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“Wrong weight” | Opera scultorea di Tomasz Górnicki e Chazme per UNIQA Art Łódź project in Polonia | Video

Ad agosto scorso gli artisti Chazme e Tomasz Górnicki hanno realizzato una bellissima opera scultorea dal titolo eloquente, “Wrong weight”, per UNIQA Art Łódź project a cura di Michał Bieżyński in collaborazione con Łódź Events Centre. Il video mostra i due differenti processi produttivi dei due artisti: lo scultore Tomasz Górnicki e il muralista Daniel Chazme. Due stili ed esperienze differenti, come vedrete e come sapranno i conoscitori dei due artisti, che all’unisono, quando la scultura è stata poi assemblata sul posto, hanno saputo dar vita a un gruppo scultoreo magniloquente.

Foto di copertina: Chazme and Tomasz Górnicki for UNIQA Art Łódź project in Łódź, Poland. August, 2017. (photo © Michał Bieżyński)

Title: “wrong weight”
Artists: Tomasz Górnicki | Chazme
Address: Station Boat Station (from al. Family Poznań)
Project: Uniqa art boat
Curator: Michał Bieżyński
Organizer: Łódzkie Centrum Wydarzeń

“Man and monolith are falling apart in front of our eyes. We do not know whether the break up of the base couses the fall of the figure, or the figure collapses within itself, and the proper mass of its ego absorbs the surroundings. Both matters interact, one destroys the stability of the other. Impermanence, invalidity, decrease.” Chazme

Articolo via Brookyn Street Art

Leo Ex Machina | BAU porta nuove “macchine” ispirate al genio di Leonardo alla GAMC di Viareggio

Nel precedente articolo vi ho introdotto a una delle due mostre ospitate alla GAMC di Viareggio, in cui vi anticipavo già qualcosa sulla seconda mostra che approfondirò in questo articolo. Leo Ex Machina è una delle esposizioni più ampie, più curiose, più bizzarre che l’Associazione Culturale BAU abbia mai curato all’interno di un museo, portando per la prima volta in Versilia una serie di opere originali di personalità artistiche di fama internazionale della seconda metà del ‘900, grazie alla collaborazione del Museo Ideale “Leonardo da Vinci” diretto da Alessandro Vezzosi e della Collezione Carlo Palli di Prato, che hanno prestato le opere qui esposte insieme ai prototipi delle “macchine” ideati dagli autori coinvolti per il numero Dodici della rivista “BAU Contenitore di Cultura Contemporanea“.

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Il tema, come si evince dal titolo, è quello della macchina, che da sempre ha affascinato gli artisti contemporanei, dalle Avanguardie Storiche fino ad arrivare a Fluxus, alla Videoarte e alla Net Art, ispirando produzioni davvero singolari. E così vediamo le prime due sale dedicate a opere di artisti storici che si sono ispirati a Leonardo, ai suoi dipinti e alle sue macchine, dalle installazioni e il video TV-BOX di Nam June Paik, a “The third hand” di Stelarc, dall’opera “Dear Leonardo – Letter n.10” di Anna Banana, “Leonardo 5” di Pavel Schmidt e la “Palette” di Daniel Spoerri, al ritratto “Joconde – Orlan” di Orlan, finendo poi con i tre disegni “Zeichnungen zu Codices Madrid” di Joseph Beuys.

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L’esposizione nasce e sostiene visivamente l’idea alla base della realizzazione di BAU Dodici, che raccoglie e dialoga con l’eredità del genio leonardesco per affrontare questioni attuali e proporre soluzioni per migliorare, scuotere, risvegliare il nostro futuro, come i dispositivi contro la noia, la brutta musica e per organizzare e focalizzare i nostri pensieri, studiati dal collettivo ForA; l’opera prodotta dalla performance esplosiva di Giacomo Verde, la scultura realizzata da Vittore Baroni con parti e circuiti integrati di vari dispositivi elettronici; il disegno a parete “tank” di Carlo Galli fatto coi micro ritratti da lui rivisitati di Leonardo da Vinci per “Variazioni di stile” all’interno della rivista BAU Dodici; per non parlare poi del dispensatore di solletico a batteria di GianLuca Cupisti utile a “carezzare l’impegno profuso dall’universo nella sua continua espansione”!

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Nell’ultima sala infine ci vediamo presentati, chiusi in teche di plexiglas, i volumi/cofanetti delle precedenti undici edizioni della rivista BAU e su due pareti opposte tutte le opere contenute nel cofanetto della dodicesima edizione. Una mappatura visiva di tutto quello che le menti di oltre cento artisti italiani ed esteri hanno creato, ispirati dal genio leonardesco.

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E’ proprio il caso di dirlo, questa mostra ribadisce il concetto secondo il quale dove non arriva la natura arriva l’uomo e il suo ingegno, l’idea e la sua messa in pratica! Non solo, ma per tutto il periodo della mostra è prevista una lunga serie di incontri, performance, presentazioni con personaggi del mondo dell’arte contemporanea provenienti anche dalla scena underground.

Fino all’11 Ottobre 2015 Per maggiori info. http://www.gamc.it | www.bauprogetto.net

Segno, Gesto e Materia. Le opere della Donazione Pieraccini alla GAMC di Viareggio

Per le prossime due settimane ci spostiamo a Viareggio negli spazi della GAMC, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani che propone al pubblico due importanti mostre: Segno, Gesto e Materia, che rimarrà aperta al pubblico fino a Luglio 2017 e Leo Ex Machina. Ingegni Leonardeschi nell’arte contemporanea, in esposizione fino all’11 Ottobre 2015. Due bellissime mostre che mettono in risalto esperienze artistiche e sfaccettature diverse che hanno caratterizzato, e continuano a caratterizzare oggi, l’arte contemporanea nazionale ed internazionale.

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Questa settimana vi voglio parlare della prima, che presenta alcune tra le più importanti, ma anche poco conosciute, personalità artistiche del panorama europeo nei tre decenni del secondo dopoguerra facenti parte della Donazione Pieraccini attraverso il nuovo progetto di allestimento curato da Alessandra Belluomini Pucci, Claudia Fulgheri e Gaia Querci.

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Al principio ho usato immagini naturali, poi ho cercato di esprimere direttamente lo spazio che era dentro di me. [Giuseppe Capogrossi]

Allestimento che mette in risalto le qualità intrinseche sia di opere pittoriche e grafiche che scultoree esposte nel sistema ordinato di corridoi e sale del Museo, da quelle più piccole ed intime in cui si crea un’affascinante dialogo tra le opere, a quelle più grandi ed ariose in cui il racconto delle sezioni, in cui è suddiviso il percorso, si dispiega davanti ai nostri occhi in modo chiaro e lineare.

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Sette sezioni ben pensate per condurre il visitatore alla conoscenza delle tendenze che hanno poi segnato lo sviluppo dell’arte contemporanea del secolo successivo; e punteggiate da frasi o citazioni dei grandi maestri atte a rivelarne l’essenza della loro poetica.

Il nero è la notte che eguaglia le cose e riduce tutto a una parata di ombre. Io sono il pittore di queste ombre. [Emilio Scanavino]

Dall’Arte gestuale e segnica di Hartung, Scanavino, Capogrossi, Perilli, Sanfilippo, Guido Strazza, in cui si rivendica la totale espressività contro una figurazione basata su “un’esecuzione immediata di grafismi asemantici e non-concettuali; all’Informale europeo che definisce la sua poetica su tre strade diverse, quella basata sullo slancio gestuale, quella sulle espressività segniche e quella sulle qualità della materia, come possiamo vedere nelle opere di Debuffet, Vedova, Richard Stankiewicz, Claude Viseux, Corpora e Santomaso. Dalla sezione dedicata allo Spazialismo di Lucio Fontana, Toti Scialoja e Castellani, all’Arte Materica di Burri, Arnaldo e Giò Pomodoro, Umberto Mastroianni ed Emil Schumacher. 

Volevo solo mostrare l’energia di una superficie. [Alberto Burri]

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Passando poi per la sezione del Nuovo Fronte dell’Astrattismo, caratterizzato in Italia e all’estero prima dalle ricerche di Dorazio, Afro, Munari, e da quelle di Max Bill, Arp, Magnelli, Ben Nicholson, Victor Vasarely. Fino ad arrivare al fronte della Neofigurazione in opposizione con l’egemonia astrattista in favore dell'”urgenza di un’inedita espressività iconica” da cui nascono molteplici voci come quella di Luca Alinari, Enrico Baj, Valerio Adami ed alcuni degli esponenti del Gruppo Co.Br.A.: Corneille, Alechinsky e Appel.

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Tutto il percorso si conclude poi con la sezione dedicata alle personalità della Versilia che attive da anni sul territorio hanno contribuito alla creazione e definizione di un linguaggio proprio locale.

Una cospicua e propedeutica mostra, affascinante nella disposizione delle opere, per riscoprire e rispolverare quelle che sono state le manifestazioni più belle, audaci ed efficaci che hanno caratterizzato l’arte contemporanea del ‘900 con non poche influenze e ripercussioni su quello che è avvenuto invece nell’arte del XXI secolo.

Per maggiori informazioni: http://www.gamc.it | 0584 581118

 

 

Leggere l’erosione scolpita nel metallo. Arnaldo Pomodoro al Duomo di Pisa

Se la scorsa settimana vi ho catapultato nei fantastici luoghi rinascimentali del Forte Belvedere di Firenze parlandovi della grande mostra dello scultore inglese Antony Gormley, questa settimana voglio condurvi alla scoperta di un’altra grande monografica dedicata a un altro grande scultore, stavolta italiano, consacrato dalla critica come artista tra i più significativi del panorama contemporaneo internazionale, Arnaldo Pomodoro.

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Alcune tra le più importanti opere del Maestro infatti si riuniscono in “Continuità e Innovazione” storica con l’arte e l’architettura che caratterizzano un altrettanto importante sito storico-artistico come il Duomo di Pisa. Grazie alla regia dell’architetto Alberto Bartalini, questo inaspettato dialogo lo possiamo percepire dalla enorme scultura che accoglie il pubblico di Piazza dei Miracoli, il Giroscopio posto in relazione con il paesaggio circostante, la Torre del Diotisalvi e la Cattedrale, ma soprattutto dalla relazione che si crea all’interno dei luoghi espositivi tra le sculture del Maestro e la selezione di gessi di altri due grandi scultori del XIII sec., Nicola e Giovanni Pisano.

Palazzo dell'Opera del Duomo Pisa

I due leggii in gesso di Nicola e Giovanni in dialogo con la scultura di Arnaldo Pomodoro in una delle sale del Palazzo dell’Opera del Duomo Pisa

Arnaldo Pomodoro - Stele I, II, III, bronzo, 2001 Museo delle Sinopie pisa

Arnaldo Pomodoro – Stele I, II, III, bronzo, 2001

“La scultura è – come dice Hegel – una presa di un proprio spazio ed ha senso se riesce a trasformare il luogo in cui è esposta. […] La scultura, in particolare, con gli sviluppi dell’astrattismo e del costruttivismo può tornare all’aperto in modo nuovo e riprendere il dialogo attivo con il pubblico, senza alcuna monumentalità celebrativa.”

Bartalini si è avvalso poi di un comitato scientifico di tutto rispetto composto da personalità quali Antonio Paolucci, Gillo Dorfles e Ilario Luperini, a cui è affidato lo studio e lo sviluppo critico di tutto il percorso espositivo, regalandoci tre magnifici testi che accompagnano il visitatore nelle tre sezioni in cui è suddivisa la mostra.

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Partendo dal Palazzo dell’Opera del Duomo, nel quale si snoda tutto il racconto scultoreo del Maestro dagli anni Cinquanta ad oggi, andando dai primi rilievi in argento, piombo e cemento, della serie degli Orizzonti, delle Tavole, alle Cronache, ai Papiri degli anni Settanta e Ottanta, fino ad arrivare alle sculture più recenti, i Continuum x, vediamo nascere nell’espressione repentina del gesto e svilupparsi poi in una ragionata sistemazione dei segni la determinata e peculiare architettura di tutta la “scrittura” dell’artista. Il percorso qui termina con una buona parte dedicata agli studi e ai disegni dei progetti architetturali, come quello del 1973 per il nuovo cimitero di Urbino, purtroppo mai realizzato.

Sfera 1964, Palazzo dell'Opera del Duomo

Sfera 1964, Palazzo dell’Opera del Duomo

Si prosegue poi al Museo delle Sinopie in cui scopriamo le dure fenditure che squarciano ed erodono le linee perfette e pulite della sfera, del parallelepipedo, del cubo, della piramide e del cilindro destabilizzandone l’equilibrio delle forme solide. Esemplari sono la serie di Sfere, numerate progressivamente, corrotte nella loro sicura continuità geometrica; Colpo d’ala, attorno al quale compiendo un giro a 360° stupisce la prospettiva che assume la fenditura a seconda del punto di vista assunto; La ruota, scavata nel suo cuore bronzeo; per terminare con l’imponente perfezione corrosa della Colonna del viaggiatore, nella quale possiamo ammirare appieno la poetica del segno sviluppata dall’artista in tutti questi anni. Opere che hanno caratterizzato tutta la sua ricerca degli anni ’60 facendolo conoscere a livello internazionale.

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Ogni volta che mi trovo davanti a un opera di Pomodoro in giro per il mondo, ritorno con la mente al pensiero neoplatonico michelangiolesco, dell’artista che trae fuori ciò che già giace nella materia. Ed ecco che ai miei occhi le erosioni di cui parlo non devono leggersi come prodotte dalla casualità del gesto che vuole imitare la natura, ma di un gesto condotto dalla volontà di riportare alla luce una complessa architettura di segni nascosta nella pienezza delle forme geometriche.  Come congegni meccanici provenienti da un altro pianeta, giunti sulla terra per immergersi nel paesaggio o nel tessuto urbano diventando passaggi attraverso cui guardare o mezzi di collegamento tra questa dimensione terrena e l’altra ignota. 

Fino al 31 Gennaio 2016 per maggiori info qui: http://www.opapisa.it/

http://www.arnaldopomodoro.it/

HUMAN | Le sculture di Antony Gormley al Forte Belvedere di Firenze | Video e foto

Fino al 27 Settembre 2015 sarà possibile visitare “Human”, la personale di Antony Gormley al Forte Belvedere di Firenze,  in mostra da questa primavera. Se lo scorso anno protagoniste furono le opere di Giuseppe Penone con “Prospettiva vegetale”, quest’anno sono i due adattamenti dell’opera scultorea Cristal mass II (1995) e il gruppo scultoreo Blockwork a innestare  un nuovo dialogo nei luoghi verdi e negli spazi del Forte. Per lo scultore inglese questo caratteristico sito fiorentino è il secondo protagonista della sua bellissima storia/mostra. Stavolta infatti lo spazio dell’arte si identifica con questa straordinaria architettura, la cui configurazione e ciò che rappresenta “invita a riflettere su come l’architettura possa essere rifugio, possa proteggere e dominare sia la gente che lo spazio” che sovrasta, quello appunto della città di Firenze, “archetipo di un ideale urbano”. Il pensiero e tutto il lavoro di ricerca di Gormley è volto verso il tentativo di creare un rapporto tra lo spazio e le opere che in esso pone, atto a stimolare nuovi comportamenti, pensieri e sentimenti nel pubblico. Ed è per ciò che l’artista ha scelto queste due serie scultoree. Il loro essere a misura d’uomo consente “alla massa e alla forma” di questa fortezza e allo stesso tempo opera d’arte architettonica di aprirsi a loro ed “esprimersi”, soddisfacendo così quell’indagine sul rapporto tra il corpo umano e lo spazio che l’artista porta avanti da tempo.

La prima serie si compone di dodici figure antropomorfe, ognuna delle quali è stata riprodotta in cinque copie, per un totale di sessanta sculture che possono essere orientate in modo diverso. In questo gruppo scultoreo si riproduce una gamma di pose base del corpo umano, dalla contemplativa a quella di supplica, da quella del cordoglio a quella dell’ossequio; c’è chi è sull’attenti proto a ricevere un ordine e chi invece è perso nei suoi sogni.

Nella zona est della terrazza inferiore queste dodici pose sono disposte in progressione lineare, dalla posa fetale a quella contemplativa, come a rappresentare una “evoluzione dell’uomo”. Sul lato opposto, le stesse pose sono collocate una sopra all’altra in un ammasso confuso, come oggetti in ferro abbandonati a rappresentare il lato oscuro che si nasconde dietro a ogni idea di progresso umano.  Una dialettica tra aspirazione e abiezione che crea una tensione in tutta la mostra.

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Le opere spuntano in ogni angolo e sono collocate a ricoprire tutte le superfici del Forte, creando un dialogo tra anatomia e architettura forte e continuo, crescente e spiazzante. Dalla simmetria di Cristal Mass si passa alle forme maggiormente cubiche e caotiche dei Blockwork.

“Una singola opera, posta contro la parete d’entrata di una galleria a est, dà vita a un collegamento tra edificio e corpo umano, oltre a sottolineare il contrasto tra idealismo della città rinascimentale e la figura del senzatetto che si ripara in un portone.”

Figura del senzatetto

Figura del senzatetto

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Nella terrazza superiore, fuori dalla loggia, una figura del gruppo scultoreo Cristal Mass in posa di cordoglio è idealmente collegata nella sua osservazione della linea d’orizzonte, ad un altro elemento dei Blockwork che contempla la campagna.

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“Nel cuore della mostra, posta nell’antico deposito della polvere da sparo, vi è una singola scultura composta da cubi: l’idealizzazione della statua collocata sul proprio piedistallo viene così sostituita dal phatos di un prigioniero, messo in mostra sopra una statua.”

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La volontà dell’artista è quella di “aprire il Forte a sollecitazioni scultoree” ricercando i luoghi migliori dove poter attuare confronti e allusioni con lo scopo di far riflettere il visitatore “sul modo in cui si pone nei confronti degli spazi che lo circondano”.

E’ emozionante il contrasto che si sprigiona davanti i miei occhi di spettatrice, tra il pubblico variegato curioso, intento a fotografare e disquisire sulle pose e le forme cubiche degli elementi, a “giocare” con esse. Un contrasto che esalta e distingue l’immobilità di queste sculture nello spazio vivo e vissuto da persone che non riescono a stare ferme ma che in qualche modo sono sollecitate a interagire con esse.

Non fatevi sfuggire quindi questa stimolante occasione, irripetibile sia per grandezza che per bellezza, ed esperire al meglio le opere di Antony Gormley, grande artista al quale si deve dare atto del fatto che ha fortemente voluto che l’entrata fosse gratuita dando la possibilità a tutti di poter godere di questo spettacolo.

http://museicivicifiorentini.comune.fi.it/fortebelvedere/

Biografia

Antony Gormley è ampiamente acclamato per le sue sculture, installazioni e opere d’arte pubblica con cui ha sviluppato il potenziale aperto dalla scultura a partire dagli anni sessanta del secolo scorso attraverso un impegno critico sia con il proprio corpo che con quello degli altri affrontando questioni fondamentali relative alla posizione degli esseri umani in rapporto con la natura e il cosmo. I lavori di Gormley sono stati ampiamente esposti in tutto il Regno Unito e a livello internazionale con mostre: Zentrum Paul Klee, Berna (2014); Centro Cultural Banco do Brasil, São Paulo, Rio de Janeiro e Brasilia (2012);  Deichtorhallen, Hamburg (2012); museo dell’eremo, St Petersburg (2011);  Kunsthaus Bregenz, Austria (2010); Hayward Gallery, Londra (2007); Malmö Konsthall, Svezia (1993) e Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca (1989). Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive come la Biennale di Venezia (1982 e 1986) e Documenta 8, Kassel, Germania (1987). Opere pubbliche permanenti includono l’Angel of the North (Gateshead, Inghilterra), Another Place (Crosby Beach, Inghilterra), Dentro Australia (Lake Ballard, Western Australia) e Exposure (Lelystad, Olanda). Gormley è stato insignito del Turner Prize nel 1994, il South Bank Prize for Visual Art nel 1999, la Bernhard Heiliger Premio per la Scultura nel 2007, il Premio Obayashi nel 2012 e il Praemium Imperiale nel 2013. Nel 1997 è stato nominato Ufficiale dell’Iimpero Britannico (OBE) e Cavaliere [Sir] dalla Regina Elisabetta II nel 2014 nella tradizionale carrellata di nuovi titoli nobiliari erogati a capodanno. E’ membro onorario del Royal Institute of British Architects, nonché dottore honoris causa dell’Università di Cambridge e Fellow di Trinity College e Jesus College della stessa Università.  E’ Accademico Reale dal 2003 e membro fiduciario del consiglio di amministrazione del British Museum dal 2007. Antony Gormley è nato a Londra nel 1950.

La camaleontica materia scultorea nelle mani di Carlo Galli | Conversazioni d’autore

Inauguro questo 2014 d’interviste su RDV dedicando lo spazio al giovane artista viareggino Carlo Galli che, forte di una profonda esperienza e conoscenza della modellazione scultorea, porta avanti una personale ricerca e sperimentazione materica, che lo distingue nel panorama di questa disciplina. Le materie scultoree nelle sue mani assumono connotazioni estetico-tattili estremamente interessanti, tanto da poter definire la sua scultura “camaleontica”, volendo rendere in superficie l’illusione di un altro materiale. Le sue elaborate installazioni site-specific, composte di singoli elementi interdipendenti e modellate attorno precise tematiche attuali, intessono un originale discorso critico col contesto che le ospita, come quelle realizzate su grande scala all’interno del Festival austriaco Schmiede 2013, o si fanno simbolo di quello stesso discorso nelle miniature prodotte in serie limitata per il progetto BAU a 3D per questo 2014.

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Ciao Carlo! Parlaci un po’ di te come ti sei avvicinato alla scultura e come hai capito che sarebbe stata la tua disciplina di riferimento.

Ciao Alessandra, innanzitutto grazie per questa intervista.

Credo che sia una dote che porto dentro fin da quando sono bambino. Mia madre si stupiva molto per la creatività con cui costruivo edifici con la lego. A 17 anni mio padre mi ha proposto di andare a fare il ragazzo di bottega nel laboratorio di scenografia di Arnaldo Galli, dove tra l’ altro si lavorava anche per la costruzione dei carri del carnevale. Questa è stata un’esperienza formativa veramente importante, ho imparato a muovermi sin da piccolo in un ambiente di lavoro e ho rubato con gli occhi le tecniche e le soluzioni creative del maestro. Dopo questa esperienza, sin dai 19 anni, mi sentivo già molto sicuro delle conoscenze tecniche apprese; infatti dopo la maturità artistica mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Carrara, scegliendo scultura per approfondire e conoscere altre tecniche, come la lavorazione del marmo, del bronzo e la formatura.

Sei parallelamente scultore e docente di discipline plastiche al liceo, vorrei sapere cosa significa per te fare il docente con gli occhi dell’artista? L’insegnamento completa e arricchisce il tuo percorso di scultore?

Mi sono abilitato all’insegnamento di discipline plastiche nel 2007 con il corso cobaslid (SIS).  Soltanto nel 2103 hanno cominciato a chiamarmi come supplente. Il periodo più lungo è stato lo scorso anno: sei mesi al liceo artistico di Lucca. E’ stata un’esperienza emozionante perché ho avuto la possibilità di insegnare nella stessa classe dove sono stato allievo.  Mi sono divertito molto, perché con la classe, a poco a poco, si è creata una bella sintonia. Essere insegnante e artista è senz’altro positivo, infatti i ragazzi sono stimolati e incuriositi da idee differenti e capiscono molto bene se la persona che hanno di fronte possiede le competenze adeguate. Anche se non hanno delle capacità tecniche consolidate, collaborare con gli studenti è interessante, riescono a trovare spunti creativi sorprendenti che possono  influenzare anche il mio lavoro d’artista.

Carlo Galli. Intervento - Rivalutazione urbana, 2013. Colore acrilico su tombino fognario

Carlo Galli. Intervento – Rivalutazione urbana, 2013. Colore acrilico su tombino fognario

Lo scorso 19 ottobre ti è stata dedicata la prima personale alla Casa Museo Ugo Guidi, in cui erano riunite quasi tutte le tue opere scultoree, realizzate dal 2011 al 2013. Niente è lasciato all’immaginazione dello spettatore, al contrario le tue sculture fanno riferimento a specifiche tipologie figurative. Ciò sembra legarsi a una costante che distingue il tuo lavoro: l’atteggiamento critico con cui affronti tematiche ben precise. Ce ne puoi parlare?

L’idea di portare tutte le opere tra il 2011 e il 2013 è stata della curatrice Gaia Querci. Abbiamo creduto necessario fare un punto della situazione. In questi due anni infatti, il lavoro che ho portato avanti è di carattere camaleontico. La sperimentazione è una caratteristica di questi ultimi anni di lavoro e questo si rispecchia anche nella mostra. Nonostante si possa percepire un filo conduttore, ultimamente le tematiche che affronto cercano di sviluppare una critica sui valori deteriorati della società. Mi è capitato più di una volta di iniziare a lavorare ad un progetto, stimolato dalle contraddizioni che osservo. Questi input che ricevo, vengono rielaborati come elementi che cercano di rendere il messaggio finale più comunicativo e chiaro possibile. Emblematica è l’installazione scultorea “Work in progress”, presente in mostra e realizzata nel 2011. Una moltitudine di piccoli manager e imprenditori di gesso, muniti di caschetto antinfortunistico, sono posizionati in cima a dei tronchi d’albero, piantati nella spiaggia del parco naturale di Viareggio. Gli ometti “pianificano” un progetto di cementificazione. Questo lavoro si sviluppa attorno al tema della speculazione edilizia con sguardo critico rispetto a quelli che, al tempo in cui era viva la questione, erano gli interessi economici che miravano a costruire nuovi hotel e locali lungo il litorale del parco naturale.

Work in progress, 2011. Gesso e colore spray, dimensioni variabili

Work in progress, 2011. Gesso e colore spray, dimensioni variabili

Questa tua personale mi ha dato modo di notare uno sviluppo costante nella tua ricerca artistica dal punto di vista tecnico-espressivo. Parlami dei tuoi inizi con la scultura in pietra e di come man mano sei passato a sperimentare il gesso, ma ancor di più la carta pesta.

Il mio percorso artistico inizia con la fine degli studi accademici. E’ un percorso graduale in continua mutazione. I primi anni, fresco delle nozioni tecniche apprese durante gli studi di scultura, mi sono allontanato quasi subito dal marmo e dal legno, ed ho cercato di stabilire un linguaggio con diverse materie plastiche, prediligendo la creta, il gesso e il cemento. Questo approccio è stato fondamentale per assimilare tutto quello che avevo appreso e per capire le mie inclinazioni in questa disciplina. Ho potuto così sperimentare nuove soluzioni, al fine di avvicinarmi ad uno stile più personale. I temi che ho affrontato nelle prime esperienze erano vicini alla cultura classica, con un forte legame al figurativo.

Negli anni poi, proseguendo nella mia ricerca artistica, ho conosciuto nuove persone che, in diversi modi, lavorano nell’ambito dell’arte e mi hanno influenzato. Grazie a Laboratorio21, Associazione Culturale da me co-fondata, che organizza eventi e cura esposizioni, nonché spazio dove lavoro, ho avuto la possibilità di confrontarmi con altri artisti. Sempre di più ho iniziato a documentarmi, a leggere riviste e a guardarmi intorno. Mi sono reso conto che la ricerca della forma, delle linee, del gesto e della rappresentazione della figura umana, non potevano più essere gli unici fattori da prendere in considerazione, per quello che ritengo essere l’evoluzione della mia esperienza artistica. A poco a poco ho avuto la sensazione che fosse necessario distaccarmi da quello che avevo appreso, nonostante ritenessi i risultanti soddisfacenti. Continuare a fare scultura figurativa tradizionale forse sarebbe stato più gratificante, però ho preferito percorrere una strada sterrata dove non vi è nessuna certezza.

Dog and Soldiers, 2012. Cartapesta, colore acrilico, 200x120cm

Dog and Soldiers, 2012. Cartapesta, colore acrilico, 200x120cm

In questa fase, ho comunque cercato di mantenere una linea guida e sviluppare quegli strumenti che conosco meglio, sia per quanto riguarda i materiali che per le tecniche. Ho provato diverse volte ad utilizzare la cartapesta come tecnica scultorea. Una tecnica che ho imparato all’ inizio del mio percorso, nell’ ambiente del carnevale, ma che non ho voluto abbandonare. In questa materia mi piace creare l’illusione di un altro materiale, grazie alle patine e ai colori. In questa materia mi piace creare l’illusione di un altro materiale, grazie alle patine e ai colori. Il colore può dare l’illusione che l’oggetto abbia un valore differente. Per esempio la cartapesta può essere trasformata in una pietra marmorea. Credo sia interessante creare una sorta di incognita sull’origine del materiale di realizzazione. Realizzo patine con colori acrilici o anche sintetici. Mi interessano i materiali come bronzo e marmo, anche se a volte mi piace improvvisare e giocare con i colori, ottenendo spesso l’effetto di leghe metalliche colorate o arrugginite.  Tutto ciò si esplica in Dog and soldiers, l’ultimo lavoro in cui ho voluto dar forma al concetto di ribaltamento di ruoli, sovvertendo le proporzioni dei due protagonisti. Il cane, che normalmente rappresenta l’innocenza e la bontà, si trova qui ad avere una statura molto più grande rispetto al gruppo dei militari, che li sovrasta. L’idea è quella di mettere i militari in una sorta di impotenza rispetto al cane, che convenzionalmente è ritenuto indifeso.  

Dog and soldiers - Carta pesta 2013

Dog and soldiers – Carta pesta 2013

Fino ad arrivare oggi a un uso insolito, ma interessante e di forte impatto estetico, della colla. Esiste un collegamento tra ciò che vuoi esprimere, il messaggio, e il materiale di volta in volta utilizzato?

L’uso della colla a caldo fa parte di un  processo di ricerca sulla materia. Ho cercato a lungo soluzioni che mi permettessero di raggiungere l’obiettivo di rendere la scultura una disciplina che possa essere concorrenziale rispetto alle altre forme d’arte. Con concorrenziale intendo che possa essere realizzata in tempi brevi, economica, ma comunque di forte impatto. L’utilizzo della colla  è il risultato di questa ricerca. Anche se sono ancora nella prima fase della sperimentazione ho potuto notare qualche risultato. . Proprio con la partecipazione nel settembre 2013 al Festival Schmiede, importante manifestazione artistica in Austria, ho avuto la possibilità di realizzare, nei dieci giorni di festival, una delle prime installazioni con questa tecnica dal titolo “Violet violent“.

Violet Vaiolent, 2013. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili_Festival Schmiede

Violet Vaiolent, 2013. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili_Festival Schmiede

I carri armati di Violet violent sono dei simboli: l’inconsistenza del materiale contrasta con la potenza del soggetto, proprio come la fragilità dell’individuo si contrappone al potere che l’uomo può attuare nelle sue strategie di sopraffazione. Un guscio vuoto può essere macchina di distruzione. Un uomo può esercitare le sue strategie anche nella vita comune in una lotta per affermare se stesso. Come in un gioco di ruolo, la strategia si intreccia con il caso, e nell’installazione i “carrarmatini” vengono allineati secondo una tattica di conquista del territorio.

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Violet Vaiolent, 2014. Colla a caldo, colore acrilico, dimensioni variabili

Parallelamente alla scultura porti avanti un discorso nuovo nell’ambito dell’installazione site-specific realizzando opere con il nastro segnaletico in ambienti industriali abbandonati o luoghi di periferia fortemente degradati, fatta eccezione per quella studiata ad hoc nell’atrio di Palazzo Gambacorti per la Notte Bianca in Blu di Pisa (qui l’articolo). Come hai concepito questo nuovo percorso e qual è l’idea che vi si sottende?

E’ iniziato tutto per caso, una mattina stavo andando al mare (spiaggia libera della Lecciona) e camminando non ho potuto fare a meno di notare quelle capanne realizzate dai bagnanti, per proteggersi dal sole, con canne di bambù e vecchi legni straccati dal mare. Paradossalmente alcune di queste strutture sono state messe sotto sigillo e sequestrate. Su questo episodio è nata l’idea di utilizzare il nastro segnaletico come elemento creativo.  Come può un semplice nastro di plastica tenere lontane le persone delle aree delimitate? Il nastro è un materiale molto volubile, ma nell’immaginario collettivo il nastro bianco e rosso ha un determinato valore di limite intransitabile. Rappresenta qualcosa di inaccessibile, di pericoloso dal quale tenersi alla larga. Quindi mi sono detto, ma perché non proviamo a delimitare delle aree di spiaggia libera come provocazione rispetto ai bagnanti che frequentano la zona? Così è nato Delimitazioni di superficie e l’uso del nastro segnaletico nella mia esperienza artistica.

Delimitazioni di superficie, 2013. Nastro segnaletico e bastoncini di legno, dimensioni varibili

Delimitazioni di superficie, 2013. Nastro segnaletico e bastoncini di legno, dimensioni varibili

Carlo Galli - "Delimitazioni di Superficie" Installazione site-specific Atrio Palazzo Gambacorti Pisa Notte Bianca in Blu 2013

Carlo Galli – “Delimitazioni di Superficie” Installazione site-specific Atrio Palazzo Gambacorti Pisa Notte Bianca in Blu 2013

Puoi darci qualche anticipazione su qualcuno dei tuoi progetti per questo 2014?

Ho vinto la borsa di studio per “Bag Factory”, una residenza d’artista in Sud Africa. Intanto sto lavorando in collaborazione con altri due artisti per realizzare un workshop di scultura all’interno del Festival Schmiede in Austria. Con Laboratorio21, nel mese di giugno, è previsto un evento in collaborazione con un curatore spagnolo, che coinvolgerà artisti delle Canarie. Infine mi sto occupando di realizzare 150 miniature di carri armati per il progetto  BAU a 3D.

Un consiglio d’autore.

Viaggiate il più possibile! Fate anche delle passeggiate a piedi. Aiuta ad aprire la mente! 

http://www.laboratorio21.com

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