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Goodmorning Mr. Morgen | Recap della presentazione della monografia e della mostra di Igor Hofbauer al Lanteri

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Lo scorso 14 dicembre, il Cinema Caffè Lanteri è stato lieto di presentare Goodmorning Mr. Morgen, l’evento incentrato sulla figura del grande illustratore e fumettista croato Igor Hofbauer a cura di Tabularasa Tekè Gallery di Carrara per la rassegna Fumetti&PopCorn. In Sala Cinema, il gallerista Stefano Dazzi e Marco Cirillo Pedri, curatore di galleria, moderati dalla giornalista Cinzia Colosimo, hanno presentato la monografia illustrata a colori dell’autore dal titolo “Fuk-Hof. Good Morning Mr. Morgen” edita da Tabularasa Edizioni. Il libro – corredato da un apparato critico a cura di Alessandra Ioalé, Marco Cirillo Pedri, Stefano Dazzi Dvořák, Jonathan Bousfield e da un’intervista esclusiva realizzata da Vittore Baroni, che ha curato anche l’apparato biografico, bibliografico e discografico dell’autore – contiene la riproduzione di tutte le opere grafiche e pittoriche di quello che oggi è definito dalla critica, il Maestro dell’estetica grottesca balcanica, ripercorrendone, esaustivamente e in ordine cronologico, la traiettoria di ricerca artistica, costellata da meravigliose produzioni, di cui è possibile finalmente ammirarne le tappe di nascita e sviluppo.

Fino al 7 gennaio 2018 sarà inoltre visibile al pubblico la mostra di serigrafie a colori in tiratura limitata dei manifesti cult realizzati negli ultimi anni da Igor Hofbauer, inaugurata per l’occasione. Dalla serigrafia dell’unica edizione del manifesto “Teho Teardo & Blixa Bargeld” realizzato dall’autore per il concerto dei due grandi musicisti al Močvara club di Zagabria a febbraio di quest’anno; alle serigrafie di alcuni tra i manifesti pubblicitari più significativi realizzati per il medesimo club croato; fino ai due manifesti che l’autore ha creato quest’estate per la sua personale. Le serigrafie e la monografia del Maestro sono disponibili presso il bookshop del Cinema Caffè Lanteri.

Classe ’74, Igor Hofbauer muove i suoi primi passi nel campo dell’illustrazione e delle arti visive all’interno del collettivo di fumetti underground Komikaze, per arrivare oggi a essere una delle figure più dirompenti, affascinanti e rappresentative della cultura e dell’arte balcanica. Con il suo stile ha restituito narrazioni surreali, ispirate alla sua città, contenute in una sola pagina, quella del manifesto pubblicitario, che dal 1999 al 2011 è stato oggetto d’interesse e soggetto della sua ricerca artistica. Un mix di citazioni dall’arte contemporanea del secolo scorso e rielaborazione personale di icone pop di manifesti cult, in stretto rapporto con la tradizione grafica croata, configura l’estetica originale, fresca, riconoscibile e senza tempo del Maestro croato, che si distingue non solo come illustratore nell’arte del manifesto pubblicitario, ma anche come fumettista nel grande e variegato panorama del graphic novel europeo.

Dal manifesto come mezzo espressivo con cui raccontare il suo tempo legandolo alla comunicazione pubblicitaria, tra libera creazione e compromesso commerciale, alla creazione di narrazioni più complesse a fumetto, Igor Hofbauer è stato definito il maestro dell’estetica grottesca balcanica e alternativo rappresentante visivo della città di Zagabria. I suoi poster sono piccoli universi narrativi ispirati, nelle composizioni, alle silouette urbane della capitale. Scenari grotteschi popolati da creature mostruose e personaggi tratti dalla realtà quotidiana, che accolgono in nuce il successivo sviluppo narrativo dell’arte di Hofbauer. Per questa sua naturale evoluzione nell’arte del fumetto, l’autore si ispirerà alla classica estetica delle comic strips underground americane degli anni ’80, in particolar modo guardando a Charles Burns della rivista RAW di Spiegelman. Nelle sue opere narrative a fumetto ritroviamo anche una bellissima e ben riuscita collaborazione e rielaborazione estetica del Costruttivismo russo, per quanto riguarda la costruzione dell’impianto compositivo delle scene, sintetiche e geometriche, e dell’Espressionismo tedesco, per quanto concerne invece la caratterizzazione dei personaggi, rendendo il suo stile drammatico, urgente e di grande impatto. Storie imprevedibili e transdimensionali popolate da disadattati sociali, emarginati, creature deformi e forme di vita post-decadenti. Umanoidi subnormali insoliti, la cui presenza rende surreale l’atmosfera del racconto, al cui sviluppo narrativo l’autore aggiunge quel giusto nonsense da creare mistero, dubbio e suscitare incertezza, a volte anche sconcerto e shock, nel lettore.

Intense note estetiche e complessi elementi compositivi concorrono alla costruzione di quell’atmosfera angosciante e asfissiante, ma al tempo stesso maledettamente affascinante, specchio dello stato di paranoica ossessione della società metropolitana a lui contemporanea. Caratteristiche costanti che distinguono e rendono uniche le opere di Hofbauer, il quale dimostra senso di appartenenza alla propria cultura e al sistema sociale in cui vive e si esprime. Attenzione alla rilettura dei Maestri nella traduzione del proprio immaginario. Dimostra di saper accogliere la tradizione visiva croata e coglierne gli ingredienti da poter rielaborare e sviluppare per renderla ancora attuale nella trasmissione di nuovi messaggi a una comunità in continuo cambiamento. Una comunità di cui l’autore ne delinea e ne porta alla ribalta stati d’animo e costumi, angosce e desideri, anomalie ed eccessi, oggi sulle pagine del graphic novel, e prima ancora su quelle pubblicitarie dei manifesti che hanno ridefinito l’identità visiva del “Močvara” club di Zagabria icona della cultura underground croata.

 

Mostra delle serigrafie dal 14 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018

Cinema Caffè Lanteri

Via San Michele degli Scalzi 46, Pisa

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“Marie Curie” | Recap della presentazione e della mostra del fumetto di Alice Milani al Lanteri

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Lo scorso Giovedì 30 novembre, si è tenuto un nuovo incontro della rassegna Fumetti&PopCorn che il Cinema Caffè Lanteri di Pisa ha dedicato a Alice Milani, una delle più capaci autrici nostrane, e al suo nuovo libro, Marie Curie, una splendida biografia a fumetti scritta e disegnata per Beccogiallo, casa editrice per la quale l’autrice è da poco a capo di una nuova collana di finzione. L’incontro in Sala Cinema è stato moderato dal fantastico duo Tuono Pettinato e Maurizio Vaccaro, che hanno sondato con l’autrice le ragioni e gli intenti che sottendono ai natali fumettosi della biografia di questa scienziata polacca che nel primo ‘900 raggiunse incredibili risultati nella fisica nucleare, ma che in pochi ne (ri)conosco l’importanza e la maternità. A coronare l’evento è stata inaugurata nelle Sale del Caffè, la mostra delle magnifiche tavole originali tratte dal libro rimaste visibili fino al 10 dicembre.

Maria Skłodowska Curie, quando arrivò a Parigi e si iscrisse alla Sorbona, aveva già 24 anni. In Polonia aveva dovuto lavorare come governante per mettere da parte i soldi necessari a intraprendere gli studi in scienze fisiche. Il nome con cui divenne famosa è quello del marito Pierre Curie, che la aiutò nelle ricerche su una sostanza sconosciuta che aveva proprietà assai curiose: emetteva energia, luce, calore. Era l’alba della fisica nucleare, ma anche l’inizio dell’era delle donne nella scienza. Dopo la morte improvvisa di Pierre, Marie portò avanti la sua carriera, fin troppo brillante e indipendente, scontrandosi con la mentalità conservatrice della Francia del primo Novecento. Le vicende private si intrecciano così inevitabilmente con la ricerca scientifica, finendo per offuscarne gli eccezionali traguardi.

Alice Milani è nata a Pisa nell’86. Ha studiato pittura, incisione e tecniche di stampa a Torino e a Bruxelles. È stata una delle fondatrici del collettivo La Trama, con cui ha realizzato e distribuito fumetti autoprodotti fino al 2015. Il suo primo romanzo a fumetti Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui (BeccoGiallo, 2015) è dedicato alla poetessa polacca vincitrice del premio Nobel, ed è stato tradotto in polacco. Nel 2016 esce Tumulto, per Eris Edizioni, racconto di viaggio e di formazione, scritto e disegnato a quattro mani con Silvia Rocchi. Dal 2017 dirige una nuova collana di fumetto di finzione per BeccoGiallo.

 

Mostra di tavole originali dal 30 novembre al 10 dicembre 2017

Cinema Caffè Lanteri

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TUSCANIA FESTIVAL 2017 | Le mostre

Per ben due edizioni di fila ho avuto il piacere di organizzare le mostre del neonato Tuscania Festival realizzato nel suggestivo borgo medievale toscano di Peccioli. Per due giorni di un caldo giugno, il paese si anima al suono della musica di artisti di strada, dei mercatini di artigianato selezionato, delle attività per grandi e piccini. A concorrere alla costruzione di questa splendida cornice culturale ci sono anche le mostre all’interno di Palazzo Belvedere. Sede amministrativa della Belvedere S.p.a., che in quei due giorni estivi si è trasformata, alimentata da nuova linfa. Un nuovo spirito ha attraversato gli spazi al piano terra del Palazzo, quello della creatività di tanti artisti visivi. In questi due anni si sono susseguiti pittori, scultori, fotografi, videoartisti, visuals, illustratori prevalentemente toscani che qui con orgoglio presento e con grande riconoscenza, per la disponibilità e la collaborazione, io ringrazio.

Tommaso Santucci – Tuscania 2016 Foto: Elephant Studio

EDF crew – Tuscania 2016 Foto: Elephant Studio

Dalle ricerche personali di Daria Palotti con i suoi acquarelli e sculture surreali giocate sulle tonalità del rosso e del blu, e di Cristina Gardumi con i suoi video e le sue carte in cui performano personaggi dalla testa animale tra disegno b/w, pittura acrilica e acquarelli al caffè, fino alle espressioni scritte e disegnate in composizioni multimateriali di Tommaso Santucci; passando per l’ironia critica delle illustrazioni e installazioni degli EDF crew, e arrivare alle originali illustrazioni digitali di Melkio e al progetto sulla resilienza di Tekiuen.

Emanuele Baldanzi – serie fotografica “Livorno Di(a)stratta” Tuscania 2017

Melkio “Illustream” Tuscania 2017

Gammaphì “Ma-Donne” serie foto-pittorica 2016 – Tuscania  2017

Gammaphì “Ma-Donne” serie foto-pittorica 2016 – Tuscania  2017

Se l’edizione 2016 ha colpito per la qualità delle ricerche individuali dei singoli artisti, l’edizione 2017, oltre ai bellissimi disegni a carboncino e acquarello su tela di Emila Sirakova in dialogo con le opere di Tommaso Santucci e alle grandi opere pittoriche di Massimiliano Precisi, si ricorderà per la presentazione di progetti ben strutturati e conclusi in sé, come “Ma-Donne“, la serie foto-pittorica della pittrice Gammaphì Aka Giada Fedeli, in collaborazione con la fotografa Teresa Crisci, che riflette sulla donna, il suo corpo e il femmineo nella società; “Livorno Di(a)stratta” del giovane fotografo livornese Emanuele Baldanzi, che ha messo in luce diversi e nascosti aspetti architettonici della sua città arrivando a catturarne dei saggi astratti come quasi disegnati dalla luce sulla carta e non fotografati.

Emila Sirakova – Tuscania 2017

Massimiliano Precisi – Tuscania 2017

Massimiliano Precisi – Tuscania  2017

Per non parlare poi di progetti complessi come “Anatomia di un sogno” dei Mohabitat, duo artistico nel campo della sound e visual art che hanno presentato per l’occasione una performance audio-visiva immersiva davvero speciale e coinvolgente per il pubblico del Festival, proponendo una riflessione originale sullo stato di sogno. Ed infine l’installazione della visual Valentina Belaise, un’enorme gigantografia scomposta in pixel cartacei poi ricomposti alla parete della rimessa del Palazzo visibile dalla strada principale del paese. Un ragionamento sulla scomposizione in pixel di una data immagine e la porzione di informazioni visive contenute in ogni pixel in relazione all’immagine intera.

Mohabitat “Anatomia di un sogno” – performance audio visiva – Tuscania  2017

Valentina Belaise – Tuscania  2017

Sempre sul filo della performance dal vivo, ricordo quelle a spray degli EDF crew che per le due edizioni ci hanno regalato due super pannelli sui quali ogni volta hanno illustrato un proprio messaggio.

EDF crew – Tuscania  2017

EDF crew – Tuscania  2017

Per la seconda edizione del Festival abbiamo avuto anche il grande piacere di ospitare in esposizione il collettivo di fumetto autoprodotto Mammaiuto con una serie di tavole scelte e tratte dai libri e le storie a fumetto che ognuno dei componenti ha scritto e disegnato in questi ultimi anni.

Mammaiuto – Tuscania 2017

Francesco Guarnaccia – Mammaiuto – Tuscania 2017

Un posto di riguardo alle pareti dei corridoi del Palazzo, lo hanno trovato infine anche tutti gli artisti selezionati che hanno partecipato alla Open Call delle due edizioni del Festival. Dai giovani fotografi Rosa Cinelli, Alessio Lucarini e Emanuele Caprioli alle fotografie urbex di Daria B; dai collage di Elisabetta Cardella, ai disegni e acquarelli di Giada Matteoli e alle opere di Sara Bandini. E ancora dalle creazioni eclettiche di design di Stefano Gemignani ai giovani pittori Giacomo Pasquali, Carolina Correa e Angelica Boreali. In una piccola selezione di immagini tutta la loro capacità creativa.

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Tutte le foto sono realizzate dal fotografo Emanuele BaldanziHuskies Studio di Livornotranne in quelle in cui ho indicato i crediti in didascalia.

Sobre la sangre | Teresa Margolles alla Tenuta dello Scompiglio | Vorno (Lu)

Il primo alito perturbante che ci arriva dalla mostra di Teresa Margolles, “Sobre la sangre“, è quello che a prima vista sembra un ombrellone sotto cui ripararci, dalla pioggia come dal sole. Ad accoglierci all’esterno infatti è l’installazione itinerante “Frezada”, sotto la quale ci poniamo e veniamo colti da un forte odore di sangue che da essa si sprigiona. Il primo cortocircuito. In realtà quell’ombrello è composto da una coperta recuperata dall’obitorio di La Paz impregnata del sangue di una donna vittima di femminicidio, montata poi su una struttura metallica. Come ci sentiamo quando diventiamo consapevoli di stare all’ombra della violenza di genere?

All’interno, lo spazio espositivo dello Scompiglio è irriconoscibile, completamente modificato ad hoc per quella che sarà un’esperienza conoscitiva davvero suggestiva e comprensiva dell’opera e del messaggio, dell’esperienza dell’artista. Un’artista che “esamina le cause e le conseguenze sociali della morte, della distruzione e della guerra civile.” Affrontando temi come la violenza, il genere, la povertà e l’alienazione con cui “critica l’ordine sociale ed economico che rende normali certe morti violente, […] sottolineando la complicità del governo nel produrre violenza e nel generare povertà.”

Introdotti in quello che è il percorso espositivo, concepito quasi come un tunnel/labirinto buio, rimaniamo senza fiato appena girato l’angolo. Abbagliante, nell’oscurità della sala, ci appare stesa una lunga tela, a prima vista una suppellettile cerimoniale dai ricchi ricami.

Teresa Margolles “Wila Patjharu / Sobre la Sangre, 2017”

Ci avviciniamo lentamente, come a qualcosa di sacro, e osserviamo in silenzio. Siamo ancora ignari di ciò che abbiamo davanti i nostri occhi. Costeggiamo adagio il lungo piano che la sostiene. Ci sveleranno poi i curatori la realtà di ciò che stiamo vedendo, guardando, osservando attentamente, attratti esteticamente da ciò che sembra ma non è.

Teresa Margolles “Wila Patjharu / Sobre la Sangre, 2017”

Una sindone di 25 metri che ha avvolto non uno ma dieci corpi di vittime di femminicidio a La Paz. Corpi di donne, straziati, privati dell’anima e consacrati al martirio di una società irresponsabile, violenta e ingorda di ignoranza. Una società machista. Ricamata successivamente “da sette artigiane dell’etnia Aymara attraverso le tecniche tradizionali decorative degli abiti di danza popolare boliviana.” In poco tempo è come essere commensali attorno a un tavolo da autopsia, progettato per sostenere il suo straziante valore. Mi sento in colpa per aver contemplato ed essere stata rapita dalla bellezza dei preziosi ricami. Mi sento ingannata dallo splendore apparente che nasconde qualcosa di orribile, drammatico.

Ed ecco che ho pensato alla bellezza, al trucco, come a strumenti per il nascondimento dell’atroce.

Teresa Margolles “Wila Patjharu / Sobre la Sangre, 2017”

Un’opera davvero sorprendente, che ha diverse chiavi di lettura. E’ sorprendente l’enorme bellezza estetica che nasconde, uguale e contrario, l’enorme orrore umano, producendo un equilibrio tra il concetto/messaggio espresso e la sua restituzione concreta difficilmente realizzabile nello spazio fisico. Tanto magnificente appare, tanto è orribile il segreto che nasconde. E non è forse ciò che accade da sempre anche nella nostra società?

E ancora una domanda. Cosa dobbiamo ritenere “sacro”, oggi, ed elevarlo a “oggetto di venerazione”? Non esiste un solo corpo sacro, non esiste una sola persona da venerare. Ogni corpo è sacro e venerabile. Chi toglie impropriamente la vita commette un sacrilegio. Vorrei elevare a sacra questa sindone, che porta le traccie del sangue di donne a noi sconosciute, ma non per questi motivi meno sacre. Qui sono stati avvolti, hanno giaciuto i loro corpi. Corpi di persone, di vittime innocenti. Al di là della differenza di genere.

L’artista pone il pubblico nella condizione di provare quel disagio che ogni donna prova in una società che non le accetta, le nasconde. Nasconde la brutalità di ciò che ogni giorno sono costrette a subire, ritenute oggetti di e per il desiderio altrui, di e per il piacere altrui. L’opera di Margolles ci mette davanti al senso di colpa che si produce quando si fa avanti la consapevolezza di poter far parte di un meccanismo che vuole insabbiare, nascondere, cancellare il femminicidio sistematico ed “accettato” culturalmente. Perché è un meccanismo culturale, la cui tradizione popolare riesce “a trasformare in ornamento una tragica realtà quotidiana.”

Teresa Margolles “Il Testimone”, 2017 – Karla “La Borrada” (Hilario Reyes Gallegos, 1948-2015)

Il labirintico percorso si conclude poi con due fotografie e due tracce audio associate, attraverso le quali Margollers racconta le vicende drammatiche di due prostitute transessuali, vittime dell’odio di genere la cui morte, come quella di tante altre persone nella loro situazione, non conta, passa inosservata.

Teresa Margolles “Il Testimone”, 2017 – Oisiris “La Gata” (Luis Humberto Garcia Robledo, 1984-2016)

Uno splendido progetto espositivo, intenso e indimenticabile, curato da Francesca Guerisoli e Angel Moya Garcia, visitabile fino al 16 settembre presso la Tenuta dello Scompiglio a Vorno di Lucca.

Tutte le foto sono Courtesy dell’artista e realizzate da Rafael Burillo

 

 

“Il papà di Dio” di Maicol&Mirco | Recap della presentazione del libro e mostra de Gli Scarabocchi al Lanteri

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Visto il successo riscosso durante e dopo l’inaugurazione della mostra delle tavole originali de “Gli Scarabocchi di Maicol&Mirco”, in occasione della presentazione del libro Il Papà di Dio di Maicol&Mirco avvenuta il 9 febbraio scorso, il Cinema Caffè Lanteri ha deciso di prorogare l’esposizione fino a domenica 26 febbraio. Esposti per la prima volta a Pisa nelle sale del Lanteri, Gli Scarabocchi sono un progetto bellissimo di Maicol&Mirco, altro importante membro insieme a Tuono Pettinato dei Fratelli del Cielo (e un ex Super Amici), conosciuto ormai per questi suoi piccoli sketch sarcastici a fumetti neri su carta rossa, che dal 2012 ha racchiuso in quattro libri autoprodotti, alcuni introvabili oggi.

Maicol & Mirco, pseudonimo dietro al quale si nasconde ironicamente quando uno e quando due autori, a seconda della personalità che prevale, è stato definito “uno dei principali alfieri del fumetto independente-punk-underground della scena italiana” e oggi anche del fumetto d’autore italiano contemporaneo. Gli Scarabocchi sono pura “comicità istantanea”, concentrata in un’unica vignetta, trasposti oggi anche in una piece teatrale che ha riscosso grande successo; sono pervasi del “cinismo illuminante” sprigionato dalle battute di personaggi deformi, antropomorfi e zoomorfi, che un po’ ci vogliono rappresentare in questa vita d’inferno. Sono queste le arie con cui è pensato, scritto e disegnato anche Il papà di Dio, il nuovo libro di Maicol&Mirco. Un lungo graphic novel di 960 pagine, disegni rossi su fondo bianco che affronta con delicatezza filosofica alcuni dei più grandi dilemmi dell’umanità e della divinità. “Perché esistiamo? Perché moriamo? Chi è Dio? E chi è Satana?”.  Divertente e commovente, racconta il rapporto conflittuale tra Dio e suo padre, proprio come succede a noi umani. Uno spin-off biblico che con delicatezza e ironia sonda i misteri dell’essere. 

Di seguito è possibile ascoltare il podcast, realizzato da Radiocicletta, della serata di presentazione in Sala Cinema insieme all’autore in dialogo con Tuono Pettinato e alla giornalista Virginia Tonfoni.

Sito web www.gliscarabocchi.com | FB https://www.facebook.com/GliScarabocchiDiMaicolmirco

Cinema Caffè Lanteri

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“Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui” di Alice Milani | Recap della presentazione e mostra al Lanteri

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Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui è la biografia a fumetti di Wisława Szymborska (Kornik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012), Premio Nobel per la letteratura nel 1996, realizzata dalla giovane fumettista e illustratrice pisana Alice Milani per BeccoGiallo Editore, la quale lo scorso 14 aprile è stata ospite del Cinema Caffé Lanteri di Pisa per presentare il libro ed esporre le tavole originali per il decimo e ultimo appuntamento della serie Fumetti&PopCorn.

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Persona molto riservata, Wisława Szymborska rilasciava raramente interviste e preferiva non commentare le proprie poesie. Chi l’ha conosciuta la descrive come una donna minuta, dai modi delicati, l’indole allegra e facile allo scherzo. Aveva una vera e propria passione per le scimmie, inviava cartoline a collage agli amici e si divertiva a comporre limerick. Nel libro Alice Milani mette in scena alcuni fra i tanti episodi della lunga vita della poetessa affiancandoli ai suoi versi. Si va dal periodo in cui Wisława visse nella Casa dei Letterati, durante il regime comunista, all’epoca del disgelo post-sovietico, agli anni in cui, assieme al compagno Kornel Filipowicz, simpatizzava con Solidarnosc, fino alla serata di gala del Nobel. Il lettore si immerge nei colori pastosi dell’ambientazione. Wisława si muove tra palazzoni grigiastri della Polonia socialista, salvo poi diventare il personaggio di uno dei collages che sta componendo. “Consiglierei le sue poesie perché arrivano dirette, perché hanno una semplicità incredibile” dice di lei Roberto Saviano, che l’ha fatta scoprire al grande pubblico in Italia. In effetti le sue poesie dal tono leggermente ironico riescono a descrivere situazioni di vita quotidiana, in genere evitate perché banali, smontando quello che tendiamo a dare per scontato e facendocele vedere sotto una luce nuova. La sua poesia ha la facoltà di restituirci la capacità di stupirci.

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Alice Milani (Pisa, 1986) ha studiato pittura all’Accademia Albertina di Torino e si è specializzata in incisione all’ENSAV La Cambre di Bruxelles. Fa parte dal 2010 del collettivo di disegnatori La Trama, per il quale contribuisce ai progetti Coppie Miste #1, #2 e #3. Ha pubblicato storie brevi su Lo straniero, delebile e Turkey Comics. Wisława Szymborska, Si dà il caso che io sia qui, edito da BeccoGiallo, è il suo primo romanzo a fumetti. http://alicemilani.org/

Ringraziamo Valerio Stivé di Fumettologica per la moderazione e Maurizio Vaccaro di Radiocicletta per la diretta streaming e il podcast dell’evento ascoltabile al link di seguito.

Mostra di tavole originali dal 14 al 25 aprile 2016

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L’unica voce di Tiziano Angri | Recap della presentazione del libro e della mostra al Cinema Caffé Lanteri

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Lo scorso Venerdì 4 marzo al Cinema Caffè Lanteri di Pisa per il suo ottavo appuntamento della serie Fumetti&PopCorn, ha ospitato la presentazione del nuovo libro a fumetti “L’unica voce” di Tiziano Angri per la casa editrice Coconino Press. L’incontro moderato da Valerio Stivè di Fumettologica, è stato accompagnato dall’inaugurazione della mostra delle tavole originali tratte dal libro che rimarrà visibile al pubblico fino al 18 marzo.

L’unica voce è un’opera che parla dell’identità di genere, dell’emarginazione e delle difficoltà a cui spesso vanno incontro i ragazzi in contesti “difficili”, anch’essi ai margini, quelli della provincia italiana. Il libro racconta infatti la storia di Yuri che soffre fin da bambino di un disturbo che lo ha reso insofferente alla voce umana. Attraverso bizzarri rituali cerca il silenzio, la guarigione e la pace. Poi c’è Irene, che in realtà è un ragazzo intrappolato in un corpo che non gli appartiene. Si prostituisce per pagarsi l’operazione che completerà la sua metamorfosi. Si sono già incontrati, Yuri e Irene, in un tempo mai davvero passato. E si incontreranno ancora, in un paesaggio di rovine nel cuore della provincia italiana, per scoprire il legame misterioso che unisce le loro vite. Tiziano Angri racconta con tratto originale e sicuro, deformato e pop, la storia poetica e inquietante di due ragazzi “fuori posto”. Un graphic novel affascinante e toccante, sui fantasmi dell’infanzia che continuano a camminarci accanto. Un’opera necessaria e densa che rivela un nuovo grande autore italiano, già dotato di impressionante maturità nel segno e nel racconto.

Tiziano Angri ha pubblicato Le 5 fasi (con il collettivo Dummy) per le edizioni BDLe Fiabe Frattaglie vol.1 per Grrrzetic editore. Negli ultimi anni ha collaborato con varie riviste e antologie, tra le quali Puck!DelebileLucha Libre e Il Male. Nel 2013 ha vinto il Premio Micheluzzi al Napoli Comicon. Ad oggi vive e lavora tra le colline veronesi.

Radiocicletta, media partner dell’evento, ha realizzato il podcast della serata che potrete ascoltare a questo link:

 

Mostra di tavole originali dal 4 al 18 marzo 2016

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