Archivi tag: Torino

Panico Totale a SPOT | Presentazione del libro a Torino

Spot Grafftishop Torino presenta

PANICO TOTALE Pisa Convention 1996 – 2000

di Alessandra Ioalé

Sabato 22 aprile dalle ore 16 alle 20
Spot Graffitishop

Via dei quartieri 10/a Torino
——————————————————————
Incontro con l’autrice Alessandra Ioalé e gli artisti ETNIK e MrFiodor moderati da Maurizio Amendola
Per l’occasione Etnik realizzerà uno dei suoi pezzi all’interno del negozio
——————————————————————
Informazioni & link
Autrice – https://rdv-alessandraioale.com/
Shop online – http://panicototale.bigcartel.com/

Pagina FB del libro: https://www.facebook.com/panicototalepisa

——————————————————————

Panico Totale – Il libro

A vent’anni dalla prima edizione di Panico Totale, il 9 dicembre 2016 è uscito il libro Panico Totale Pisa Convention 1996 – 2000 di Alessandra Ioalé, che racconta la storia della storica manifestazione, che dal 1996 al 2000 ha raccolto tutta la cultura di strada italiana a Pisa, attraverso le parole e i ricordi di chi fu parte di quella rivoluzione. Più di 20 interviste, 50 artisti coinvolti e una inestimabile galleria di fotografie inedite dei pezzi, flyer e altre curiosità. Tre anni di lavoro e ricerche per archiviare, rivivere e raccontare cinque edizioni di una convention che ha lasciato un segno indelebile nel carattere della città, influenzandone i tratti urbani e affidandole una inestimabile eredità artistica. Un documento storico per immagini scattate da chi c’era per documentare stile e attitude di una cultura. Un libro che documenta gli esordi nel Writing di alcune personalità oggi diventate protagoniste della scena artistica urbana italiana e straniera. Uno degli eventi che promosse la cultura Hip Hop e il Graffiti Writing in Italia attraverso la visione di un gruppo di persone che ha fatto di una città minore, senza orizzonti contemporanei, un centro di propulsione e un punto di riferimento sulla mappa del Writing, nazionale e non solo.

Primo libro in Italia a documentare una manifestazione italiana di tal genere, è realizzato in questa prima edizione, a cura del collettivo Spectre, limitata a 500 esemplari, numerati e firmati, con la riproduzione nel retro di sovraccoperta dell’illustrazione originale che Etnik, uno dei protagonisti di Panico Totale, realizzò per il manifesto dell’edizione del 1998.

 

Alessandra Ioalé – Storica dell’arte. Nata a Pisa, classe 1982. Dopo il periodo di studi in Storia dell’Arte Contemporanea, entra in contatto con i primi esempi di muralismo urbano e trova presto imprescindibile lo studio del Writing, su cui scrive saggi e articoli. Negli ultimi cinque anni collabora con artisti italiani e altri protagonisti culturali dell’arte urbana, curando personali e testi critici per alcune delle personalità oggi più attive e rappresentative del post-graffitismo e del muralismo urbano internazionale, e costruendo con loro il proprio percorso di curatrice indipendente e studiosa di tale disciplina.

 

La nascita di un’opera. BerlinoNowHere by Anna Capolupo | Video

Il video documentario NowHere ci catapulta nell’affascinante mondo creativo dell’artista di base a Firenze, Anna Capolupo, per scoprire la costruzione di tutto il suo linguaggio visivo, la via di sviluppo che prende ogni tecnica usata sulla tela e come su questa rivive la restituzione soggettiva dell’atmosfera sfuggevole in cui sono avvolti i caratteristici scorci urbani di Berlino. La realizzazione di in una delle opere all’interno della mostra personale BerlinoNowHere- inconscio metropolitano Vol.2 alla Burning Giraffe Gallery di Torino, visibile ancora fino a Sabato 28 Novembre.

Video realizzato da Irene Sonnati | Musiche di Gioacchino Turù e Vanessa V

http://www.bugartgallery.com

TERRA DI NESSUNO | Solo Show by Francesco Barbieri @ Square23 Torino

TERRA DI NESSUNO

I non-luoghi dell’arte urbana secondo Francesco Barbieri

26 marzo – 30 aprile 2015

Opening: giovedì 26 marzo, dalle ore 18

La “terra di nessuno” è un’area ferroviaria abbandonata, lo spazio sotto uno svincolo della tangenziale, un tunnel, l’interstizio tra due sottopassaggi bui. La terra di nessuno è il soggetto principale della pittura dell’ex “scrittore di graffiti” Francesco Barbieri.

Da questa zona di frontiera l’artista ha imparato ad osservare e a vedere tutto ciò che lo circonda con senso critico ma anche con incanto, trasportando tralicci, antenne, palazzi e cieli opalescenti irrorati di smog nelle sue tele.

TESTO CRITICO DI CHRISTIAN OMODEO

(…)

I paesaggi urbani di Francesco Barbieri trasmettono un modo preciso di vedere e di vivere lo spazio urbano, tipico di chi ha un trascorso nel graffiti writing. Nelle sue opere va in scena un immaginario collettivo rimosso e composto da scorci di città invisibili ai nostri occhi. I suoi paesaggi si concentrano su delle aree urbane che il nostro sguardo ignora coscientemente. Sono delle carte geografiche di un mondo circostante che ci autoprecludiamo, quasi come delle fotografie scattate a occhi chiusi con uno smartphone mentre attraversiamo in treno o in metropolitana una città.

Terra di nessuno, il titolo di questa mostra, è una presa d’atto della relazione irreale – sospinta dal solo desiderio artificiale di consumare o di transitare – che molti hanno con lo spazio urbano. Assume, in seguito, un accento rivendicativo, perché Francesco Barbieri educa l’occhio dei propri spettatori e li invita a riscoprire autonomamente la bellezza di quegli spazi urbani finora preclusi al loro sguardo. Il tono onirico di molte sue composizioni recupera quelle indagini volte a svelare l’anima degli spazi urbani, che Guy Debord e i situazionisti tennero a battesimo negli anni ’50 con il nome di psicogeografia. Il rapporto intimistico con alcuni angoli di città ricalca, invece, le passeggiate descritte dal disegnatore giapponese Jirô Taniguchi ne L’uomo che cammina. Il suo lirismo recupera invece quel rapporto sofisticato e silenzioso allo spazio urbano tipico dei primi ritratti fotografici di città scattati da Eugène Atget nella Parigi di fine ‘800.

Tanta street art trasforma l’esperienza urbana in immagini virali, destinate a internet più che a una tela. Francesco Barbieri fa l’esatto contrario. Racconta la città in modo meno sfacciato, perché preferisce una visione intimistica del paesaggio urbano. Apprezza la resa cromatica di atmosfere cariche di colori forti, in cui riemergono i profili stilizzati di architetture industriali. La lettera e la parola non hanno più spazio nella sua produzione, ma il nuovo lirismo di Francesco Barbieri fa sì che la definizione di poesia visiva sia e rimanga sempre quella più adeguata a definire i quadri e i disegni esposti tra le mura di Square23.

 

BIOGRAFIA DI FRANCESCO BARBIERI

Artista autodidatta formatosi tramite un’intensa esperienza di “urban exploration” nelle principali città europee e americane. Con il suo lavoro su tela degli ultimi anni ha esplorato molteplici soggetti mutuati dal folklore tipico dei graffiti: dai collages che riproducono gli strati e le texture dei muri delle nostre città fino alla serie di ritratti dal sapore psichedelico e pop chiamata “Cool Portraits”; dalle immagini spaziali ispirate alla fantascienza che diventano sempre più astratte, fino all’estetica cruda delle periferie e dei paesaggi ferroviari, sulla quale la sua ricerca si sofferma, cercando di descrivere quelle “terre di nessuno” situate ai confini urbani. Vive e lavora a Pisa.

  INFO Square 23, via San Massimo 45, Torino Orari: lunedì – sabato 11-20, o su appuntamento T: 334.9980390 – E: info@square23.net   Per la stampa Ufficio stampa Square23, Simona Savoldi T: 339.6598721 – E: savoldi.press@gmail.com

ETN!K – COD:5005 | SQUARE 23 ART GALLERY Torino

8 maggio – 26 luglio

ETNIK – COD: 5005 
a cura di Alessandra Ioalè

SQUARE 23 ART GALLERY 

Opening: giovedì 8 maggio, ore 18

La Galleria Square23 è lieta di presentare al pubblico di Torino, “COD:5005” a cura di Alessandra Ioalé, la nuova serie di opere realizzate da Etnik, che incarnano la sua attuale ricerca artistica sul lato oscuro della città. Il gallerista, Davide Loritano, entra in contatto con l’artista nel settembre 2013 attraverso il progetto “Imprevisti Artistici Probabilità Sociali”, all’interno dell’ex carcere di Tirano, a cui Etnik prende parte con due interventi. Inizia così il nuovo dialogo per la costruzione di questa  prima personale dedicata al lavoro di Etnik nel capoluogo piemontese, che si inaugura Giovedì 8 maggio. 

“5005” è il codice cromatico del blu, scuro, intenso, profondo, usato da ETNIK e simbolo del buio che pervade le atmosfere cupe in cui fluttuano le sue composizioni, i suoi paesaggi urbani. 

Con Etnik le città “invisibili” di Italo Calvino diventano le città “prospettiche” che mostrano il loro lato oscuro: imprigionano l’uomo, deturpano la natura, annientano gli esseri viventi. Non c’è una via di fuga. La battaglia che la natura compie contro la crescita costante del cemento è vana. Gli uomini non hanno scampo, isolati nella loro solitudine o imprigionati nelle forme. 

Nelle opere in mostra la città – decostruita in strutture geometriche fluttuanti, tra cui emergono palazzi, casermoni, scorci classici e architetture industriali – diventa una gabbia, in cui l’essere umano (si) è intrappolato. Quella che emerge è una critica ironica e tagliente, che racchiude il rapporto contraddittorio di Etnik con la città: da un lato vincolo e prigione, dall’altro fonte d’ispirazione e “tela” espressiva. In tutte le opere le lettere che compongono la sua tag “Etnik” sono una presenza costante, anche se apparentemente irriconoscibile nella loro trasformazione in masse geometriche. 

SQUARE 23 ART GALLERY
via San Massimo 45, Torino
8 maggio – 26 luglio
ETNIK – COD: 5005
a cura di Alessandra Ioalè

opening: giovedì 8 maggio, ore 18

SKETCH-VINYLS | Esposizione itinerante di vinili d’autore Vol. 11 @ Belleville Comics Torino

BellevilleComics

Per la 11° tappa espositiva, Sabato 7 dicembre ore 18, il progetto SKETCH-VINYLS arriva per la prima volta a Torino! Ad ospitarlo sono gli accoglienti ed intimi spazi della Galleria all’interno della fumetteria Belleville Comics, in occasione dei festeggiamenti del suo terzo anno di vita in quelli che una volta erano i locali della fumetteria Tappabuchi. La serata inaugurale prevederà anteprime ed incontri con Alessandro Caligaris e Matteo Manera, autori delle due graphic novel editi da Eris Ed e presentazione ed incontro con gli autori di Amenità#3.

SV_SKETCH-VINYLS

“SKETCH-VINYLS” è un progetto espositivo itinerante a cura di Alessandra Ioalé, che propone uno spaccato dell’arte contemporanea, operando uno zoom su alcune delle discipline più in fermento, come l’illustrazione, il fumetto, la pittura e l’Urban Art, attraverso la realizzazione di opere specifiche a tema. Una Paint_List d’artisti di spicco del panorama contemporaneo italiano, con un background culturale e formativo distinto, sono chiamati a scegliere di reinterpretare la copertina di un disco o customizzare un vinile sulle note della loro Play_List preferita, esposta insieme all’opera di riferimento, coinvolgendo e incuriosendo in modo originale il pubblico, che ha la possibilità non solo di conoscere i brani che hanno ispirato le opere, ma anche di avvicinarsi al lavoro creativo degli stessi artisti. Una collettiva itinerante, il cui compendio è un piccolo catalogo, testimonianza scritta delle bellissime produzioni presentate per questo progetto, catalizzatrice di un interscambio culturale ambizioso su scala nazionale tra il pubblico, gli artisti e gli operatori culturali che gravitano intorno ai diversi, per natura e missione, spazi espositivi che l’accoglieranno.

Gli artisti di SV:

108 / AkaB / Tiziano Angri / Aris / Francesco Barbieri / Giorgio Bartocci / Checko’s Art / Paolo Cioni / Corn79 / Sandro Crash / Dado / Duke1 / Pablo Echaurren / Etnik / Camilla Falsini / Cristina Gardumi / Francesco Levi / Frank Lucignolo / Macs / Made514 / Mad Kime / Maicol&Mirco / MP5 / MR Fijodor / Nigraz / Ozmo / Daria Palotti / Massimo Pasca / Alice Pasquini / Tuono Pettinato / Alberto Ponticelli / Antonio Pronostico / Vacon Sartirani / Amalia Satizabal / Senso / Sera KNM / SPAM / Umberto Staila / Fabio Tonetto / Vesod

Fan Page FB: SKETCH-VINYLS Esposizione di vinili d’autore

ErisEris edizioni nasce a Torino nel 2009 come un’esigenza, una volontà, un bisogno. Percorsi diversi e lontani, secondo il vissuto di ognuno di noi, ma su strade scopertesi quasi identiche nel confronto. Strade che spesso ci sono sembrate morte e senza meta, ma che si sono intrecciate intorno a un’idea. Una cultura condivisa libera di circolare, al di là di forme precostituite legate a un mercato editoriale sempre più fine a se stesso. Una cultura che con il termine condivisa non vuole limitarsi agli slogan sui liberi saperi, ma vuole esprimere l’esigenza di una cultura che viene da tutti e viene restituita a tutti tramite la voce di chi si sceglie autore. Non quindi libri, ma opere, minuscoli tasselli che ci raccontano il mondo, appartenendo a questo.

HOARDES di Alessandro Caligaris Un manipolo di pazzi fulminati, legati dal filo rosso del destino, scorta una misteriosa bambina fin nel “cuore di tenebra” di una landa coperta di rifiuti, macerie e scarti umani in esubero; una specie di Limbo in cui vagano caricature grottesche d’individui ormai disumani. Una metafora sarcastica e inquietante, di un mondo dominato dai rifiuti e da un unico potente padrone.
FINO ALL’ULTIMA MEZZ’ORA di Matteo Manera Un ragazzo si sposta tutti i giorni in moto per andare a lavoro. Il percorso non cambia, eppure il viaggio non è mai lo stesso. Merito dei ricordi, che si affacciano come case sulla strada. Li visita, lasciando che la mente segua i propri itinerari. E così, si ritrova a giurare vendetta a un piccione. Ad ascoltare il canto delle sirene, ma della polizia. A incassare un pugno. A fallire un furto. A crescere. A diventare, una volta di più, se stesso.

AmenitàAmenità nasce dal puro e semplice amore per il fumetto e per il fare fumetti. Dal 2011 produciamo un’antologia annuale a tema a cui partecipano giovani autori italiani e internazionali. Il tema della terza antologia di Amenità è cuccioli, perché dopo l’estinzione dei dinosauri e la sospensione fra vita e morte dei fantasmi, non poteva che esserci la rinascita.

Nelle dodici storie a fumetti troverete i cuccioli in ogni loro accezione: simpatici o pericolosi, da coccolare o da sopportare duramente, vendicativi e sfuggenti. Potrete imparare a cucinarli, come consigliato nei migliori ricettari esotici, ma facendo attenzione, perchè potrebbe finire che siano i cuccioli a mangiare voi.
La novità di quest’anno è che abbiamo deciso di abbinare autori europei – molti dei quali già presenti nelle precedenti antologie – ad altrettanti autori provenienti dall’altra parte del mondo. Ogni albetto è quindi composto da due storie, una di un fumettista occidentale e una di un fumettista orientale, assimilabili per stile ma contraddistinguibili per le ovvie differenze culturali.

Gli autori
– Ken Niimura http://niimurablog.blogspot.it/
– Lucia Biagi www.whenaworld.com
– Fabio Tonetto http://colpettonetto.blogspot.it/
– Daniele La Placa stickystooge@hotmail.com
– Jeroen Funke (NL) http://www.lamelos.nl/
– Francesco Guarnaccia http://guarnagna.tumblr.com/
– Toyoko Oguchi (JAPAN) oguchitoyoko.web.fc2.com
– Junelee (CHINA) http://www.junelee220.com/
– Mississipi (JAPAN) http://www.mississippi-kyoto.com/
– Charmain Cha (CHINA) http://site.douban.com/123977/
– Takashi Kurihara (JAPAN) http://homepage3.nifty.com/kuriharatakashi/index.html
– Tai Pera (TAIWAN) cargocollective.com/taipera
– Fabio Ramiro Rossin http://fabioramirorossin.blogspot.it/

Belleville Comics

Via Sacchi, 44

10128 Torino

Site: bellevillecomics.blogspot.com Mail: bellevillecomics@gmail.com

L’estetica del FOMENTO | Torino 2013 Reportage Part. 2

-®Stefano Guastella-0320

Se nella prima parte del mio reportage sulla contemporary week di Torino 2013 ho affrontato una la lunga ricognizione su Paratissima 9, in questa seconda parte invece mi concentrerò su alcuni eventi e manifestazioni avvenuti all’esterno del PIX e, se posso dirlo, anche al di fuori dei circuiti consueti dell’arte: dalla periferia fino in centro città, dagli spazi industriali del Bunker, nell’EX stabilimento SICMA di Barriera Milano, a quelli immacolati della Galo Art Gallery in San Salvario, il tutto sotto il segno dell’arte urbana, nelle sue diverse coniugazioni ed accezioni.

Parola chiave fondamentale con cui si decifrano gli argomenti affrontati, e filo rosso che ha cucito insieme i diversi eventi, è FOMENTO; quello artistico, la dose di adrenalina che spinge il writer come lo street artist ad agire illegalmente, a compiere gesti di libertà spontanea e immediata dettata dal momento, ma anche quella che lo spinge ad operare legalmente confrontandosi con nuove sfide sia dal punto di vista tecnico che di nuove dimensioni compositive. Così ne han parlato i curatori e storici dell’arte invitati dall’Associazione URBE all’incontro “Nuove forme di arte pubblica”. Un tema molto sentito oggi soprattutto se pensiamo agli sviluppi che la Street Art e il Graffiti-Writing hanno avuto negli ultimi sette anni in Italia e all’estero. Il dibattito avvenuto al Bunker ha visto riunirsi alcune delle figure di spicco nel panorama curatoriale ed organizzativo di manifestazioni di respiro internazionale nel campo delle suddette discipline, come Riccardo Lanfranco, artista e direttore artistico del Festival di Mural Art PicTurin e fondatore dell’Associazione culturale Il Cerchio e Le Gocce di Torino, Claudio Musso, storico dell’arte e curatore insieme a Fabiola Naldi, del progetto curatoriale di Street Art e Writing Frontier di Bologna, Pietro Rivasi curatore del Festival di Street Art Icone e socio della Galleria D406 di Modena, Luigi Ratclif dell’ufficio cultura della Città di Torino ed infine Christian Omodeo, direttore artistico italo-francese de Le Grand Jeu e curatore del “Il Piano” all’interno del progetto “LaTour13” della Galleria Itinerrance di Parigi, non ché moderatore del dibattito. Quattro testimonianze di casi rappresentativi, di progetti che si sono realizzati negli ultimi anni in tre città italiane e una francese. Un dibattito ricco di spunti riflessivi, “fomentato” dalle idee ed esperienze vissute e affrontate in prima persona, riportate non soltanto col punto di vista curatoriale ma anche con quello dell’artista, che si fa promotore di eventi nell’ambito della propria disciplina, in cui si evidenzia la necessità di regolamentazione delle nuove tipologie di opere d’arte, come il murales, quando entrano a far parte del patrimonio pubblico e diventano bene culturale da tutelare, facendo una distinzione tra espressioni spontanee e illegali e interventi legali, realizzati su commissione. Un tema pregnante che si è aperto sul caso di Torino per il murales realizzato a PicTurin 2010 da Aryz, uno dei muralisti spagnoli più geniali al mondo, che dovrà essere smantellato per il restauro della facciata di Palazzo Nuovo – superficie su cui è dipinta l’opera – ponendo così la questione dell’effimerità di tali opere e successivamente del loro restauro. Ogni caso è a sé stante così come le opinioni, e se per alcuni rimane tutt’ora una questione aperta, per altri invece le opere di questo tipo devono rimanere effimere, non soltanto perché la loro conservazione o restauro comporterebbe una pianificazione a monte e uno sforzo enormi e irrealizzabili per le poche risorse disponibili, ma anche perché secondo l’etica “writing” queste espressioni nascono come azioni spontanee e illegali, che avvengono per strada senza che l’artista si ponga troppi problemi di conservazione quanto quelli di velocità di esecuzione. A questo proposito illuminante è la testimonianza di Riccardo Lanfranco, che afferma “aver realizzato un’opera vicino alla Mole Antonelliana, in pieno centro storico, è un segno che, anche se è durato tre anni, ha cambiato drasticamente in positivo tutta la scena. Ogni volta che realizziamo questi interventi, sì c’è un 10% di persone che non riesce a capire e critica, ma il restante 90% che assiste ai lavori e passa dai luoghi d’interesse, ringrazia per questi interventi. E questo secondo me è un segnale positivo.” Perciò se da una parte non è ancora possibile capire quale comportamenti adottare, dall’altra si auspica l’intensificazione delle operazioni di catalogazione degli interventi e dello sviluppo di un adeguato apparato critico per valorizzarne le qualità intrinseche e rafforzarne la memoria storica. Su questo punto pare risolutiva l’affermazione di Pietro Rivasi quando dice “nel momento in cui l’intervento dell’artista sarà considerato come intervento d’arte pubblica e il budget sarà quello che viene normalmente destinato alla posa di una statua.. non so penso ottanta mila euro… allora in quel caso possiamo cominciare a discutere della tutela dell’opera, del materiale documentativo e di stipendiare qualcuno che stia dietro all’intero intervento. Fin’ora a Modena sono state le persone con un enorme passione a far venire la gente a dipingere perché preferisce vedere dei muri colorati piuttosto che dei muri che vengon giù, perché diciamola tutta più sono malmessi e più li danno volentieri”. Quest’ultima frase poi apre un’altra questione ancora, quando i Comuni e le istituzioni in generale molto spesso vedono, il dare permessi per intervenire pittoricamente su pareti o facciate come un’occasione di restauro o ristrutturazione gratuite delle proprie proprietà immobili, compromettendo però il lavoro degli artisti, che si trovano ad operare su superfici molto danneggiate, e la persistenza nel tempo dell’opera stessa.”

In ordine da sinistra: Luigi Ratclif, Riccardo Lanfranco, Pietro Rivasi, Claudio Musso e Christian Omodeo

Emerge di conseguenza il dover riflette sulla natura e la storia di queste nuove tipologie di opere per poter iniziare a pensare a una ricerca storico-artistica seria e metodologica di questi fenomeni, capirne le dinamiche e stabilire le modalità di comportamento legislativo a riguardo. Tema portato all’attenzione da Claudio Musso, la cui esperienza diretta con gli artisti gli ha permesso di confrontarsi su questioni spinose, anche in relazione a quelle trattate fin’ora, affermando che “il writing andrebbe trattato in maniera non esclusivamente pittorica. Se dovessimo andare a mostrare la parte performativa, la parte energetica, la parte adrenalinica di fomento… diventerebbe molto complicato nel senso che non abbiamo ancora gli strumenti per metterlo in mostra, ma dovremmo poi metterlo in mostra perché ci serve quella parte. Il Writing e la Street Art “sono categorie che possono essere trattate parallelamente, perché pescano da immaginari completamente diversi e per questo vanno studiate. Non per forza in maniera accademica, ma vanno studiate. Francesca Alinovi, che fece la mostra “Arte di Frontiera” a Bologna, era rappresentante di un’accademia ma studiava queste cose in maniera anti accademica, perché per comprenderle bisogna che ci avviciniamo in qualche modo.” E continuando sulla confusione delle terminologie e del loro utilizzo proprio o improprio, per Musso “è sensato a questo punto porre il discorso nei termini dell’Arte Pubblica se è possibile riuscire a restituirlo nella sua complessità”

Infine Christian Omodeo, tirando i fili del discorso, conclude con due note positive accertando ad oggi degli sviluppi nell’universo del Writing e della Street Art, ovvero una certa sensibilità diffusa, rispetto ad anni passati, che fa nascere negli artisti esigenze diverse da quella di fare un’illegale di notte nel più breve tempo possibile, e che li porta più spesso invece ad affrontare nuove esperienze di azioni legali su pareti di 40 metri d’altezza provando però quella stessa carica adrenalinica di cui si è parlato sin dall’inizio, data non solo dal confronto con grandi superfici ma anche dalla responsabilità che un intervento pubblico richiede; conseguentemente diviene chiara l’importanza della funzione rivestita dal bozzetto preparatorio da presentare alle istituzioni di riferimento per l’assegnazione o meno della commissione all’artista, coincidendo con la trasformazione di quest’ultimo in un professionista la cui necessità è quella di un adeguato inquadramento professionale del proprio percorso di ricerca. Da questo punto di vista è molto interessante ed esemplare la testimonianza dello stesso Omodeo sulle modalità di presentazione ed esecuzione delle opere murali pubbliche, all’interno del 13° Arrondissement di Parigi, che spiega “il Comune chiede il bozzetto, anzi due, che mostra agli inquilini dei palazzi – questi subiscono l’intervento perché il palazzo è del Comune – perché possano dialogare con l’artista per arrivare a scegliere un’immagine che sia il più vicino possibile alle loro aspettative. Oggi vengono fatte regolarmente 2/3 facciate l’anno, le ultime sono state fatte da Sainer e Inti, e si sta già lavorando per il prossimo anno, quindi il ciclo è già avviato. So che le procedure per la realizzazione di una facciata durano circa un anno e mezzo, e che l’artista che farà la facciata, durante questo periodo avrà un anticipo per la realizzazione del bozzetto. È già qualcosa di molto inquadrato e che soddisfa sia le istituzioni committenti, sia gli artisti che realizzano gli interventi, in quanto vengono pagati e quindi vedono riconoscersi il loro lavoro, sia il pubblico che vive il quartiere perché adesso il quartiere si è animato, diventando una zona turistica che attrae stranieri che vanno a fare il percorso della Street Art”.

Organizzato in occasione di Torino Contemporanea, questo incontro rientrava nel programma del Festival di Arte Urbana “SUB URB ART 2”, la seconda esperienza di rilettura della città in trasformazione progettata dai ragazzi di URBE, attraverso la riattivazione degli spazi dell’ex stabilimento SICMA con la creatività di artisti internazionali. Un programma folto di appuntamenti tra cui gli interventi pittorici di 108 con “Lo spirito del Monviso”, MP5 con “Panismo”, Chekos’Art con “ART AS METHOD TO UNDERSTAND LIFE, LIFE AS AN ARTWORK” e Frank Lucignolo con “Nulla ci perseguita più di ciò che non diciamo” per Citizens of Cityscape, Seacreative+Ravo, Fra.Biancoshock, e quello installativo di Andreco, che vanno ad arricchire il repertorio di opere realizzate tra giugno e settembre 2012 da artisti come l’inglese Phlegm, il polacco Nespoon, gli spagnoli BToy e Uriginal, il tedesco Dome e l’italiano Pixel Pancho

MP5 "Panismo" Bunker Torino 2013

MP5 “Panismo” Bunker Torino 2013

Andreco Installazione - Bunker Torino 2013

Andreco Installazione – Bunker Torino 2013

 

Il FOMENTO è nuovamente protagonista nella bi-personale dedicata agli street artist romani  JB Rock e  Hogre, a cui da il titolo, curata dallo stesso Omodeo alla Galo Art Gallery. Non una semplice mostra ma un progetto che ha dato il là a tutta la riflessione sul concetto ambiguo di “fomento” nella sua accezione romana. Recuperato positivamente per la prima volta negli anni ’80 dal gruppo Hip Hop romano “Colle der Fomento”, invitati a suonare sul palco del Bunker in occasione dell’inaugurazione della mostra, e tramandato prima tra i writer negli anni ’90 poi tra gli street artist romani dei primi del 2000, il fomento romano è celebrato con tre interventi sui muri messi a disposizione da Bunker e PicTurin, in cui si ripropongono simbolicamente i vagoni della Linea B metropolitana romana su cui artisti torinesi sono potuti intervenire, e con un’esposizione che fino al 24 dicembre porta alla ribalta la spinta creativa che lega i due artisti dello spray e del cutter diversi per stile e tematiche affrontate in diverse serie di opere. Di particolare pregio è la serie “Manipolazioni” di JB Rock, in cui l’elemento anatomico della mano, nelle classiche posizioni col palmo steso, del pugno chiuso, col l’indice alzato, è rielaborato e ripetuto fino a formare composizioni che richiamano alla mente le macchie di Rorschach e come loro possono essere lo strumento attraverso cui poter indagare la carica psicologica che muove l’artista;

Hogre ®Stefano Guastella

JB Rock – Foto ®Stefano Guastella

Hogre - ®Stefano Guastella

JB Rock – Foto ®Stefano Guastella

per quanto riguarda Hogre, le serie esposte mostrano un giovane artista provocatore nell’atto in cui rielabora alcune delle icone pop, attraverso uno svuotamento di significato e un abbassamento del personaggio, trasformandole in icone pubblicitarie contemporanee.

Hogre - Foto ®Stefano Guastella

Hogre – Foto ®Stefano Guastella