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The Bridges of Graffiti @ 56° Biennale di Venezia

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The Bridges of Graffitiè il progetto espositivo che, a 30 anni da “Arte di Frontiera” la mostra curata da Francesca Alinovi che nel 1984 ha portato la scena del graffiti writing newyorkese in Italia, si pone come ponte ideale verso quella cultura nata in quelle zone di frontiera “tra cultura e natura, massa ed elite, bianco e nero, trash e squisita raffinatezza”, e riportare così nuova attenzione e riconoscimento agli esponenti delle generazioni passate che hanno contribuito al suo sviluppo.

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Inserito tra gli eventi collaterali della 56° mostra internazionale della Biennale di Venezia, porta dieci autori di questa disciplina tra i più rappresentativi del panorama internazionale: Boris Tellegen, Doze Green, Eron, Futura 2000, Mode2, SKKI ©, Jayone, Todd James, Teach, Zero-T, che hanno lavorato per la prima volta insieme alla creazione di una Hall of Fame all’interno delle mura di Arterminal ed espongono opere site specific pensate ad hoc per gli spazi espositivi.

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Dieci graffiti artists che avevano già o successivamente sviluppato uno stile figurativo proprio evolvendo e reinventando se stessi.

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Futura – The Constructivist

FUTURA, il writer newyorkese che per primo oltrepassò i confini della classica ricerca sul lettering e characters per portare l’astratto sui treni e su qualsiasi altra superficie su cui poter lasciare il proprio segno.

Boris Tellengen

Boris Tellegen

Boris Tellegen aka Delta, colui che per primo introdusse la decostruzione delle lettere costituenti la sua tag fino alla dissolvenza nella materia scultorea dove superfici piane incidenti e linee spezzate tangenti creano un ordine estetico e dinamico attraente che segue il ritmo del caos dato dalle consistenze e fattezze dei materiali ogni volta coinvolti.

Zero T

Zero-T, “Transit” e “Time Frame at 4.35 pm”

Zero-T, trasversale nei mezzi la sua arte coinvolge la quotidianità della vita in opere che ne ritraggono momenti, esperienze, non per forza autobiografici, talvolta unendo, assemblando, costruendo pensieri con oggetti reali. 

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SKKI © – “Fine art repellent” e “The Age of Anxiety”

SKKI©, tra i primi graffiti artist francesi, il suo stile oggi si caratterizza per una ricerca che intreccia continuamente la cultura di strada, se non proprio la strada, a ciò che sono le forme dell’erte contemporanea per riflettere in modo nuovo su tematiche quali il rischio, il controllo, lo spreco e il consumismo, lo sviluppo urbano e le dinamiche fra spazio pubblico e privato.

Eron

Eron – Untitled scribble 3D

Come apparizioni sulle materie concrete murarie, le opere di Eron realizzate a spray aleggiano tra il disegnato e il reale, creando un dialogo site-specific con quelle che sono le caratteristiche imperfette delle superfici. Confondono la certezza della nostra visione inducendo ogni volta a un’interpretazione soggettiva suggerita più da sensazioni che da dati certi.

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Doze Green – Marduk

Doze Green, uno dei membri di origine della strepitosa Rock Steady Crew di New York, dall’uso degli spray su treni e muri passa al lavoro in studio sperimentando le altre tecniche pittoriche per la costruzione di riflessioni su concetti metafisici che si risolvono in flussi narrativi continui di figure antropomorfe e zoomorfe concatenate l’una nell’altra.

Mode 2

Mode 2 – 4 Elements

Ispirato dalla scena Hip Hop londinese, Mode 2 restituisce nelle sue opere il ritmo e il movimento di questa cultura dimostrando una grande passione e bravura per il disegno dal vivo facendo un ritratto esatto di quelle che sono le tematiche personali di vita quotidiana come le ambientazioni del writing e della cultura della doppia H all’interno della società contemporanea.

Non solo un ponte ideale, The Bridges of Graffiti è anche un ponte concreto situato al Terminal San Basilio in cui sarà possibile vedere le molteplici influenze e contaminazioni stilistiche di artisti diversi e opere che hanno attraversato l’oceano. Il nome Arterminal (Terminal of Art) è stato appositamente scelto per evocare l’importanza del porto per la città di Venezia, rafforzando la sua rilevanza internazionale e facilitare lo scambio e l’incontro tra le diverse culture e le diverse forme d’arte. Come in passato il rapporto tra la Serenissima e l’Oriente ha portato a Venezia l’arte bizantina, così oggi l’apertura all’arte e alla cultura del lungomare veneziano garantisce l’emergere di tutte quelle espressioni relative al viaggio e al commercio. Pertanto Arterminal è una metafora perfetta per raccontare la storia di questa prima mostra e la sua forma non convenzionale di arte, che viene messo in relazione con la grande tradizione della Biennale di Venezia.

Tutto ciò è accompagnato da una sezione documentativa con le fotografie dei pezzi tra i più significativi e storici realizzati sui vagoni della metro di New York, fotografati da Henry Chalfant, proiettate su un grande pannello e fatte scorrere orizzontalmente restituendo la sensazione di trovarsi davanti al passaggio del treno;  all’entrata veniamo invece accolti dalle fotografie di Martha Cooper, che colgono questa forma d’arte poliedrica al suo inizio con quegli artisti le cui opere sono approdate nei musei di tutto il mondo e sono state assorbite nella cultura e nell’arte del mondo mainstream.

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All’interno di The Bridges of Graffiti, prende parte e trova continuità il progetto “Crossboarding” a cura de Le Grand Jeu che offre al pubblico di appassionati, studiosi o semplicemente curiosi, la visione di più di 150 libri rari, tra cataloghi e riviste sulla cultura dei graffiti internazionale, Presentati in nove vetrine, corrispondenti a nove tematiche precise, inserite in una delle strutture più belle e geniali che abbia mai visto. Studiata e realizzata infatti da Boris Tellegen, è un’opera composta da diversi pezzi pensati per una lettura unitaria del messaggio inserito nelle maglie della sua struttura svelato dal colore nero che ne evidenzia le parole in latino.

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La mostra resterà aperta fino al 22 Novembre con ingresso a pagamento e durante tutto il mese sono previsti 4 nuovi talks curati da Pietro Rivasi per l’approfondimento di questa disciplina:

Monday 16/11 (h 17.00)Public Domains con: Andrea CaputoJoana Rafael

Tuesday 17/11 (h 18.00)Writing Beyond Letters con: Robert KaltenhäuserHarald Hinz

Wednesday 18/11 (h 18.00)The Importance of keeping track con: Tobias Barenthin LindbladJens Besser

Thursday 19/11 (h 18.00)Letters and the Street Art R-Evolution con: Javier AbarcaEric Surmont

Evento FB

Progetto curato da Fondazione de Mitri e Mode2, con la consulenza di DeeMo, Luca Barcellona and Andrea Caputo

Prodotto da Carlo Pagliani e Claudia Mahler e Sartoria Comunicazione.

Organizzato da Associazione Inossidabile, con il patrocinio di Autorità Portuale di Venezia.

Pirelli Annual Report 2014 | Il pneumatico reinterpretato dalla Street Art internazionale

La nota azienda di pneumatici Pirelli ha sempre dimostrato di stare al passo coi tempi, mantenendo il proprio marchio vivo attraverso la realizzazione di progetti innovativi in stretto rapporto con le attuali discipline artistiche più in fermento.

Dal 1872 e per tutto il corso del Novecento fino a questi anni del Duemila, Pirelli ha mantenuto aperto un dialogo con l’arte, affidando ad essa il racconto del suo prodotto al di là della sua funzione, fino ad arrivare alla progettazione grafica della presentazione del Bilancio annuo dell’azienda, trasformando un testo così importante, che ragguaglia su un prodotto industriale, tutt’altro che coinvolgente, in qualcosa che producesse nuovo senso culturale. Con questa nuova veste il pneumatico, fiore all’occhiello per tecnologia e innovazione, decontestualizzato e reinterpretato da creativi della pittura, dell’illustrazione, del fumetto e del design, è diventato produttore di significati nuovi, portando a molti riconoscimenti che si sono susseguiti negli anni, non ultimo il “Certificate of Typographic Excellence” assegnato a New York dal Type Directors Club per l’edizione 2012 quando il progetto di comunicazione del Bilancio fu affidato a Liza Donnelly, cartoonist del New Yorker.

Partendo dal presupposto che…

È proprio nella strada, e nella necessità di mobilità delle persone, che le gomme trovano il loro senso.

se stiamo parlando di produzione di nuovi sensi, allora non dobbiamo stupirci della scelta operata per l’ultima edizione del proprio Bilancio. Su quale altra disciplina attualmente in fermento poteva ricadere se non sulla Street Art, che come il pneumatico Pirelli, combatte la propria battaglia quotidiana sulla strada dove trova il proprio senso di appartenenza?

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L’azienda si è avvalsa stavolta della competenza e professionalità di Christian Omodeo, figura di spicco nel panorama internazionale di questa espressione artistica, che ha curato tutte le fasi di sviluppo del progetto proponendo tre giovani e stimati urban artist internazionali, l’argentina Marina Zumi, il tedesco Dome e il russo Alexey Luka, che per una decina di giorni hanno lavorato all’interno dell’Hangar Bicocca di Milano. Ognuno, col proprio stile e la propria visione, ha saputo produrre davvero un nuovo senso intorno al pneumatico più conosciuto al mondo, e questo ce lo hanno dimostrato proprio le loro opere esposte al pubblico soltanto per tre giorni lo scorso febbraio.

Nell’opera della Zumi infatti ritroveremo quell’atmosfera surreale ed eterea, cara all’artista, di un mondo in cui il pneumatico diviene la Luna che guida gli uomini verso il superamento dei propri limiti.

“Le mie opere esprimono una riflessione sul tempo presente e sul mondo moderno attraverso delle figure animali che incarnano delle virtù umane. La figura del cervo rappresenta uno spirito saggio, che sa mantenere calma e buon senso anche di fronte alle avversità.”

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Passando poi a Dome, che opera una delle sue bellissime e delicate metafore monocromatiche, con la messa in scena del sentimento della Passione, indispensabile all’innovazione e al progresso, che ha contraddistinto l’azienda Pirelli in tutti questi anni.

“Le silhouette di due esseri umani, ispirate al teatro d’ombre, s’incontrano su un palco a scacchiera. Un uomo, col viso coperto da una maschera d’alce, spinge una carriola con dentro una rosa verso la donna che ama. È la prova che l’amore e la passione portano l’uomo a oltrepassare i limiti del convenzionale e a esplorare nuovi percorsi, anche quando questi sembrano pieni di ostacoli.”

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Per finire con Luka che, con la sua peculiare visione geometrica, ha sintetizzato quel multiculturalismo urbano reso affascinante qui dalla composizione costruita per inter_sezioni cromatiche di contrasto in cui il pneumatico spicca proprio perché elemento fondamentale nella vita urbana.

“Sono state le forme geometriche dell’architettura di Mosca, la città in cui sono nato e cresciuto, a ispirarmi il ricorso ai codici dell’astrazione e la voglia di combinarli con quell’universo formale biologico – piante, esseri umani – che popola gli spazi urbani. Questo mix costituisce il linguaggio narrativo che declino, di volta in volta, nei luoghi dove dipingo.”

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Tre grandi opere pittoriche di forte impatto, che colgono appieno lo spirito che anima l’azienda Pirelli, successivamente assemblate in un’installazione a piramide collocata all’interno dell’Hangar Bicocca. Un luogo, oggi deputato all’arte contemporanea, con un background storico non indifferente se si pensa alle grandi fabbriche che prima ospitava, come la stessa Pirelli, il cui progetto di Bilancio 2014 ha trovato giusta continuazione concettuale con esso. Alla presentazione sono intervenuti oltre a Marco Tronchetti Provera, Presidente e Ceo di Pirelli e Antonio Calabrò, Senior Advisor Cultura di Pirelli, anche il critico d’arte Achille Bonito Oliva e Christian Omodeo curatore del progetto.

Momento della presentazione del Bilancio 2014 con Alexey Luka, Marina Zumi, il critico d’arte Achille Bonito Oliva, Christian Omodeo curatore del progetto e Dome

Momento della presentazione del Bilancio 2014 con Luka, Zumi, il critico d’arte Achille Bonito Oliva, Christian Omodeo curatore del progetto e Dome

Un esempio questo, secondo me, di come si può fare comunicazione della propria cultura d’impresa, affidandosi alla curatela di un esperto che ha saputo realizzare un connubio sinergico e sano tra la Street Art e un’azienda come Pirelli, valorizzando entrambe le parti in gioco nel rispetto sia del prodotto in questione che le personalità artistiche coinvolte nella reinterpretazione dello stesso, facendo adeguata divulgazione della conoscenza di questa disciplina attraverso del materiale documentativo fruibile.

http://www.pirelli.com https://www.facebook.com/PirelliItalia

http://legrandjeu.fr/

Christian Krämer aka DOME

Nato nel 1975, l’illustratore e street artist DOME vive e crea le sue opere a Karlsruhe. Affascinato dall’arte urbana, nel 1994 scopre la vernice spray come strumento di espressione artistica e comincia a dipingere muri. Il suo stile è caratterizzato da uno sguardo surrealista sulla condizione umana: ama rappresentare singole parti del corpo estrapolate dal contesto e nel 2011 ha messo a punto un sistema di “costruzione modulare” per comporre le sue opere di elementi ripetuti, rappresentati con la sola variazione di una rotazione di 45 gradi. Questo metodo offre la libertà – concetto fondamentale nella cultura della Street Art – di modificare rapidamente parte di una composizione senza ricominciare da zero. DOME si serve di penne, inchiostro di china e acrilico per dare vita alle sue figure. Le sue opere invitano l’osservatore a esplorare pensieri ed emozioni suscitati da immagini surreali, ispirate all’architettura barocca, con motivi floreali, elementi architettonici e altari ad arricchire lo sfondo. Spesso i soggetti popolano paesaggi, palchi e piattaforme e sono accompagnati da cartelli scritti in un font creato appositamente dall’artista.

Alexey Luka

Nato nel 1983 e residente a Mosca, Alexey Luka è tra i giovani artisti e illustratori russi più innovativi. Dopo l’esordio come graffitista, si è formato al Moscow Architectural Institute e ha cominciato a sviluppare un nuovo linguaggio di Street Art più vicino alla tradizione dell’avanguardia russa e meno improntato alla critica della società dei consumi e alla cultura pop, filoni tipicamente occidentali. Influenzato da artisti come El Lissiztky e Vassily Kandinsky, Alexey Luka porta avanti una ricerca artistica ispirata al dialogo con l’architettura urbana, nella quale inserisce dipinti e installazioni caratterizzate da curve e linee colorate. La sua tecnica, perfezionata lavorando in strada, si basa sull’analisi digitale delle forme che vanno a comporre realizzazioni tridimensionali in legno e altri materiali. Luka vanta un forte legame biografico e artistico con Mosca e nel 2010 ha raggiunto la fama internazionale grazie al boom della rete che ha investito la Russia: oggi le sue opere, geometriche e frammentate come puzzle, fanno parte del paesaggio urbano di numerose città del mondo. Oltre a partecipare a mostre collettive allestite in prestigiose gallerie di arte urbana, come la Openspace a Parigi, la Mini Galerie ad Amsterdam e la 1 AMSF a San Francisco, di recente ha realizzato le sue prime personali: Long tomorrow, organizzata alla Pechersky Gallery di Mosca, e Late e Still Life, tenutasi alla Enjoyted di Lione.

Marina Zumi

Nata nel 1983 in Argentina e da lungo tempo residente a San Paolo, in Brasile, dove crea le sue opere, Marina Zumi è entrata subito in contatto con la scena della Street Art ed è stata una delle prime partecipanti al gruppo formativo sperimentale Expression Sessions di Buenos Aires. Una delle poche donne a portare la sua arte per le strade di San Paolo, ha uno stile coloristico e femminile, influenzato dalla sua formazione come stilista. I suoi graffiti, un’oasi di serenità nel traffico e nel trambusto della città, sono pervasi da un’elegante magia. Le sue creazioni in studio sono invece improntate a una maggiore concretezza: incorporando nelle sue opere fili dorati, argentati e neri, si avvicina alle teorie dell’arte concreta, ispirandosi alla natura, all’universo, alla geometria sacra, alla teoria dei quanti e alla vita quotidiana. Marina Zumi punta a liberare il flusso di energia, simbolo del legame esistente tra tutti gli esseri viventi e rappresentato da un motivo ricorrente di sette linee, con un’intenzione centrale e risonanze parallele, tre positive e tre negative. Attualmente di base a San Paolo, l’artista argentina continua a sviluppare percorsi autonomi e collettivi nelle strade e nelle gallerie di tutto il mondo. L’evoluzione dai graffiti degli esordi alla produzione attuale è stata un personalissimo percorso di crescita e arricchimento del tutto indipendente.

Christian Omodeo

Nato a Roma nel 1976, Christian Omodeo è critico d’arte e direttore artistico e vive a Parigi. Dopo gli studi di Storia dell’Arte in Italia, dal 2005 al 2010 ha lavorato all’Institut National d’Histoire de l’Art e nel 2011 ha conseguito il Ph.D alla Université Paris-Sorbonne, ricevendo il Prix Nicole. Dal 2010 al 2013 ha insegnato Arte contemporanea alla Université de Picardie-Jules Verne d’Amiens, collaborando contestualmente con il Musée Fesch di Ajaccio. Noto come uno dei principali esperti dell’arte di età napoleonica, nel 2012 ha creato Le Grand Jeu, agenzia specializzata in arte urbana, per dedicarsi esclusivamente ai nuovi linguaggi dell’arte, che studia sin dal 2008. Curatore della prima edizione del festival romano Outdoor nel 2010 e tra i promotori del progetto Tour Paris 13 nel 2013, ha organizzato mostre, workshop e conferenze in tutta Europa. Con i suoi ultimi libri – “C215. Un maître du pochoir”, “Crossboarding. An Italian Paper History of Graffiti Writing & Street Art” e “Dominique ERO Philbert. Urban Mystical Expressions”, pubblicati nel 2014 – si è affermato come uno dei critici d’arte urbana attualmente più quotati, oltre che come uno dei pochissimi storici di graffiti writing in Europa.

Diagonals. Il libro d’artista di L’Atlas | La nuova avventura editoriale di Le Grand Jeu

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In occasione dell’apertura di “Transversal“, prima personale italiana di L’Atlas alla Wunderkammer di Roma, lo scorso 22 novembre, è stato presentato “Diagonals“, il primo libro d’artista del grande urban artist parigino nonché il primo progetto nel campo dell’editoria d’artista de Le Grand Jeu in collaborazione con il rinomato Atelier R.L.D. di Parigi, che ha stampato il libro in edizione limitata a 50 copie su carta Rivoli.

Si tratta di 14 litografie firmate e numerate da Jules Dedet Granel aka L’Atlas, ognuna delle quali rappresenta un passo nell’elaborazione del suo bozzetto disegnato a mano. Come spiega, Christian Omodeo che scrive il testo critico del libro, l’artista abbandona la linearità orizzontale e verticale delle sue lettere scritte, per dieci anni elementi centrali nella sua ricerca artistica, per esplorare un nuovo spazio formale riempito con diagonali. Un cambiamento di prospettiva verso ciò che è stato l’amore per la calligrafia con cui ha lasciato la sua impronta su grandi e significativi spazi urbani in giro per il mondo.

L’Atlas is a French artist born in 1978. He began doing graffiti in the early 1990s. Fascinated by the history of handwriting, he has studied calligraphy in several countries and designed his own typography. He frequently works in public spaces and has become a major figure of the Street Art movement. He has also developed a pictural universe, where he leads the written word towards calligraphic abstraction. He lives and works in Paris.
The Atelier RLD has been founded in 1973 in Paris by Robert and Lydie Dutrou and has collaborated with artistes like Miró, Chillida, Tapiès, Alechinsky, Miotte, Seguí, Sugaï, Papart, Ionesco, Tardieu, Mandiargues, Butor and Perec, to produce prints and artists’s books during almost forty years. In 1985, Robert and Lydie Dutrou have opened a second atelier in Bourgogne, where they have installed various printing presses. MoMA considers Anular, produced by Antonio Tapiès at Atelier RLD in 1981, one of the fifty more precious artists’ books in the world. 

DIAGONALS

Printed on 240 gr. Rivoli paper
White cloth-covered clamshell box
Book dimensions: 25 x 25 cm. (9.84 x 9.84 in.)
Text by Christian Omodeo
Edition of 50, signed and numbered by the artist
2014

 

“Crossboarding” – La passione dell’Italia per il Graffiti Writing e la Street Art in esposizione @ LO/A di Parigi | 16/09-02/10 ’14

Con «Crossboarding», Library of Arts e Le Grand Jeu mettono in luce, dal 16 settembre al 2 ottobre, l’entusiasmo dell’Italia per il Graffiti Writing e per la Street Art, dagli anni 60 ai giorni nostri.

COMUNICATO STAMPA

Risultato di un colossale lavoro di ricerca effettuato dal ricercatore e commissario della Mostra, Christian Omodeo, «Crossboarding: an Italian Paper History of Graffiti Writing and Street Art», ci invita ad un viaggio in un’Italia appassionata dall’arte urbana. Cataloghi di mostre, riviste, libri fotografici, ricerche universitarie… diverse decine di testi messi in risalto nella mostra evidenziano l’effervescenza italiana attorno al Graffiti Writing, alle scritture urbane, alla Street Art e al «muralismo» di cui si trova traccia già sulle case dai muri colorati della Sardegna. 
Il catalogo della mostra, che può essere considerato come una vera bibbia, si compone di una bibliografia completa dei più importanti libri pubblicati in Italia o da italiani su questi temi. In questa bibliografia, Christian Omodeo ha selezionato e analizzato 120 libri accompagnati da una descrizione tecnica e fotografie. Il catalogo testimonia come il Graffiti Writing e la Street Art compaiano, si diffondano, ottengano legittimità e suscitino ancora oggi un dibattito.
La mostra, come anche il catalogo, celebrano quindi il dinamismo di una scena locale troppo poco conosciuta in Francia. Perché l’Italia? Perché questo paese si rivela pioniere, e spesso
all’avanguardia, su questi temi. La mostra e il catalogo raccontano i grandi momenti del Graffiti Writing e della Street Art in Italia, l’importanza dei quali si risente anche aldilà della frontiera italiana. Scopriamo quindi che i primi due libri consacrati ai graffiti americani sono di due autori italiani e risalgono all’inizio degli anni 70 (uno su Los Angeles, l’altro su New York); che la curatrice e critica d’arte italiana Francesca Alinovi difendeva, all’inizio degli anni 80, l’idea di una prima mostra museale europea consacrata al Graffiti Writing; e che questo entusiasmo appartenne tanto alle gallerie quanto alle case editrici che pubblicarono molto presto dei libri di riferimento su alcuni dei più grandi rappresentanti americani di questa scena artistica (Phase II, Chaz Bojorquez, Barry McGee, Aaron Rose…).
Francesca Alinovi si rese conto molto presto della capacità delle pratiche artistiche urbane di spingere al « crossboarding », al superamento delle frontiere. Quest’arte, alla frontiera dell’arte, ne respinge infatti i limiti nella sua continua ricerca di legittimità. Ma con il Graffiti
Writing e la Street Art, sono le stesse frontiere geografiche a essere compromesse. Internet è oggi il luogo privilegiato di dibattito tra artisti di tutto il mondo. La rete amplifica l’emulazione e gli scambi già all’opera tra diversi quartieri (Bronx, Harlem, Brooklyn…) o città. Un’idea di “crossboarding” alla quale LO/A e Le Grand Jeu desiderano oggi rendere omaggio.

http://www.libraryofarts.com | www.legrandj.eu

Biografia di Christian Omodeo
Specialista franco-italiano di Urban Art, Christian Omodeo è storico dell’arte. Dopo aver sostenuto la sua tesi di dottorato presso l’Università La Sorbonne di Parigi e svolto attività di ricerca presso l’Institut National d’Histoire de l’Art, lavora oggi come professore e curatore freelance. Ha fondato Le Grand Jeu nel 2012.

Informazioni e contatti

LO/A (Library of Arts)
17 rue Notre Dame de Nazareth, 75003 Paris, France
Tel : +33(0)9 83 75 91 08
Métro : Temple
Orari di Apertura
Mar > Ven : 11h > 19h
Sam : 14h > 19h

Ufficio stampa

Stéphane Saclier
157 rue du Temple
75003 – Paris
T / 01 77 10 32 09
stephane@stephanesaclier.com
http://www.stephanesaclier.com

1984/2014 | Arte di Frontiera: 30 anni dopo | Le Grand Jeu

Il mio saggio per il trentennale della collettiva “Arte di Frontiera” per la piattaforma di approfondimento culturale italo-francese Le Grand Jeu -> 1984/2014 | Arte di Frontiera: 30 anni dopo | Le Grand Jeu.

MEMORIE URBANE 2014 | Presentazione catalogo

LA STREET ART INVADE IL LITORALE PONTINO

Hopnn – Photo by Flavia Fiengo

Il 26 gennaio a Terracina (LT) la presentazione del catalogo,
le foto ufficiali e il video-reportage del festival 2012-2013

@Cantina Cancelli – piazza Cancelli (Centro storico alto)

H 18.00 // Terracina (LT)

Torna più ricco, più grande e più colorato il Festival internazionale di street art Memorie Urbane, noto ormai per aver portato, a partire dal 2012, l’arte urbana nelle cittadine pontine di Gaeta e Terracina e che quest’anno, alla sua terza edizione allargherà lo spettro degli interventi su altre 3 città.

Il festival sarà presentato ufficialmente il 17 febbraio al Tree Bar di Roma, ma già domenica 26 gennaio, presso il locale Cantina Cancelli a Terracina, sarà possibile assistere alla presentazione del catalogo e alla proiezione del Video-Reportage del festival realizzato dalla Blind Eye Factory e un’esposizione fotografica di Flavia Fiengo e

Memorie Urbane nasce con un obiettivo alto: muoversi in continuità con il patrimonio storico, artistico e naturale del territorio dando risalto al concetto di “memoria”, intesa come testimonianza artistica e civile di cura dell’urbanità. Un’occasione per “riscoprire” la città attraverso l’arte urbana contemporanea che diventa strumento per dare nuovo risalto a spazi che, pur essendo parte di un orizzonte visivo acquisito, sono solitamente trascurati, abbandonati e privi di una qualificazione.

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In questo continuo dialogo fra presente e passato, fra arte e spazi pubblici, si innesta questa terza edizione che vuole diventare un “laboratorio artistico a cielo aperto” degno delle principali capitali europee. Oltre a Gaeta, che ha ospitato la prima edizione del festival, e a Terracina entrata nel 2013, quest’anno saranno protagoniste anche le città di Formia, Itri e Fondi. Le prime due, in realtà, entrate già nell’autunno 2013 nel progetto INAttesa-the art at bus stop”, che ha riqualificato le pensiline dei bus pubblici con i colori della Street Art facendo respirare quell’aria “street” del Festival.

Cancelletto - Photo by Flavia Fiengo

Cancelletto – Photo by Flavia Fiengo

Numerosi anche i partner e i co-promotori di questa terza edizione. A Turismo Creativo, associazione ideatrice e produttrice del Festival, si aggiungono: Ziguline.it, magazine online di arte e cultura; Bucolica Produzioni, associazione partner su Terracina; Lokomotiv, associazione partner su Itri; Basement Project Gallery partner su Fondi, Le Grand Jeu, agenzia di street art di Parigi e Lazlo Biro Gallery con sede a Roma.

Con oltre 40 muri realizzati e 23 artisti partecipanti, Memorie Urbane riparte dal bilancio corposo delle passate edizioni per moltiplicare la sua sfida. Il Festival conferma la sua internazionalità, con una ricerca artistica a tutto tondo nella scena della street art mondiale. Dei protagonisti dell’edizione 2014, più della metà sono grandi nomi che l’Italia non ha avuto ancora l’onore di ospitare. Dal 2 aprile al 30 maggio gli artisti si alterneranno per le strade delle città coinvolte, animando luoghi e superfici non convenzionalmente legati alla ricezione di interventi artistici e vivacizzando culturalmente le città. Oltre al lavoro sui muri, la scena urbana sarà arricchita da un ricco calendario di appuntamenti collaterali.

 

Organizzazione:

Turismo creativo
via Marina di Serapo 18
04024 Gaeta (Italia)
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