Etnik intesse con gli spazi della libreria La Brac, luogo deputato al ristoro e alla lettura, l’opera site-specific “Explosion” ci permette di scoprire le suggestioni e le emozioni provocate ai giovani avventori, intenti a leggere o a gustarsi un buon pasto, che ne divengono osservatori dal basso. Il nucleo attorno a cui si sviluppa tutta l’installazione, studiata e realizzata ad hoc per lo spazio, è la scultura “Cubo”, da cui si sprigiona tutta una serie di elementi. Come nel sistema solare, Cubo rappresenta il pianeta attorno a cui ruotano, come satelliti, frammenti di specchio che, da angolature differenti, ne rimandano continuamente l’immagine riflessa, e parallelepipedi che, come piccole parti del tutto, ne ripropongono in sé alcuni elementi caratteristici ingranditi, portando alla luce ciò che costituisce e realizza l’incastro urbano.

Dopo vent’anni passati a dipingere spazi urbani di periferia e a cercarne di nuovi, Etnik inizia a riflettere molto sul concetto di “città”, scorgendone un nuovo punto di vista, assai diverso dal resto della cittadinanza, fino a farne soggetto principale di studio, aprendosi così al disegno, alla pittura e alla scultura in generale. Parallelamente alla creazione di murales infatti, Etnik porta avanti una personale ricerca artistica che nel 2003 vede la luce sotto il nome di “Città prospettiche”, di cui la scultura “Cubo” ne è la traduzione tridimensionale. Nel caso specifico, il concetto di città come “gabbia urbana” subisce un processo interpretativo diverso, sia nella trasposizione scultorea che in quella installativa, trovando maggior spettacolarità e arditezza. Non a caso l’installazione reca in sé due livelli interpretativi complementari: il primo risiede nel gioco ridondante di rimandi d’immagini riflesse e di particolari ingranditi della struttura, operando un’analisi ancora più profonda del punto di vista dell’artista sulla città e le parti di cui si compone; un secondo livello di lettura è da riconoscersi nel concetto di città nella città, dove il piccolo agglomerato urbano, “Cubo”, è inglobato nella magica atmosfera della piccola realtà della libreria, un’oasi ricavata a sua volta proprio nel cuore della città di Firenze in cui l’artista mette in atto la sua ironica e personale critica dietro cui si sottende il rapporto conflittuale che intrattiene con la città stessa, accentuando così la carica concettuale del messaggio primario dell’opera.

Alessandra Ioalé – Storica dell’arte